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Giovanni Natali, amministratore delegato di 4Aim Sicaf
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Tobin tax, parla Giovanni Natali (4Aim Sicaf): per le piccole e medie imprese dell’Egm è una catastrofe

15 dicembre 2025, 14:20 Ultimo aggiornamento: 15:19

L’ex presidente di Assonext duro contro la misura del governo: «Il messaggio è molto pericoloso: anziché promuovere le transazioni finanziarie l’esecutivo ha scelto di ostacolarle»

Il verdetto del mercato, soprattutto di chi per lavoro opera giorno dopo giorno a Piazza Affari, è quasi unanime: la decisione del governo di raddoppiare la Tobin tax – la tassa sulle transazioni finanziarie – allo 0,2% per le società quotate e allo 0,4% per le non quotate rappresenta un pericoloso «ostacolo allo sviluppo del mercato nazionale dei capitali», peraltro per generare «un introito modesto con effetti a lungo andare assai negativi», come riassume una nota di Amf Italia, l’associazione di categoria degli intermediari finanziari. 

Ancor più diretto è il giudizio di Giovanni Natali, amministratore delegato e direttore generale di 4Aim Sicaf, già presidente di Assonext, l’associazione italiana delle pmi quotate. Raggiunto da milanofinanza.it, il manager commenta così la mossa del governo: «Lo dirò in modo molto diretto: è un vero e proprio calcio negli stinchi all’ottimo lavoro di Federico Freni, che tanto ha lavorato per la riforma del Tuf. Con un tratto di penna è stato distrutto tutto».

Domanda. Natali, quali sono i pericoli più grandi di questo raddoppio della Tobin tax?

Risposta. Ne vedo due in particolare. Primo, che in Europa questa tassa ce l’ha solo la Francia, quindi di fatto il governo sta solo incentivando la fuga delle imprese all’estero. Secondo punto critico, il messaggio: si stanno punendo le transazioni finanziarie anziché promuoverle. Dopo tanti anni di lavoro coordinato per favorire l’economia e la finanza rischiamo di fare dieci passi indietro in un attimo.

D. Quale può essere la ratio del governo?

R. Molto semplicemente, l’esecutivo vuole uscire dalla procedura di infrazione, e quindi sta cercando soldi dovunque li si possa trovare. Il raddoppio della Tobin tax non era in nessun programma dei partiti di governo, era stato perfino osteggiato in massa dal centrodestra quando lo aveva introdotto Mario Monti nel 2013. È tutto dettato da una logica meramente contabile, peraltro con una certa fretta e superficialità. Non c’è nemmeno uniformità all’interno della stessa maggioranza.

D. Anche le transazioni dell’Egm sono coinvolte?

R. Purtroppo, allo stato attuale sì. Da qui il mio appello al governo: se proprio non si vuole fare marcia indietro sulla tassa, risparmiamo almeno il mercato delle piccole e medie imprese quotate.

D. Un duro colpo, proprio quando si stava cercando di rilanciare il listino con il Fondo Nazionale Strategico del Mef.

R. Il Fondo Nazionale per l’Egm è molto importante: Giulio Centemero e Freni ci hanno messo davvero il cuore. Ma c’è un peccato originale di questa struttura: la formula che dice che i fondi di fondi dovranno investire almeno il 70% al di fuori del Ftse Mib. Questa è un’illusione ottica perché, dopo il Ftse Mib, ci sono tanti gradi prima di arrivare all’Egm: ci sono prima lo Star, il Ftse Mid eccetera. Il mio auspicio era che nelle regole del fondo venisse scritto di investire almeno il 70% all’infuori del Ftse Mid. Altrimenti rischiamo di fare come in Pir, in cui all’Egm sono arrivati appena 360 milioni su 8 miliardi, con la stessa formula di questo nuovo fondo.

D. Qual è il suo auspicio?

R. Nell’Egm c’è bisogno di investimenti e investitori nuovi, e in fretta. Come gruppo Ambromobiliare abbiamo partecipato quest’anno a nove quotazioni, e siamo leader di mercato. Nel frattempo su Egm ci sono state 21 ipo, ma i desilting hanno superato le nuove quotazioni. È molto preoccupante: se in più aggiungiamo all’equazione la Tobin Tax rischiamo davvero la tempesta perfetta. (riproduzione riservata)



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