Il ceo di Stellantis Antonio Filosa ha avviato un’operazione di «pronto soccorso» per recuperare quote di mercato in Nord America ed Europa dopo il crollo delle vendite registrato sotto la precedente gestione.
Lo sottolinea in una lunga analisi Reuters, secondo cui il nuovo ad italiano - in carica da giugno - ha deciso di mettere in secondo piano i margini per rilanciare i volumi, anche ricorrendo a maggiori vendite alle flotte e puntando con forza su modelli più accessibili e su marchi come Jeep e Ram, determinanti per il mercato statunitense.
Il cambio di rotta è netto rispetto alla strategia dell’ex ceo Carlos Tavares, focalizzata su prezzi alti, taglio dei costi e riduzione della gamma. Una linea che ha spinto molti clienti verso la concorrenza e portato nel 2024 a un tonfo del 15% delle vendite negli Stati Uniti - principale fonte di profitti del gruppo - mentre il mercato nel complesso cresceva del 2,2%. Il risultato: concessionari con stock invenduto e un calo della quota di mercato Usa sotto l’8%, minimo storico per Stellantis e, prima ancora, per Fca.
Secondo sei fonti citate da Reuters, Filosa ha ottenuto il pieno sostegno degli azionisti di riferimento - Exor, Peugeot e lo Stato francese - per una strategia che punta a ricostruire credibilità presso clienti, dealer e investitori. E già dai primi segnali, qualcosa inizia a muoversi: nel terzo trimestre le vendite nordamericane sono salite del 6%, primo incremento dopo otto trimestri consecutivi in perdita.
Il manager italiano ha rimesso mano alle priorità del gruppo: rilancio di modelli iconici come Jeep Cherokee e del motore Hemi V8, stop agli investimenti diretti sulla guida autonoma e sui veicoli a idrogeno e, soprattutto, addio agli obiettivi molto ambiziosi sui veicoli elettrici fissati da Tavares (100% delle vendite europee e 50% di quelle americane a batteria entro il 2030).
Il focus torna sul mercato Usa e su un mix prodotto più equilibrato, con l’introduzione di nuovi modelli sotto i 30 mila dollari per riconquistare i clienti entrati nelle fasce di prezzo presidiate da Ford, Toyota e i nuovi player cinesi.
Sul fronte industriale, tornano protagoniste le vendite alle flotte - meno remunerative ma utili a sostenere i volumi e a far circolare più veicoli sulle strade, aumentando la visibilità dei modelli. Una pratica scoraggiata da Tavares, ma considerata essenziale dalla nuova gestione per ossigenare gli impianti produttivi.
La scossa di Filosa non riguarda solo il prodotto. Il ceo sta ridisegnando il management promuovendo dirigenti italiani e brasiliani e rafforzando i team tecnici, impoveriti dalla stagione dei tagli. Sul tavolo c’è anche la questione più delicata: la sostenibilità futura dei 14 marchi del gruppo.
In Europa, dove i brand di ex Fca e Psa si sovrappongono, Stellantis potrebbe valutare razionalizzazioni o addirittura eliminazioni di marchi troppo simili o marginali, secondo le fonti.
Gli investitori concedono tempo, ma non all’infinito. Stellantis ha già annunciato 13 miliardi di investimenti negli Stati Uniti per sostenere il rilancio e assorbire l’impatto dei dazi, ma la redditività resta un nodo: il margine operativo rettificato previsto per quest’anno sarà di poco sopra lo zero, ben lontano dal 13% registrato nel 2022-2023.
Filosa punta a tornare al 6-8% nel medio termine, ma gli analisti non prevedono un ritorno sopra il 5% prima del 2027.
Il ceo, però, vede nella sequenza di nuovi lanci un motore di crescita progressiva già dal 2025. E per ora nei dealer Usa prevale un cauto ottimismo. «Non sono ancora dove dovrebbero essere, ma i progressi sono notevoli», ha spiegato a Reuters il concessionario Harry Criswell.
Già i prossimi mesi, in attesa del nuovo piano industriale in primavera, saranno cruciali: se le vendite delle festività negli Stati Uniti daranno ossigeno alla nuova gestione, Filosa potrà prendersi il tempo necessario per completare il riassetto di lungo periodo e dimostrare che il quarto gruppo automobilistico mondiale può tornare competitivo senza sacrificare la sua dimensione globale. (riproduzione riservata)