Il settore elettrico fa letteralmente deragliare Stellantis costretto ad un reset profondo delle attività. Il gruppo dell’automotive ha annunciato venerdì 6 febbraio oneri per 22,2 miliardi di euro nella seconda metà del 2025 in relazione al ridimensionamento dei piani di sviluppo dei veicoli elettrici. «La società ha preso decisioni necessarie per correggere la rotta, in particolare per allineare i piani di prodotto e il portafoglio alla domanda di mercato», ha scritto Stellantis in una nota.
A questo si aggiunga che il gruppo sudcoreano LG Energy Solution ha annunciato sempre venerdì che intende acquistare per l’importo simbolico di 100 dollari la quota del 49% detenuta da Stellantis nella joint venture per la produzione di batterie in Canada. Il titolo è arrivato a sfiorare il -30% per chiudere con un -25,1% a 6,111 euro nella seduta di venerdì: Stellantis è ai minimi da quando, nel 2021, è nata dalla fusione tra Fca e Psa e solo nella giornata odierna è arrivato a bruciare valore per quasi 7 miliardi in borsa, più dei 6,5 miliardi di uscite di cassa stimate per far fronte all’annunciato turnaround.
Il gruppo — che presenterà il nuovo piano industriale a maggio — ha aggiunto che gli oneri includono esborsi di cassa per 6,5 miliardi di euro, previsti nei prossimi quattro anni. La mossa di Stellantis segue decisioni analoghe adottate dai concorrenti statunitensi Ford e General Motors, segnando una ritirata dei costruttori automobilistici tradizionali dai modelli a batteria, in risposta alle politiche dell’amministrazione Trump e a una domanda di veicoli elettrici più debole.
A seguito delle svalutazioni annunciate, Stellantis prevede ora una perdita preliminare compresa tra 19 e 21 miliardi di euro nella seconda metà del 2025 e ha comunicato che non distribuirà dividendi quest’anno. La società pubblicherà i risultati definitivi del secondo semestre e dell’intero esercizio 2025 il 26 febbraio.
Il consiglio di amministrazione ha autorizzato poi l'emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili fino a 5 miliardi. Queste misure, spiega il gruppo, contribuiranno a preservare una «robusta struttura patrimoniale e di liquidità, con circa 46 miliardi di euro di liquidità industriale disponibile a fine esercizio».
Il ceo di Stellantis, Antonio Filosa, spiega che «gli oneri annunciati oggi riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, che ci ha allontanato dalle esigenze dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti di autovetture. Riflettono inoltre l'impatto delle criticità pregresse, che il nostro nuovo team sta progressivamente gestendo».
Citi conferma il rating neutral su Stellantis e venerdì e il target price di 9 euro. Gli esperti spiegano che dalle loro interlocuzioni con gli investitori è emersa un’attesa da tempo di una forte svalutazione ma è l’entità dell’importo e la componente di cassa più elevata, pari a 6,5 miliardi di euro - seppur distribuita su quattro anni - a costituire un elemento «decisamente negativo».
Le nuove indicazioni del gruppo, aggiunge Citi, «implicano un ritorno al consumo di cassa nel 2026 (con un utile operativo rettificato a una cifra, low single digit) e un 2027 ancora molto incerto, considerate le tendenze dei prezzi nel settore».
Nella nota di Stellantis non si cita la chiusura di stabilimenti e per questa ragione Citi ritiene che la notizia «non abbia ancora pienamente riallineato la struttura dei costi di Stellantis, un passaggio che probabilmente sarà necessario alla luce delle quote di mercato ridotte».
Secondo Ubs, l’annuncio di 22 miliardi di oneri straordinari da parte di Stellantis è negativo nel breve ma potrebbe rappresentare l’evento di “pulizia” atteso dal mercato. Le svalutazioni sono ben superiori al consenso, ma la componente di cassa (6,5 miliardi in quattro anni) è giudicata gestibile grazie a una liquidità elevata, all’emissione di un bond ibrido e alla sospensione del dividendo. I conti preliminari del secondo semestre 2025 mostrano ricavi e free cash flow in linea, ma un forte peggioramento dell’utile operativo, legato a voci specifiche potenzialmente una tantum.
La guidance 2026 prevede crescita dei ricavi in linea con le attese, ma margini e generazione di cassa inferiori, anche per l’impatto dei dazi e dei deflussi legati agli oneri. Nonostante ciò, Ubs conferma il rating buy e il target a 12 euro, ritenendo che la maxi-svalutazione e il cambio di passo del management possano favorire un rilancio, soprattutto in Nord America, pur aspettandosi una reazione inizialmente negativa del titolo.
Tornando sul fronte industriale e finanziario, il cambio di strategia sull’elettrico ha già avuto effetti tangibili sull’operatività del gruppo, ma alcuni dati sono in miglioramento. Nel quarto trimestre del 2025 Stellantis stima consegne consolidate pari a 1,5 milioni di vetture, in crescita del 9% su base annua. La dinamica è stata trainata soprattutto dal Nord America, dove le consegne sono balzate del 43%, seguite da progressi anche in Sud America, Medio Oriente e Africa, Cina e area Asia-Pacifico.
L’andamento positivo extra-Europa ha però solo in parte compensato la debolezza dell’Europa allargata, che ha registrato un calo di circa 26mila unità (-4% annuo), penalizzata dalla contrazione del mercato dei veicoli commerciali leggeri e da un contesto competitivo più aggressivo.
Dal punto di vista finanziario, Stellantis segnala per il secondo semestre 2025 un miglioramento dei ricavi netti e del free cash flow industriale rispetto alla prima metà dell’anno, in linea con l’ultima guidance. I dati preliminari indicano ricavi tra 78 e 80 miliardi di euro, ma un adjusted operating income negativo tra -1,2 e -1,5 miliardi, influenzato da voci specifiche come la revisione delle stime sulle garanzie contrattuali. Il cash flow operativo è atteso tra -2,3 e -2,5 miliardi e il free cash flow industriale tra -1,4 e -1,6 miliardi.
Guardando avanti, il gruppo ha avviato anche le prime indicazioni per il 2026: ricavi netti attesi in crescita mid-single digit, margine Aoi low single digit (inclusi oneri da dazi per 1,6 miliardi, in aumento rispetto agli 1,2 miliardi del 2025) e free cash flow industriale in miglioramento anno su anno, con l’obiettivo di tornare positivo nel 2027.
Una traiettoria che, secondo gli analisti, resta però condizionata alla capacità di completare il riallineamento dei costi e di adattare la capacità produttiva a quote di mercato più contenute, tema che potrebbe anche riaprire il dossier delle chiusure di ulteriori stabilimenti nei prossimi mesi. (riproduzione riservata)