Sale il livello della tensione in Stm. Maurizio Tamagnini, vicepresidente del consiglio di sorveglianza del big dei chip italofrancese, ha rassegnato le dimissioni con effetto immediato. Entrato nell'organo nel 2014, Tamagnini, che è anche amministratore delegato del fondo Fsi, nel corso del mandato ha ricoperto le cariche di presidente e vicepresidente.
L'uscita di Tamagnini per Equita Sim «segue un periodo di crescente frizione tra il top management di Stm e il governo italiano, culminato nella recente intervista al ceo Jean-Marc Chery e nella replica del direttore generale del Mef Marcello Sala. La situazione di incertezza rischia di defocalizzare il top management in un momento ancora complesso per il gruppo e quindi auspichiamo che si risolva in tempi brevi», dicono gli analisti di Equita, che su Stm confermano il rating hold e il prezzo obiettivo a 23 euro.
Le dimissioni di Tamagnini per gli esperti di Banca Akros confermano che «c'è disaccordo tra il governo italiano e quello francese sulla corporate governance della società, in particolare sulla leadership del ceo». Gli analisti ricordano che secondo recenti indiscrezioni Chery potrebbe essere sostituito dal presidente del consiglio di sorveglianza Nicolas Dufourcq.
Tamagnini assieme a Paolo Visca e Donatella Sciuto era uno dei membri del consiglio di sorveglianza nominati dall'azionista pubblico italiano. Lo statuto indica che le risoluzioni dell'organo richiedono il parere favorevole di sette membri su nove, quindi devono essere approvate anche da almeno uno dei tre membri a nomina italiana, tra cui quella relativa al taglio del 6% del personale per contenere i costi, un aspetto difficile da accettare per il governo Meloni, che non è contento del management della società e della ripartizione degli investimenti, che secondo Roma favorirebbe l'asse francese.
Tamagnini, dopo la visita del ministro del Mimit Adolfo Urso a Parigi, aveva ribadito la disponibilità a rimettere l'incarico per favorire il dialogo istituzionale. Ciò accade in un contesto difficile per la società, che nel 2024 ha registrato una contrazione del 23% dei ricavi e del 63% dell'utile, pagando soprattutto la flessione del comparto auto. Stm è poi oggetto di una class action negli Stati Uniti: alcuni investitori accusano Chery e Grandi di aver nascosto il reale andamento del business dopo i risultati del primo semestre 2024.
Il prossimo appuntamento è per il 3 aprile, quando i sindacati incontreranno il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e Urso per discutere della riorganizzazione di Stm e dei possibili tagli al personale nello stabilimento di Agrate Brianza, che dà impiego a 5.300 persone. Quest’ultimo punto sarà oggetto dell'audizione della IV Commissione in Regione Lombardia il 27 marzo: l’obiettivo è individuare le azioni da intraprendere per salvaguardare i posti di lavoro.(riproduzione riservata)