Non bisogna mettere troppo alla prova l’economia ma piuttosto concentrarsi sul mantenere elevati i tassi di interesse. È con questo messaggio che torna a dire la sua il capo economista del Comitato direttivo della Banca Centrale Europa, François Villeroy de Galhau, parlando lunedì a Parigi.
«La Banca Centrale Europea è arrivata al punto in cui deve essere cauta nell’aumentare i tassi di interesse portandoli a livelli troppo alti. Bisogna cercare di evitare un hard landing sull’economia», ha detto lunedì il policy maker della Bce François Villeroy de Galhau.
A settembre Francoforte ha alzato il tasso di interesse principale al livello record del 4%, mettendo a segno ben dieci rialzi consecutivi. La banca centrale ha però segnalato che potrebbe optare per una pausa in ottobre. Ciononostante, alcuni banchieri continuano ad indicare che un ulteriore aumento del costo del denaro è ancora possibile a fronte dell’inflazione persistentemente elevata nella zona euro: al 5,2% nel mese di agosto, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della Bce.
Villeroy ha affermato che il rischio di fare troppo innescando una recessione e il rischio di fare troppo poco sono ora simmetricamente bilanciati dopo la serie di rialzi dei tassi. Nel caso in cui Francoforte decida di fare di più, potrebbe correre il rischio di dover invertire rapidamente la rotta, ha detto il governatore della Banca di Francia.
«Pertanto, testare la resilienza dell’economia finché non si danneggia non è un modo sensato per calibrare la politica monetaria», ha aggiungo Villeroy. «Questo suggerisce che ora dovremmo concentrarci sulla persistenza della politica piuttosto che sulla spinta costante dei tassi verso l’alto, sulla durata piuttosto che sul livello».
Secondo Villeroy, infine, «l’attuale livello dei tassi di interesse è sufficientemente elevato da abbattere l’inflazione» e, anche se i mercati riflettessero pienamente la strategia della Bce, non dovrebbero aspettarsi tagli dei tassi prima di «un periodo di tempo sufficientemente lungo».
La banca prevede che l’inflazione si manterrà al di sopra del 3% quest’anno e l’anno prossimo e dovrebbe poi scendere sotto al target del 2% solo nell’ultimo trimestre del 2025. Sui mercati però prevale l’incertezza, sebbene l’attuale rimbalzo dei prezzi del petrolio non sia stato uno shock generale delle materie prime come quello del 2021-2022, «l’effetto sulle aspettative di inflazione insieme all’effetto sui salari dovranno comunque essere monitorati», ha concluso Villeroy. (riproduzione riservata)