Sette grappe per 7 tavole di festa. Tu quale sei, morbida, irriverente o elegante?
Da Cenerentola a regina delle feste, il distillato italiano per eccellenza sta vivendo una nuova età dell’oro anche grazie alla mixology. Ecco le etichette da centellinare e regalare
Destagionalizzata e soprattutto ringiovanita grazie al salto dietro i banconi della mixology, la grappa resta sempre la regina delle feste. Brindisi finale di pranzi i famiglia e cene tra amici, non è solo centellinata a fine pasto, ma è anche protagonista dell’apertura dei pacchetti sotto l’albero, dov’è tra i regali più scambiati e apprezzati.
Di etichette c’è solo l’imbarazzo della scelta ora che il distillato di vinaccia, quintessenza dello spirito italiano, ha passato il testimone dal baretto dei nonni alle discoteche dei nipoti. E la qualità della grappa degli alpini è cresciuta in modo proporzionale alla diffusione. Ecco allora una selezione di sette bottiglie da regalare e regalarsi (in rigoroso ordine alfabetico).
Bonollo - The house OF Amarone

Per celebrare i 25 anni della punta diamante della sua produzione, Bonollo 1908 ha regalato una bottiglia tutta nuova alla Grappa OF di Amarone, più slanciata nelle forme e con un bel tappo dorato. A parte la maneggevolezza e l’estetica, il resto rimane uguale, perché ricetta che vince non si cambia.
L’idea vincente della distilletia padovana è stata proprio quella, nel 1999, di utilizzare con il metodo unico di distillazione discontinua Bonollo le uve passite che hanno dato origine al vino Amarone Valpolicella Docg e farle maturare poi barrique di rovere francese.
Il risultato è un liquido dal bouquet talmente complesso e stratificato da portare negli anni l’azienda a sviluppare un bicchiere da degustazione ad hoc, il calice OF Balloon dalla pancia ampia a sufficenza per contenere quest’esperienza olfattiva.
Levi - Vinacce poetiche

Quella di Romano Levi è, a detta di molti, la miglior grappa d’Italia. Negli anni 80, Luigi Veronelli l’aveva battezzato col suo modo eno-poetico di scrivere il «Grappaiolo Angelico» e il New York Times l’ha definito niente di meno che un «tesoro nazionale vivente, re senza corona della distillazione piemontese».
Per tutta la sua vita, da quando il padre Serafino, nel 1945, mancando troppo presto gli lasciò le redini dell’azienda, Romano Levi ha sempre fatto parlare le sue grappe. Bottiglie semplici, contenitori rurali, si direbbe, tutto il contrario del contenuto morbido e raffinatissimo.
Basta leggere i vitigni e la provenienza delle vinacce per sognare: Nebbiolo da Barbaresco Docg, Dolcetto d’Alba Doc e Barbera d’Alba Doc di Neive, Barbaresco, Trezzo, Treiso e Alba. Complici anche le etichette, ancora oggi sono la copia di quelle originali disegnate da Romano Levi con la sua galleria di schizzi poetici e donne selvatiche come si vede nel catalogo del suo distributore storico, Sagna.
Nardini - Nella città della grappa

Marchio bandiera del distillato italiano per eccellenza lo è per questione di anagrafe e di urbanistica: Nardini è stata fondata nel 1779 a Bassano del Grappa, all’ingresso del Ponte Vecchio, detto anche Ponte degli Alpini. Come direbbero i francesi ça va sans dire e invece vale la pena dirlo e farsi un’immersione nella storia, prenotando un giro guidato nella Distilleria a vapore, la prima d’Italia. Con degustazione finale, naturalmente.
Arrivata alla settima generazione, l’azienda da 245 anni resta saldamente familiare e ancorata alle proprie origini. Non a caso anche per l’adunata numero 95 dello scorso maggio si è rinnovata la partnership con l’Associazione Nazionale Alpini suggellato da una bottiglia speciale con tanto di scudo a forma di cuore sormontato da una penna nera.
Rima a parte, quello tra Nardini e Alpini è un legame storico che risale alla Grande Guerra del 1915-18: proprio la grappa ha aiutato, durante l’estenuante guerra di trincea, a risollevare gli animi dei soldati e scaldare loro il cuore. Cosa che le riesce ancora oggi molto bene.
Nonino - Da Cenerentola a regina

