Nel primo trimestre 2025, l’azienda petrolifera ha contabilizzato un utile rettificato di 5,58 miliardi di dollari. Lontano è il dato di 7,73 miliardi di dollari di utile registrato un anno fa, ma il colosso inglese riesce a far meglio rispetto ai 5,09 miliardi attesi dagli analisti.
Nel contesto macroeconomico segnato dall’incertezza, l’azienda ha mantenuto costante il suo programma di riacquisto di azioni, annunciando un buyback per un valore di 3,5 miliardi di dollari nei prossimi tre mesi. Per Shell, si tratta del 14esimo trimestre consecutivo con almeno 3 miliardi di buyback. «Shell ha registrato un'altra solida serie di risultati nel primo trimestre del 2025. Abbiamo ulteriormente rafforzato la nostra attività leader nel Gnl completando l'acquisizione di Pavilion Energy e abbiamo elevato il nostro portafoglio con il completamento delle cessioni nell'onshore nigeriano e nel Singapore Energy and Chemicals Park». Così l'amministratore delegato, Wael Sawan, ha annunciato un nuovo piano di riacquisto azioni.
L'utile di pertinenza degli azionisti è crollato a 4,8 miliardi di dollari dai 7,35 miliardi dello scorso anno, mentre il fatturato totale si è arrestato a quota 69,23 miliardi rispetto ai 72,48 miliardi del 2024. L’ebitda adjusted si è attestato a 15,25 miliardi di dollari, con un calo del 18% rispetto all’anno precedente, contro i 15,08 miliardi attesi. Il debito netto aumenta dell’11% rispetto al trimestre scorso a causa dell’accumulo di capitale circolante combinato con le passività assunte nell'ambito delle attività di fusione e acquisizione, ma il rapporto di leva finanziaria è ancora ben al di sotto dei limiti della media rispetto al gruppo di pari livello delle Ioc globali. Il rating del titolo è rimasto neutrale, con un target price di 26,50 dollari.
L’utile adjusted di 5,58 miliardi di dollari e il nuovo buyback sono segnali positivi contro il calo dovuto alla contrazione dei prezzi del petrolio. Secondo gli analisti, a pesare è il buon risultato nel trading petrolifero. Le deboli prospettive per i mercati petroliferi, il calo dei prezzi del greggio e la rapida evoluzione della politica commerciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno reso più complicato il contesto di mercato anche per le rivali europee, Bp e TotalEnergies. In particolare, Bp quest'anno ha tagliato drasticamente i buyback per rafforzare il proprio bilancio e ha dichiarato che sui dati del primo trimestre ha pesato il debole risultato dell’attività di trading del gas. Scelte e dichiarazioni che appaiono in contrasto con quelle di Shell. (riproduzione riservata)