La Fed ha deciso di mantenere fermi i tassi di interesse e si è contestualmente ridotto il numero dei membri del Fomc che prevedono un ulteriore rialzo dei tassi entro fine anno. Per giustificare questa pausa, la Federal Reserve ha sottolineato che vede segnali di un migliore equilibrio tra domanda e offerta, con prezzi e salari sottostanti in moderazione e aspettative di inflazione ben ancorate. In relazione a quanto sopra, Jerome Powell ha affermato esplicitamente in conferenza stampa di ritenere di essere vicino al punto in cui voleva arrivare in termini di rialzi del costo del denaro.
Allo stesso tempo il numero di tagli dei tassi previsti per il 2024 si è ridotto in misura significa: il tasso di interesse previsto alla fine del prossimo anno, ad esempio, è passato dal 4,6% al 5,1% e questo nuovo tasso è compatibile con due tagli dei tassi o forse uno solo se non ci saranno ulteriori strette monetarie da qui a fine dicembre.
Per giustificare il fatto che i tassi resteranno più alti più a lungo rispetto a quanto la Fed si aspettasse in precedenza, e oltre a sottolineare che i rischi di inflazione sono ancora più al rialzo che al ribasso, le nuove previsioni accrescono le prospettive di crescita e abbassano quelle di disoccupazione, che ora raggiungerebbe il picco del 4,1% invece del 4,5% previsto in precedenza.
Questi nuovi dati prodotti dalla Fed sono chiaramente compatibili con uno scenario di atterraggio morbido, anche se Powell non ha osato dire che l’ipotesi soft landing è l’ipotesi più probabile: si è invece limitato a dichiarare che tale scenario è possibile e che l’obiettivo è raggiungerlo.
Il numero uno della Federal Reserve ha inoltre ammesso che il tasso neutro potrebbe essere più alto di quanto attualmente stimato, ma al tempo stesso ha anche affermato che è molto difficile saperlo con certezza, in questa fase.
Analizzando quanto accaduto, le cose sono andate un po’ come ci si aspettava. Probabilmente la Fed ha già raggiunto il picco dei tassi, ma la tenuta dell’economia ci induce a credere che i tassi d’interesse impiegheranno molto tempo a scendere.
Per il resto, continuiamo a pensare che nei prossimi sei-nove mesi assisteremo a revisioni al rialzo delle stime sui tassi neutrali. Guardando ai mercati, è possibile che la significativa riduzione del numero di tagli dei tassi previsti per l’anno prossimo si faccia sentire, soprattutto sul fronte della crescita, in quanto esercita una pressione al ribasso sui multipli. Tuttavia, nella misura in cui questi tassi più alti per un periodo più lungo sono spiegati da un’economia più forte del previsto, non c’è da ritenere che ci saranno correzioni eccessive negli asset di rischio (anche nel credito).
Per quanto riguarda le curve dei rendimenti, non ci aspettiamo grandi movimenti, anche se nella parte media e lunga della curva vedo ancora curve di rischio leggermente più alte che basse. (riproduzione riservata)
*capo economista di Amchor Is