Il segreto del nuovo Hermitage di Forte dei Marmi è nascosto in giardino
Un orto biologico, un giardino di un ettaro e una nuova idea di ospitalità. Elisabetta Fabri racconta perché Starhotels ha scelto l’Hermitage di Forte dei Marmi e come immagina il futuro del lusso italiano
A Forte dei Marmi, località balneare tra le più glamour in Italia e la più esclusiva in Versilia, il nuovo indirizzo iconico corrisponde a quello dell’Hermitage Hotel & Resort: un raffinato cinque stelle riaperto a fine maggio scorso, ultimo acquisto di Starhotels, maggiore gruppo italiano di hôtellerie.

È qui che Gentleman ha incontrato la sua presidente e ceo, Elisabetta Fabri: precisamente nel potager, che ricorda gli orti di delizia rinascimentali, integrati nei giardini all’italiana delle ville, in cui principi di utilità e bellezza si fondevano nella creazione di uno spazio armonico, simmetrico e ordinato. Punteggiate di fioriture multicolori e incorniciate di ciuffi di lavanda e rosmarino odoroso, infatti, aiuole rettangolari (dove si coltivano pomodori, zucchine, carciofi, peperoni e ogni ben di Dio) circondano un pergolato ricoperto di gelsomini e rappresentano la prosecuzione ideale del giardino, grande un ettaro.

Dal 2000, questa signora, elegante nei modi e nell’aspetto, naturalmente affabile e autorevole senza sforzo, guida un’azienda che vanta un portafoglio di 34 strutture, distribuite nelle principali città italiane (ma anche a Londra, Parigi e New York) e suddivise in due brand: Starhotels Collezione e Starhotels. La prima include dimore storiche, palazzi e boutique hotel di lusso (Hermitage Hotel & Resort Forte dei Marmi ne fa parte ed è la prima destinazione balneare del Gruppo), la seconda alberghi di fascia alta, situati in centri storici o business cittadini.

Elisabetta Fabri ha preso il timone dell’azienda, succedendo a suo padre Ferruccio Fabri, che l’aveva fondata nel 1980. La storia di Starhotels, dunque, è la storia ultraquarantennale di una famiglia che ha saputo guardare avanti e crescere sempre e che, ancora oggi, può guardare al futuro con ottimismo grazie a una terza generazione bene orientata, e cioè a Brando e Desideria Fabri Corigliano, figli di Elisabetta e suoi eredi.

Gentleman. Che cosa l’ha spinta ad acquisire l’Hermitage a Forte dei Marmi?
Elisabetta Fabri. Da tempo stavo considerando di ampliare i nostri orizzonti ai resort, uscendo dalla consuetudine di investire esclusivamente in città. Conoscevo la famiglia Maschietto, storica proprietaria dell’albergo fin dagli anni 70, e sapevo che era aperta a una trattativa. Ho quindi visitato la struttura e vi ho trovato un grande potenziale: tuttavia, è stato quando mi sono avventurata in giardino e sono arrivata nell’orto che ho avuto un tuffo al cuore. Ho immaginato uno spazio in cui coltivare in modo biologico i nostri ortaggi e le nostre erbe aromatiche e nello stesso tempo ospitare cene gourmet per gli ospiti con prodotti realmente a chilometro zero. Si può dire che abbia deciso in quel momento: l’Hermitage sarebbe stato nostro. È il luogo ideale per chi aspira a godersi il dolce far niente, pilastro della villeggiatura all’italiana: una vacanza rilassata in un luogo curato e confortevole, dove tutto è predisposto per accogliere gli ospiti e farli sentire a casa.

