Stellantis potrebbe tentare di ricomporre la frattura con il Canada e il suo governo puntando su un nuovo modello Chrysler per salvare lo stabilimento di Brampton, in Ontario.
A rivelarlo è un’ampia ricostruzione di Cbc News, secondo cui il gruppo starebbe valutando come rimpiazzare la Jeep Compass, il modello che fino a poche settimane fa era quello assegnato all’impianto canadese e che avrebbe dovuto garantire il lavoro ai circa 3 mila operai del sito.
A metà ottobre il gruppo guidato da Antonio Filosa ha infatti deciso di spostare la produzione della Jeep Compass negli Usa, nello stabilimento di Belvidere in llinois, negli Usa, scelta che diversi analisti citati da Cbc interpretano come un gesto distensivo del gruppo del presidente John Elkann verso l’amministrazione Trump nel pieno delle tensioni commerciali con il Canada.
Lo spostamento della Jeep Compass negli States si inserisce nell’ambito della riorganizzazione degli investimenti di Stellantis in Nord America, con il maxi-piano da 13 miliardi di dollari negli Usa annunciato da Filosa per potenziare la produzione e creare nuovi posti di lavoro in diversi stabilimenti, inclusa la riapertura di Belvidere.
La decisione ha provocato dure reazioni politiche e sindacali a Ottawa, anche perché negli ultimi anni Stellantis ha beneficiato di oltre 220 milioni di dollari canadesi di incentivi pubblici. Il governo canadese ha notificato alla casa automobilistica una «notice of default», accusandola di aver violato i contratti di finanziamento pubblico.
Vito Beato, presidente della rappresentanza sindacale Unifor Local 1285, ha accusato l’azienda di aver «violato il contratto e gli impegni con i governi federale e provinciale». Il sindacato teme che un precedente del genere possa indebolire anche gli altri impianti canadesi del gruppo.
Nonostante il gelo politico che si è creato, diversi esperti interpellati da Cbc sono convinti che Stellantis sia al lavoro per sostituire la Jeep Compass con un modello alternativo da costruire a Brampton. Sam Fiorani, vicepresidente di AutoForecast Solutions, indica come opzione più probabile un nuovo crossover a marchio Chrysler, progetto su cui il gruppo lavora da tempo e che inizialmente era stato pensato in versione elettrica.
Il rallentamento globale dell’auto a batteria, però, ha rimesso tutto in discussione: secondo Fiorani, il modello potrebbe ora debuttare con un motore a combustione interna, eventualmente con variante ibrida. Voci analoghe arrivano anche dal professor Peter Frise dell’Università di Windsor, secondo cui la piattaforma già predisposta per il Compass potrebbe facilmente ospitare un crossover Chrysler o un piccolo Suv.
Il ceo di Chrysler aveva anticipato in estate alla stampa americana che il primo nuovo modello del marchio dopo quasi vent’anni sarà proprio un crossover, previsto in versione ibrida al lancio, con potenziale elettrico in futuro.
Secondo Fiorani, però, Stellantis probabilmente non annuncerà nulla di ufficiale prima della primavera 2026, quando Stati Uniti e Canada dovranno affrontare la revisione dell’Usmca, l’Accordo Stati Uniti-Messico-Canada, e quando è prevista la presentazione del nuovo piano industriale di Stellantis, il primo di Filosa, al mercato. «Qualsiasi investimento annunciato in Canada irrita l’amministrazione Trump», spiega l’analista a Cbc. «Per Washington, ogni dollaro speso oltreconfine è un dollaro sottratto all’industria americana».
Beato conferma che Stellantis ha parlato di «grandi piani per Brampton», ma vincolati a un alleggerimento tariffario o a un nuovo accordo commerciale. Un’incertezza che pesa, soprattutto dopo lo stop ai lavori di retooling dello stabilimento, interrotti bruscamente a febbraio.
Dal punto di vista industriale, avverte il sindacato, un nuovo modello a Brampton avrebbe senso: la manodopera è specializzata, i costi sono più bassi rispetto agli Usa grazie al sistema sanitario pubblico e al cambio favorevole, e la comunità locale verrebbe devastata da una chiusura definitiva dell’impianto.
«Dobbiamo tornare a costruire auto qui», dice Beato. «È una battaglia che non possiamo permetterci di perdere». Se il gruppo deciderà davvero di affidare a Brampton il rilancio del marchio Chrysler, la mossa potrebbe essere un modo per Stellantis e Filosa di ricucire i rapporti con Ottawa e tornare a rendere stabile una presenza industriale che, negli ultimi mesi, sta diventando un problema non facile da gestire. (riproduzione riservata)