Martedì 26 dovrebbe approdare in Aula al Senato il decreto Asset. Mentre sembra che sulla tassazione degli asseriti extra profitti delle banche, il governo intenda presentare un emendamento, dopo che nelle commissioni competenti ne è stato ritenuto inammissibile un centinaio su oltre 500, per ora sulla lista unica del consiglio di amministrazione delle società quotate per l'elezione dei componenti degli organi aziendali, a proposito della quale nelle commissioni sono stati presentati emendamenti e sub-emendamenti, non sono annunciati emendamenti del governo, dopo che nelle scorse settimane si era parlato di un maxi - emendamento dell'esecutivo sull'intera materia. A proposito della lista del consiglio è bene chiarire, considerata la confusione che si sta sviluppando sull'argomento, che non è di certo in questione la sua ammissibilità, che invece è scontata, ma semmai i criteri e i vincoli, nonché l'inquadramento nel procedimento elettorale di tale lista.
È questo il nodo che va sciolto dall'esecutivo. Quanto alla tassa sugli extra profitti si starebbe sviluppando in sede parlamentare un orientamento che assume come punto di riferimento l'attivo ponderato degli istituti, anziché il margine d'interesse con tutte le gravi masochistiche conseguenze di quest'ultimo parametro, essendo incluso nella voce di bilancio relativa al margine anche il rendimento dei titoli pubblici che così sarebbe tassato. Verrebbe altresì rivista la percentuale della tassazione. Questa ipotesi, se si consolidasse, richiederebbe una approfondita valutazione, partendo dal presupposto che, come si ricava dal parere della Bce, la norma in questione andrà profondamente rivista. Si può osservare che questo parere non è vincolante. Tuttavia, toccando esso punti fondamentali della normativa bancaria, dell'azione di Vigilanza e di una sana e prudente gestione, discostarsene darebbe la stura a una fase non la migliore auspicabile, data l'oggettività dei rilievi.
Non vanno dimenticate neppure le osservazioni critiche dell'Abi che non sono superabili nè con il rilevare ciò che le banche avrebbero potuto-dovuto fare in termini di remunerazione dei depositi e non hanno fatto, nè con una visione che ancori le tutele costituzionali solo alla protezione dei contraenti deboli i quali sono certamente da proteggere con determinazione, ma ciò non esclude la tutela degli altri soggetti, in questo caso delle banche.
Insomma, non si può pensare di sanare quello che si considera un errore o, al limite, una prevaricazione - sempre che di ciò si possa fondatamente parlare - con una forzatura maggiore che va in rotta di collisione con quanto riaffermato dalla Bce e con i principi dell'ordinamento. Quest'ultimo non può essere sezionato, a seconda dei soggetti ai quali si intende applicare specifiche norme, essendo fondamentale, semmai, il bilanciamento tra posizioni diverse meritevoli tutte di tutele. L'aggancio all'attivo ponderato deve tener conto di uno dei principi indicati dalla Consulta allorchè bocciò la Robin Tax, cioè lo stretto legame che deve sussistere tra l'extra profitto (ammesso che di esso possa a ragione parlarsi) e la tassa. Insomma, come altre volte si è scritto, la normativa in questione andrebbe modificata anche con riferimento a chi applicarla e alla non retroattività, raccogliendo sul nuovo testo i pareri che in precedenza non sono stati richiesti della Banca d'Italia, dell'Abi, delle parti sociali. È bene ricordare- perché senza storia anche in questo campo, non c'è futuro - che quando gli spread Btp-Bund, a un certo punto degli anni ‘90, sfiorarono in una data giornata i 900 punti base, l'allora governatore Antonio Fazio convocò i principali banchieri. A loro illustrò i vantaggi per le rispettive banche, per lo Stato e per l'economia dell'acquisto dei titoli pubblici, che puntualmente si verificò, avviandosi così la discesa dei differenziali. Fu un'azione di moral suasion fondamentale, decisiva da parte di chi conosceva a fondo il governo della moneta. Ora se ne avverte il bisogno. Si potrebbe dire «de te fabula narratur» oggi coinvolgendo i rapporti Banca d'Italia-governo e Banca d'Italia-banche, pur nella mancanza adesso, in capo alla prima, di poteri di politica monetaria.
Dalla vicenda della tassa si potrà uscire recuperando credibilità e affidabilità nei confronti dei mercati che hanno subito un disorientamento interpretando la normativa come foriera di altre forzature, oppure con misure con il bilancino che finiscono con l'essere come coloro che sono «a Dio spiacenti e a' nemici sui», per non imboccare, nel nostro caso, la diritta via della sostanziale riparazione. Speriamo che ciò non accada. (riproduzione riservata)