«Da circa 15 anni inizio quasi ogni mattina nello stesso modo. Apro la mia e-mail e leggo i messaggi che ho ricevuto il giorno prima dagli utenti Apple di tutto il mondo». Inizia così la lettera che Tim Cook ha inviato alla community della Mela nel giorno in cui lascia la poltrona di amministratore delegato, che occupava dal 2011, per diventare presidente esecutivo del gruppo. Al suo posto da oggi, 1 settembre 2026, John Ternus, finora a capo dello sviluppo dell’hardware.
Nei 15 anni trascorsi dalla nomina di Cook al suo passo di lato Apple ha visto le vendite quadruplicare, passando da 108 a 416 miliardi di dollari all’anno. Anche in borsa Cupertino è diventato un colosso: nell’estate 2015 capitalizzava circa 350 miliardi, ora oltrepassa i 4.500 miliardi, seconda solo a Nvidia.
«Condividete con me frammenti di vita e mi raccontate come Apple ha avuto un impatto su di voi. Mi raccontate del momento in cui vostra madre è stata salvata dal suo Apple Watch. Della foto perfetta che avete scattato in cima a una montagna che sembrava impossibile da scalare. Mi ringraziate per il modo in cui il Mac ha cambiato ciò che potete fare al lavoro e, a volte, mi rimproverate bonariamente perché qualcosa non funziona», continua Cook. «In ogni e-mail sento battere il cuore. Sento crescere un profondo senso di responsabilità che mi spinge a lavorare più duramente. Ma soprattutto sento una gratitudine che non riesco a esprimere a parole: quella di essere la persona dall’altra parte, il leader di un’azienda che accende l’immaginazione e arricchisce le vite in modi così profondi da sfidare ogni descrizione. Che onore e che privilegio è stato».
Cook passa poi alla presentazione del nuovo ceo, Ternus, «un ingegnere e pensatore brillante» che «ha contribuito a creare i prodotti Apple» con un’esperienza di 25 anni in azienda. «È la persona perfetta per questo incarico», assicura Cook, aggiungendo che Ternus «possiede il cuore e il carattere necessari per guidare l’azienda». Al nuovo ad toccherà guidare la società dell’iPhone tra diverse sfide: la corsa all’intelligenza artificiale, le pressioni crescenti sui prezzi, la scommessa sul primo telefono pieghevole.
Con il passaggio di testimone non si conclude però il percorso di Cook in Apple, come lui stesso sottolinea. «Questo non è un addio», scrive nella lettera. «Ma in questo momento di transizione volevo cogliere l’occasione per dirvi grazie. Non a nome dell’azienda ma semplicemente a nome mio. Di Tim. Di una persona cresciuta in un luogo rurale, in un’epoca diversa, che per questi momenti magici ha avuto l’opportunità di essere ceo della più grande azienda del mondo», conclude il messaggio. «Grazie per la fiducia e la gentilezza. Grazie per avermi salutato per strada e nei negozi. Grazie per aver festeggiato con me quando abbiamo presentato un nuovo prodotto. Ma soprattutto grazie per aver creduto in me e avermi affidato la guida dell’azienda che vi ha sempre messo al centro. Ogni giorno ci alziamo e pensiamo a cosa possiamo fare per rendere la vostra vita anche solo un po’migliore. E ogni giorno voi avete reso la mia la migliore vita che avrei potuto desiderare. Grazie». (riproduzione riservata)