È da poco disponibile e rimborsata dal Sistema sanitario nazionale una nuova terapia per curare la dermatite atopica, malattia infiammatoria cronica della pelle di cui soffrono in Italia oltre 35mila fra bambini e adulti. Si tratta di abrocitinib di Pfizer, un farmaco orale che si assume con una sola somministrazione al giorno e agisce bloccando una Janus chinasi, ovvero un enzima coinvolto nel recepimento dei segnali infiammatori della dermatite.
«Questo antinfiammatorio specifico agisce bloccando sia i mediatori dell'infiammazione sia i mediatori del prurito: in questo modo riduce l'infiammazione cutanea e riduce il forte prurito», spiega Giampiero Girolomoni, direttore Unità operativa complessa di dermatologia e malattie veneree dell'Azienda ospedaliera di Verona. «Il meccanismo d'azione è abbastanza rapido e nel giro di pochi giorni i pazienti riscontrano un miglioramento della sintomatologia. Abrocitinib va somministrato a soggetti selezionati e monitorati, adulti (dai 18 anni di età) colpiti da una malattia più grave. Sei sono gli studi che sono stati condotti per valutare efficacia e sicurezza del farmaco, rigorosi e su vaste popolazioni, controllati e randomizzati, verso placebo o verso altri farmaci attivi di riferimento che hanno dimostrato la superiorità di abrocitinib nella risoluzione precoce di segni e sintomi e un'ottima tollerabilità». La terapia può essere assunta anche per tempi lunghi, interrotta e poi ripresa a seconda delle necessità. Di solito si comincia con una dose un po’ più alta per poi ridurre progressivamente il dosaggio in base alla risposta del paziente fino ad arrivare a una dose di mantenimento.
Pur non essendo infettiva né contagiosa, la dermatite atopica condiziona lo svolgimento di attività ritenute normali. È una malattia che si sente e si vede, porta con sé anche importanti ripercussioni psicologiche, quali la riduzione dell’autostima, il timore del giudizio altrui, l’isolamento sociale e ha quindi un impatto pesante sulla qualità di vita dei pazienti. All’origine della patologia vi è in parte una predisposizione genetica e in parte una cattiva regolazione del sistema immunitario e della barriera epidermica, influenzata da fattori ambientali. «È una malattia che può perdurare per tutta la vita con fasi alterne di remissione e riacutizzazioni», spiega Giuseppe Monfrecola, presidente SIDeMaST (Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse). «Si manifesta con arrossamenti molto estesi accompagnati da intenso e persistente prurito e/o bruciore. Tutto il quadro è accompagnato da una marcata secchezza cutanea. Può interessare testa, tronco e arti ma spesso le sedi maggiormente colpite sono anche quelle più visibili: volto, collo, mani. In Italia colpisce l'età pediatrica con percentuali del 15% circa, e con percentuali dell'8-10% i giovani e adulti». (riproduzione riservata)