G. Una bellissima casa, in perfetta sintonia con il luogo circostante.
E.F. Da quando nell’azienda di famiglia ho affiancato mio padre Ferruccio, ingegnere e costruttore, che a un certo punto della sua vita imprenditoriale ha cominciato a interessarsi all’hôtellerie e ha comprato i primi alberghi, ho sentito l’esigenza di diversificare le strutture a seconda del luogo in cui si trovavano. Mio padre era di parere opposto: i suoi hotel dovevano essere riconoscibili, dunque, erano più o meno uguali dappertutto. Io, invece, desideravo connotare i nostri spazi con elementi provenienti dai rispettivi territori e farne degli unicum: materiali e richiami alle tradizioni locali, accenni cromatici alla natura circostante in modo che l’identità di ognuno riflettesse fedelmente il contesto in cui era inserito. All’Hermitage di Forte dei Marmi, per esempio, domina il colore acquamarina, accostato al bianco sabbia e al verde intenso, eco della tinta prevalente nei grandi spazi esterni dell’hotel, dove fiori, alberi e prati creano una vera e propria quinta teatrale, ovunque si posi l’occhio dell’ospite. Negli interni si fa grande uso di arredi in midollino, che suggerisce leggerezza e fa pensare ai tipici salotti all’aperto delle ville storiche del Forte. Abbiamo volutamente lasciato le piastrelle in ceramica, anch’esse di un bellissimo verde-azzurro, che danno una sensazione di freschezza e ricordano le case al mare italiane. Last but not least, ci sono molti tessuti a righe, evocatori dei celeberrimi bagni del Forte, spiagge attrezzate con tende, sdraio, ombrelloni e cabanas in legno dal sapore rétro.

G. Da chi sono curati i progetti di restyling di Starhotels?
E.F. Abbiamo un dipartimento interno con architetti, ingegneri, interior decorator e designer, ma tengo particolarmente ad avviare anche collaborazioni con artigiani locali. Per questo ho realizzato il progetto La Grande Bellezza – The Dream Factory – in concerto con diverse istituzioni, tra cui la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte: l’intento è di coinvolgere i maestri artigiani italiani nella creazione di arredi, lampade, tessuti e opere d’arte destinati ai nostri hotel. Compreso quelli all’estero, dove un tocco d’italianità rappresenta immancabilmente la signature di Starhotels: non per niente il nostro pay off è «l’Italia nel cuore». Non un semplice modo di dire per noi, ma un valore elevato a principio ispiratore e fondante.

G. In che modo gli hotel italiani si differenziano da equivalenti strutture straniere?
E.F. L’accoglienza italiana è elegante, empatica, autentica. Offre a ciascun ospite una full immersion nel gusto e nella bellezza. È fatta su misura perché avvolge ciascuno di attenzioni mirate, cerca di anticiparne i desideri, mostra di voler allacciare con lui un rapporto personale e amichevole. Mette a disposizione dei clienti qualcosa che ha più a che fare con la sfera delle emozioni e dell’affettività. È la filosofia di Starhotels, dove il lusso sta sia negli allestimenti, negli arredi, nella spaziosità degli ambienti e nella cura dei dettagli, sia nella qualità dell’esperienza globale, personalizzata, offerta nel corso del soggiorno.
G. Tutto ciò riguarda anche la tavola.
E.F. Il principio di base è garantire agli ospiti un’autentica esperienza di cucina italiana: fresca, sana, stagionale e legata al territorio. È Andrea Sangiuliano, executive chef del Café Romano dell’Hotel d’Inghilterra di Roma, a firmare il menù e la proposta gastronomica dell’Hermitage Hotel & Resort Forte dei Marmi. Qui interpreta piatti di mare e di terra tradizionali in Versilia, aggiungendovi un tocco contemporaneo e centrando la filosofia F&B del resort, basata sulla convivialità italiana, l’incontro tra il mare della Versilia e i prodotti dell’orto biologico, e sulla valorizzazione delle eccellenze toscane. Offriamo piatti farm-to-table: a filiera corta, anzi cortissima.

G. Che cosa ama particolarmente all’Hermitage?
E.F. Oltre all’orto, il Cabana Beach, un vero e proprio club balneare, nel cuore del nostro giardino, in stile fortemarmino con tanto di sabbia vellutata, capanne e sdraio nello spazio antistante la piscina. Poiché ci troviamo a qualche centinaio di metri dal mare, ho voluto portare la spiaggia nell’hotel. Come dire? Se non puoi cambiare il vento, dirigi le vele. È quello che ho sempre fatto, d’altra parte. (Riproduzione riservata)
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