Euroluce accende il Salone del Mobile 2025. Riflettori puntati sui protagonisti
Le lampade non sono solo oggetti di design, ma influenzano la qualità della vita e il benessere delle persone, Ecco le novità presentate in Fiera raccontate dai top player
L’illuminazione d’autore torna protagonista all’interno della 63ª edizione del Salone del Mobile Milano, dall’8 al 13 aprile, con Euroluce 2025, la biennale dedicata all’universo della luce che accoglie i migliori brand del settore a livello internazionale. Un palcoscenico d’innovazione, design e ricerca tecnologica, giunto alla sua 31ª edizione, che riunisce progettisti e aziende d’eccellenza per tracciare le nuove frontiere della luce, tra estetica, funzionalità e sostenibilità.

Si consolida, come leader nel settore, Flos B&B Italia Group con il ritorno di Piero Gandini nel ruolo di presidente esecutivo della società, che lui stesso aveva contribuito a creare nel 2018 e che oggi comprende Flos, B&B Italia, Louis Poulsen, Maxalto, Arclinea, Azucena, Fendi casa, Audo Copenhagen e Lumens. Gandini, che vanta una lunga e prestigiosa esperienza nel settore del design d’alta gamma e ha iniziato la sua carriera imprenditoriale come art director proprio in Flos, in merito alla sua nomina, ha dichiarato: «La chiara focalizzazione industriale delle divisioni furniture e lighting sarà un elemento strategico per affrontare con precisione le opportunità e le sfide di ciascun settore, mantenendo come obiettivo comune il consolidamento del nostro posizionamento di eccellenza nei mercati globali».

In linea con i temi centrali della manifestazione, benessere della persona e comfort luminoso, Luceplan, presenta le lampade Dansì di Alessandro Zambelli, capaci di valorizzare le pareti con segni creativi e luce soffusa. «Benessere della persona e comfort luminoso fanno parte della nostra filosofia di prodotto così come la qualità della luce», commenta l’amministratore delegato Patrizia Vicenzi. La ricerca oggi si concentra su apparecchi luminosi sempre più smart anche se, per Luceplan, resta importante un approccio analogico, che vede il fruitore interagire fisicamente con la lampada. «Da anni introduciamo soluzioni smart per alcune sospensioni iconiche. Quest’anno presentiamo Posi, una lampada ricaricabile di Umut Yamac, tecnologica e innovativa, ma che mette al centro la persona e la sua interazione con la lampada», prosegue Vicenzi. Testimoniano l’impegno di Luceplan nella creazione di «icone di luce» i 40 anni di Berenice, un evergreen firmato Meda e Rizzatto. «La sfida principale è innovare creando prodotti durevoli che non seguano tendenze transitorie; il nostro obiettivo non è stupire con effetti speciali, ma rimanere possibilmente tutta la vita nelle case che illuminiamo».

La visione della luce di Foscarini, fondata negli anni 80 da Alessandro Vecchiato e Carlo Urbinati, oggi anche ceo del brand, «è profondamente decorativa»: la luce non è solo funzione, ma trasforma lo spazio, rendendolo unico. In occasione di Euroluce 2025, Foscarini ha scelto di reinterpretare il tema dello chandelier, in chiave contemporanea coinvolgendo i designer: Studio Dordoni, Alberto e Francesco Meda, e Francesca Lanzavecchia. «Per noi, innovazione significa rendere la luce un’esperienza personalizzabile. Stiamo investendo molto in soluzioni che ampliano le possibilità di controllo remoto delle lampade, rendendo la luce controllabile tramite un’app compatibile con sistemi di gestione Wi-Fi», racconta Urbinati. L’obiettivo è coniugare design e tecnologia affinché la luce diventi uno strumento per caratterizzare gli spazi. ln linea con la filosofia del brand che, da sempre, ha offerto prodotti iconici dall’approccio innovativo, prosegue Urbinati: «Un classico del futuro nasce quando innovazione e ricerca incontrano una forte identità estetica. La sfida è, quindi, progettare non solo una lampada, ma un oggetto capace di entrare in relazione con chi lo vive».

