Il mercato punisce Stellantis, che è scivola ai minimi storici venerdì 6 a Piazza Affari (-25,1% a 6,111 euro alla chiusura) dopo il profit warning e la profonda revisione della strategia industriale. Ma dal vertice del gruppo arriva un messaggio chiaro: il cambio di rotta è «necessario e decisivo» per tornare a una crescita redditizia. Lo ha detto il ceo Antonio Filosa nel corso della conference call sui risultati preliminari del secondo semestre 2025, chiuso con una perdita stimata tra 19 e 21 miliardi e oneri straordinari per 22,2 miliardi legati soprattutto al ripensamento del piano sull’elettrico.
«Quello che presentiamo oggi è un riassetto decisivo per la nostra crescita futura», ha spiegato Filosa, sottolineando come Stellantis stia riorganizzando la struttura del gruppo conferendo maggiori poteri ai team regionali per accelerare i processi decisionali e migliorare l’esecuzione operativa. Una svolta che riguarda non solo l’organizzazione interna, ma anche il rapporto con l’ecosistema industriale: «Stiamo ridisegnando radicalmente le relazioni con tutti i nostri stakeholder – dipendenti, partner, concessionari, fornitori, governi e sindacati – migliorandole tutte».
Al centro del reset c’è anche una revisione profonda della strategia di elettrificazione. «Il ritmo di adozione dell’elettrico nelle regioni è stato inizialmente sopravvalutato», ha ammesso il ceo, spiegando che il gruppo sta ridefinendo il piano prodotti e la catena di fornitura dei veicoli elettrici per riflettere in modo più realistico la domanda dei clienti e l’evoluzione delle normative. Un cambio di impostazione che comporta costi elevati nel breve termine, ma che secondo il management è indispensabile per correggere errori del passato.
Il reset riguarda anche l’esecuzione industriale e la qualità. Stellantis sta intervenendo sui processi di gestione per risolvere criticità operative emerse negli ultimi anni, con una struttura più snella e un nuovo assetto manageriale. «Sono cambiamenti necessari e decisivi, che stanno già iniziando a mostrare segnali di ripresa», ha detto Filosa, indicando la seconda metà del 2025 come il primo banco di prova del nuovo corso.
Secondo quanto riferito in call, i primi indicatori operativi mostrano miglioramenti sul fronte della qualità e dei volumi, mentre il portafoglio ordini resta solido in diverse aree chiave, in particolare in Nord America. «A fine 2025 abbiamo già visto i primi segnali di miglioramento, che sono di buon auspicio per il 2026», ha concluso il ceo.
Resta però lo scarto profondo tra il racconto del management e la reazione del mercato. Il titolo affonda di oltre il 29% in una sola seduta sotto i 6 euro per azione e il crollo riflette lo scetticismo degli investitori di fronte a perdite record, alla sospensione del dividendo e a una transizione strategica che promette benefici solo nel medio periodo. Per Stellantis, la scommessa ora è tutta sulla credibilità dell’esecuzione.
«La decisione di non distribuire il dividendo è stata presa a causa delle perdite» che il gruppo dovrà sostenere con le maxi-svalutazioni per 22,2 miliardi di euro, ha aggiunto il cfo di Stellantis, Joao Laranjo, durante la call con gli analisti. La società «è al lavoro in modo proattivo per rafforzare il bilancio», ad esempio con l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili fino a 5 miliardi di euro, ha aggiunto, spiegando che «queste misure contribuiranno a preservare una struttura patrimoniale e di liquidità robuste, mentre l’azienda è al lavoro per riportare il business a una generazione di free cash flow industriale positiva».
Laranjo ha escluso che Stellantis possa ricorrere ad aumenti di capitale nel prossimo futuro, ma ha aggiunto che «sono ancora in corso le trattative con i fornitori sui pagamenti relativi ai modelli di veicoli elettrici sospesi». (riproduzione riservata)
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