Un decisivo contributo alla magica trasformazione della cenerentola a regina dei distillati è arrivato dalla distilleria friulana. Esattamente quarant’anni fa, Benito e Gianola Nonino hanno avuto l’intuizione di nobilitare il distillato contadino.
Così nel 1984 creano ÙE® l'Acquavite d'Uva (ùe significa proprio una in friulano) che segna una svolta nella produzione e nel marketing del prodotto. Nasce infatti dalla distillazione in un’unica operazione di buccia, polpa e succo dell’uva.
Per sottolinearne la preziosità, i Nonino commissionano al maestro vetraio di Murano Venini una bottiglia con inserita una murrina raffigurante il grappolo d’uva. Ha inizio così la preziosa collezione delle bottiglie millesimate di Cru Monovitigno® Picolit, firmate da Venini, Baccarat e Riedel.
Poli - Cilindro e tappo a leva

Legata a doppio filo con l’antica tradizione della grappa è anche la veneta Poli Distillerie le cui origini sono radicate nel rito dell’alambicco mobile con cui dal 1898, GioBatta Poli girava le vigne per distillare sul posto le vinacce locali, in quel di Schiavon, province di Vicenza. Ora lì i testimone è passato alla quarta generazione ed è Jacopo ad andare ogni mattina in distilleria, dove saluta rigorosamente ogni alambicco e dove ora grazie a lui convivono tre distillati molto diversi tra loro: grappa gin e whisky. Tenuti insieme dalla comune firma di famiglia, oltre alla cura per la qualità, la custodia a cilindro e soprattutto il tappo a leva, vera e propria firma del brand.
San Leonardo - Bottiglia bugnata

Da vent’anni la grappa che si produce nella tenuta San Leonardo è custodita in una preziosa bottiglia di vetro bugnato, la stessa lavorazione della facciata di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, per intendersi. Un tempo era usata anche per le brocche del servizio da tavola delle nobili casate.
Ed è proprio al disegno di una caraffa di famiglia, ritrovata nelle soffitte della Villa Gresti residenza di vacanza di famglia, che al Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga è venuta l’idea di utilizzarla come emblema del distillato. È disponibile nel formato da mezzolitro e in quello magnum da 2 litri.
Iniziata a produrre circa 35 anni fa, la Grappa di San Leonardo è prodotta in piccolissimi quantitativi con le vinacce provenienti dai vigneti della tenuta e distillata in piccoli alambicchi a vapore diretto. La Stravecchia viene poi maturata per 5 anni nelle barriques dov’è stato affinato appunto l’omonimo vino bandiera della tenuta trentina, che le dona profondità ed eleganza.
Sgrappa - Gesto d’artista

Fatta a mano con il dito medio, come dice il claim, Sgrappa è una voluta citazione della scultura di Maurizio Catellan che staziona ormai fissa davanti alla Borsa di Milano e che è riprodotta in ogni bottiglia.
Non è una citazione, ma una firma: il distillato nasce come un progetto irriverente di Catellan, l’artista ormai universalmente noto per la provocatoria banana milionaria, con i due amici Charley Vezza, di Italian Radical Design, e Paolo Dalla Mora, già top executive che negli Spirits ha trovato la sua exit strategy dal mondo del fashion. Suo anche il fortunato Engine che ha fatto ingranare la quarta al gin, acquisito poi da Illva Saronno, e la recente linea di vermouth Strucchi.
Confezione ironica a parte, il finale di Sgrappa è schiettamente ruvido con quella raspino classico della graspa che brucia in gola e che dà il nome al distillato. E soprattutto si presta alla miscelazione, anzi, nasce proprio per la mixology con i due signature drink Espresso Smartini e caffè Scorretto. (Riproduzione riservata)
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