Si parla di soluzioni che migliorano il benessere e l’esperienza dello spazio anche da Oluce, che festeggia 80 anni con una collezione che celebra il suo patrimonio progettuale guardando al futuro dell’illuminazione. In questa direzione, nasce la Mini Spider, una rilettura contemporanea della Spider di Joe Colombo, che si arricchisce di nuove proporzioni e cromie. Di fronte alla crescente domanda di soluzioni smart e personalizzabili, l’approccio di Oluce è quello di valorizzare ricerca tecnologica e qualità artigianale, coniugando tradizione e innovazione. «L’expertise dell’azienda si esprime nell’utilizzo di materiali e finiture pregiate, trattati con cura per esaltarne bellezza e durabilità», commenta il ceo Antonio Verderi. L’azienda investe in tecnologie avanzate che consentono l’impiego di fonti luminose innovative, promuovendo sperimentazioni estetiche e funzionali. La storia di Oluce è costellata di pezzi iconici di maestri del design. «Il nostro obiettivo è coltivare quello stesso spirito visionario. Crediamo nei giovani talenti. Il futuro del design è nella capacità di combinare estetica, funzionalità ed emozione, mantenendo un linguaggio che resista al tempo e alle mode».

Torna a Euroluce anche Lodes con uno stand di oltre 500 mq concepito come un inedito percorso multisensoriale tra luce e design. L’azienda, che nel 2024 ha visto crescere ulteriormente il fatturato, presenterà una nuova collezione outdoor. «Vogliamo interpretare gli esterni in modo innovativo, con soluzioni al tempo stesso funzionali e decorative» spiega Massimiliano Tosetto, managing director di Lodes. Inoltre, verrà presentato Map, un sistema di illuminazione a soffitto e parete, progettato con Geckeler Michels, che supera i limiti delle tradizionali soluzioni luminose, bilanciando design dinamico con prestazioni avanzate. Personalizzare sistemi di luce è parte del Dna dell’azienda. «Standard Bespoke, grazie all’unione di lampade e rosoni, offre soluzioni luminose dalle infinite possibilità di personalizzazione; con map è possibile disegnare la configurazione preferita scegliendo temperatura colore e percezione luminosa», continua Tosetto. Da sempre Lodes è il luogo dove il concetto di bellezza è legata al prodotto. «È chi si relaziona con un prodotto a decidere cosa è bello. La bellezza è legata al piacere che un prodotto può dare e alla sua capacità di adattarsi ai gusti dei suoi utilizzatori».

Il cammino di Nemogroup, che raggruppa oggi Nemo lighting, Ilti Luce, Reggiani, FontanaArte e Driade, conferma la volontà di «creare sinergie tra i marchi e sviluppare nuove prospettive internazionali». Come spiega Andrea Spallino, chief operating officer di Nemo Group, «L’aggregazione di queste realtà è un progetto fondato su affinità culturali e valori condivisi. L’obiettivo non è solo gestire queste aziende, ma rafforzarle, garantendone la longevità e preservandone l’identità». Nemo Group punta a ridefinire l’innovazione nel design, offrendo soluzioni che integrino estetica, funzionalità, accessibilità e ricerca tecnologica. Aggiunge Spallino: «Vogliamo creare prodotti senza tempo e questo è possibile grazie anche all’evoluzione dei Led e alla miniaturizzazione dell’elettronica, che non solo migliorano le prestazioni, ma trasformano il linguaggio progettuale, dando vita a forme essenziali e al tempo stesso altamente sofisticate».

Artemide, dal 1990, è «Human e Responsible Light», racconta Carlotta de Bevilacqua, presidente e ceo dell’azienda; già nel ’98, con una campagna pubblicitaria di Pirella Gotshe Lowe, Artemide non mostrava la lampada ma raccontava di come la luce può portare il benessere. «In linea con questo approccio abbiamo brevettato la tecnologia Integralis (2020), che nutre la nostra salute sanificando gli spazi, e il sistema architetturale, progettato da BIG, che riporta la percezione della luce al suo aspetto naturale». Prosegue de Bevilacqua: «L’individuo deve essere autore dei propri scenari di luce, per questo abbiamo sviluppato Artemide App, un sistema intuitivo per la gestione dei prodotti, molti dei quali dotati di interazione diretta con touch dimmer e sensori». Sin dalla sua fondazione con Ernesto Gismondi, Artemide ha investito nella ricerca e nella cultura del progetto, creando icone di design. «La sfida è saper ascoltare il mondo, attraverso il dialogo con competenze interdisciplinari. La bellezza deve essere il risultato finale dato dal talento ma deve interpretare dei valori, rispondere ai bisogni di luce. Per generare soluzioni che durano nel tempo, al di là delle mode».(Riproduzione riservata)
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