Stellantis riapre un canale di dialogo con le organizzazioni sindacali italiane. L’amministratore delegato Antonio Filosa incontrerà i rappresentanti dei lavoratori a Torino il prossimo 20 ottobre.
Lo ha annunciato il responsabile delle Relazioni industriali e delle Risorse umane di Stellantis Italia, Giuseppe Manca, intervenuto a un’iniziativa della Fim-Cisl al Sermig del capoluogo piemontese.
La mossa arriva in un contesto di tensione che torna a crescere tra il gruppo automobilistico e i sindacati, che da settimane sollecitano un confronto diretto con il management. Solo lunedì 29 la Fiom-Cgil, per voce del segretario generale Michele De Palma presentando un report con dati sul disimpegno di Stellantis dall’Italia, aveva avvertito che «se entro un mese non ci sarà un riscontro» da parte del gruppo e del ceo «decideremo con i lavoratori quali iniziative mettere in campo: siamo pronti alla mobilitazione».
L’annuncio dell’incontro di Filosa sembra dunque rispondere anche a queste pressioni.
Sul tavolo ci saranno soprattutto le prospettive del gruppo in Italia, dove la presenza industriale appare sempre più ridimensionata. Secondo un’indagine presentata dalla Fiom, tra il 2020 e il 2024 i dipendenti italiani di Stellantis sono scesi da 37.288 a 27.632 unità, con oltre 9.600 uscite nette. Solo negli ultimi due anni sono stati dichiarati più di 6mila esuberi, mentre oltre il 60% della forza lavoro risulta oggi coinvolta in strumenti di sostegno al reddito.
Il quadro produttivo non è più rassicurante. Dal 2004 al 2024 l’Italia ha perso oltre mezzo milione di auto e più di 530 mila motori. I modelli di punta non vengono più assemblati nel Paese: la Fiat 600 e l’Alfa Junior sono prodotte in Polonia, la nuova Panda in Serbia, la Lancia Ypsilon in Spagna, la citycar elettrica Topolino in Marocco. L’Italia resta così confinata a produzioni di nicchia, con scarsa rilevanza nel mass market.
Anche i dati finanziari segnalano una contrazione degli investimenti e della capacità produttiva: il patrimonio netto è calato da 7,76 miliardi nel 2020 a 6,52 miliardi nel 2024, mentre la spesa in ricerca e sviluppo è scesa a 314,3 milioni, quasi un terzo rispetto al 2014. Non sono mancati segnali di disimpegno industriale, come svalutazioni di asset per oltre un miliardo di euro lo scorso anno.
L’incontro del 20 ottobre sarà quindi un banco di prova per Filosa, chiamato a fornire risposte chiare sul futuro italiano del gruppo. Dopo mesi di numeri in discesa e decisioni industriali che hanno spostato la produzione all’estero, i sindacati si aspettano impegni concreti per invertire la rotta e ridare centralità al Paese.
«La convocazione è un fatto positivo perché lo stavamo sollecitando dal momento in cui è stato nominato l'amministratore delegato», è il primo commento del segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano. «È importante perché ci vuole un patto serio tra noi e l'azienda rispetto alla salvaguardia occupazionale, alla salvaguardia di stabilimenti che sono in forte difficoltà». (riproduzione riservata)