Solaia consolida la ripresa del 2019
Prezzi sostanzialmente immutati (+0,27%) per i sedici millesimi in asta. Fondamentale l’asta con i lotti dell’Enoteca Pinchiorri
Dei due vini con cui, sul finire degli anni 70, Piero Antinori e il suo enologo Giacomo Tachis diedero il via al fenomeno dei SuperTuscan, e cioè Tignanello e Solaia, è quest’ultimo a essere oggi più contestato: non per la qualità, che nessuno può mettere in dubbio, ma perché è troppo poco patriottico. È ricavato infatti in maggioranza da uve di Cabernet (franc e sauvignon), che sono di origine francese, con un’aggiunta di italico Sangiovese, mentre il Tignanello è, al contrario, un Sangiovese corretto col Cabernet (franc e sauvignon). Possono incidere questi malumori sovranisti sul più che quarantennale successo del Solaia, che oltre tutto gode di grande favore all’export? Certo non lo favoriscono e difatti, in un anno di crisi come il 2018, il vento del ribasso ha fatto crollare alle aste le sue quotazioni di oltre il 17%.
L’anno scorso si è già ripreso, recuperando quasi il 12%: un po’ troppo rapidamente, però, tanto da far temere che quest’anno, complice la pandemia di Covid 19, potesse perdere nuovamente terreno. Ma non c’è stata nessuna ricaduta: la tabella, con i 16 millesimi quotati sia l’altr’anno che nei primi dieci mesi del 2020, documenta che hanno incassato 3.366,25 euro, cioè 24,62 euro in più. È una briciola, un vantaggio dello 0,27%, ma in un momento come questo testimonia una sorprendente capacità di tenuta. Hanno fruito di un aiutino, però. Il maggior numero di quotazioni in aumento si è avuto infatti all’asta battuta a Londra da Zachys il 12 settembre: gli 864 lotti provenivano dalla legendary cellar dell’Enoteca Pinchiorri.(riproduzione riservata)
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