Sognando il Canada: Kukum, il best seller di Michel Jean da leggere tutto d'un fiato
Alfiere degli Innu, i popoli delle Prime Nazioni in Canada, lo scrittore Michel Jean ama Montréal e i grandi spazi, ma anche Roma e gli abiti su misura dei sarti napoletani
Quand’è uscito, nel 2021, Kukum è stato il libro più letto in Canada. Da allora il romanzo, edito in Italia da Marcos y Marcos, è un successo internazionale e una pièce teatrale. La storia di Almanda, giovane orfana che per amore sceglie la vita nomade degli Innu, è ispirata alla vera storia della bisnonna dell’autore.

Giornalista e volto della più nota trasmissione tv canadese, Michel Jean ora si dedica soprattutto alla scrittura, come ha raccontato a Gentleman durante Bookcity a Milano. L’occasione per un viaggio alla scoperta del suo Québec e della cultura, poco conosciuta e molto affascinante, dei popoli delle Prime Nazioni.

1. La cultura Innu. Sono nato fuori da Mashteuiatsh, la mia comunità. Ma sono cresciuto circondato dai racconti di mia madre e le mie zie per me fonte d’ispirazione. Ho un forte attaccamento alla terra che chiamiamo Nitassinan, grande quanto l'Italia. Alla lingua Innu, che sto cercando di imparare. A un modo di vivere, poco conosciuto, ma in armonia con l'ambiente e la natura. Mi sento Innu.
2. Tadoussac. È il posto più bello del Québec, per me è una piccola città sulla North Shore. Si prende il traghetto perché non c'è un ponte e, così, ci si trova alla confluenza di due mondi. A destra c'è il mare, spesso si possono vedere le balene, e a sinistra c'è il fiume che porta l'acqua del Lac Saint-Jean, che gli Innu chiamano Pekuakami. È di per sé un mare interno, assomiglia ai fiordi della Scandinavia. L'aria è frizzante e mi sembra sempre di essere nel mezzo di un mondo di giganti. È selvaggio e magnifico. E mi ricorda tante cose e tante persone. La casa della mia bisnonna Almanda è ancora lì, Pekuakami è enorme, la brezza soffia ancora e gli Innu ci vivono ancora.
3. Montréal. È una metropoli nordamericana, dinamica e multiculturale. Rimane una città francofona, la seconda più grande al mondo, dopo Parigi. Amo vivere a Montréal perché è piena di vita. È una terra di cultura, con i suoi teatri (un adattamento di Kukum è in scena qui a novembre e dicembre), i suoi ristoranti e i locali. Mi piace molto Rue Laurier Est. È un piccolo quartiere vivace con un'atmosfera che ricorda Soho a New York. Vado spesso, anche per scrivere, in un ristorante iraniano dove servono il miglior tè della città.
4. Scrivere. Gli anni del giornalismo mi hanno abituato a farlo ovunque. Nei caffè, nelle brasserie, su una terrazza o su un autobus. Ma preferisco scrivere al mattino. Mi alzo verso le 5, mi preparo un caffè, leggo i giornali e inizio. Con o senza musica.
5. Romain Gary. Lo scrittore francese è tra quelli che amo di più, ha un modo di raccontare le storie che è, allo stesso tempo, duro e gentile, e ogni volta mi tocca. La promessa dell’alba è il mio libro preferito, racconta la sua vita e quella della sua capricciosa madre. È bellissimo e potente.
6. Il grande Nord. Non l’ho mai visitato, ma mi affascina anche solo il pensiero. È una terra selvaggia, a volte feroce, ma d’immensa bellezza, abitata da un popolo, gli Inuit, che è riuscito a fare suo il territorio più ostile della terra.
7. L’Italia. Dico sul serio! Amo la sua cultura, la sua vita vivace e, a volte, disordinata. Ammiro il vostro attaccamento per la cucina, semplice, basata su prodotti di qualità e sulla conservazione di antiche conoscenze. Parla all'Innu che è in me. Sogno di andare a Napoli e farmi fare un abito su misura. Fin da piccolo, poi, sono affascinato da Roma. Ogni volta che cammino su quelle pietre antiche in mezzo a una comunità ancora molto viva, mi viene in mente che, anche se siamo solo di passaggio in questo mondo, a volte i migliori di noi lasciano una traccia. Questa è l'umanità. (Riproduzione riservata)
Native Content