La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale che non colpisce solo bambini e adolescenti anche se in queste fasce d’età ha una percentuale più elevata. Si stima infatti un’incidenza fra gli adulti che varia dal 2 al 12% della popolazione, con dolori e problematiche che si sviluppano in genere a distanza di tempo notevole dai primi sintimi, dai 50-60 anni in poi. Solo una minoranza di casi approda all’intervento chirurgico, che però oggi può avvenire in modo più sicuro ed efficace con metodi mininvasivi e tecnologie sofisticate. Il tema è stato approfondito nel corso di un convegno che si è tenuto nei giorni scorsi al Policlinico Gemelli Irccs di Roma, con il patrocinio della Società italiana di chirurgia vertebrale, Gruppo italiano scoliosi.
«Oggi è possibile trattare le scoliosi dell’adulto di grado lieve-moderato con interventi mini-invasivi, che consistono nel fare piccolissimi accessi laterali, attraverso i quali vengono inserite delle cage, cioè dei supporti in titanio, all’interno dei dischi intervertebrali, da associare poi ad una stabilizzazione posteriore percutanea, che si ottiene inserendo delle viti per via percutanea mini-invasiva», spiega il professor Luca Proietti, associato di ortopedia e traumatologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità operativa complessa di chirurgia vertebrale, Fondazione Policlinico universitario Gemelli.
L’intervento dura in media poche ore e il paziente è mobilizzato già dalla seconda giornata post-operatoria. «Un’altra novità è rappresentata dall’impiego dei navigatori, ovvero dei sistemi di navigazione in 3D, che ci consentono di limitare al massimo le complicanze relative alle strumentazioni e all’inserimento delle viti peduncolari perché, grazie al navigatore, riusciamo a seguire una traiettoria sicura e precisa», prosegue il professore. «Un conto infatti è mettere una vite in una colonna normale, un altro è inserirla in una colonna dalle vertebre completamente ruotate. Il sistema di navigazione ci fa capire, con la ricostruzione 3D, come è orientata la vertebra e ci permette di inserire queste viti in tutta sicurezza. A quel punto, la vite viene utilizzata come un ‘joystick’, per far ruotare la vertebra. Infine, una volta raggiunta la posizione desiderata, andiamo a bloccare le vertebre con le barre in titanio. Stiamo parlando di interventi molto complessi, una volta gravati da molte complicanze, oggi nettamente ridotte grazie all’uso delle nuove tecnologie».
L’esperto sottolinea poi l’importanza della giusta indicazione all’intervento, che può avvenire solo dopo un’accurata selezione e preparazione del paziente (per esempio con protocolli specifici per la nutrizione pre-operatoria e il trattamento dell’osteoporosi), che può durare anche mesi. «I grandi alleati per queste patologie sono i muscoli e la qualità dell’osso. E non tutti i pazienti possono essere operati», precisa Proietti. (riproduzione riservata)