SAG, il distillato persiano che conquista i cocktail bar di New York
Dallo skate park di Teheran ai locali di Brooklyn, quattro amici trasformano un ricordo in un distillato artigianale che racconta identità, gusto e nostalgia, oggi protagonista nei migliori indirizzi lifestyle
Sono gli anni di metà 2000 e quattro ragazzi si ritrovano allo skate park vicino a casa a Teheran, la musica accompagna le loro evoluzioni. Cadono, si rialzano, ricadono e ridono finché stanchissimi si siedono e fanno passare fra loro una bottiglia di aragh sagi. Lo fanno con movimenti veloci e guardinghi perché, dal 1979, quel semplice gesto di condivisione era vietato. Non solo il consumo di alcol, ma anche il divieto di produzione e commercializzazione.

Dopo anni, i quattro amici che, per svariati motivi, la vita ha portato lontano da quello skate park di Teheran, inaspettatamente si ritrovano a New York dove ognuno di loro ha intrapreso la propria carriera. C’è però ancora qualcosa che li accomuna ed è la nostalgia di casa e delle loro giornate passate insieme. Decidono allora di rivivere l’atmosfera di quei fine settimana e, per ricrearla nella Big Apple, provano a produrre in casa il loro aragh sagi. Prima lo bevono fra di loro, poi lo condividono con altri expat e lo propongono nel bar di Brooklyn di cui è proprietario uno dei quattro con successo. Così, due anni fa, hanno realizzato le prime 300 bottiglie di SAG, come omaggio alla loro patria che sono andate esaurite immediatamente, per lo più fra gli immigrati iraniani in cerca di un ricordo di casa.

Il successo è tale che oggi il liquore è distribuito in più di 30 bar e ristoranti a New York, molti dei quali con un focus persiano o medio-orientale, e venduto nei negozi di New York, California e Georgia. Ma da dove nasce l’aragh sagi? Nato come marchio commerciale negli anni 60, è un distillato artigianale di uvetta (Aragh Keshmesh) che affonda le sue radici in una tradizione persiana molto più antica. Il nome con cui lo si conosce oggi, infatti, glielo diede la società Meikadeh di Qazvin quando iniziò a produrre un distillato di uvetta industriale che scelse come logo un cane beagle (per questo motivo i consumatori iniziarono a chiamarlo scherzosamente Aragh Sagi, ossia distillato del cane).
SAG, l’invasione iraniana dei bar di New York…e non solo

«Molte persone», ha detto Imani, «quando installiamo dei pop-up o partecipiamo a eventi dove possono venire a parlare con noi, bere insieme e comprare il nostro aragh sagi, si emozionano così tanto e tutti ci dicono che ritrovano un sapore che non sentono più da decenni». Per la produzione i quattro si sono appoggiati alla distilleria di Yonkers la Nahmias et Fils di David e Dorit Nahmias. Davis proviene da una famiglia ebrea marocchina, e tra i suoi prodotti c’è il mahia, uno spirit a base di fichi del Marocco che, come l’aragh sagi, si era praticamente estinto. «Ciò che ci ha convinto a intraprendere questa collaborazione», spiega Dorit «è che avevano la nostra stessa passione: portare avanti una tradizione che si è persa». Infatti, unendo cultura e storia, SAG offre un assaggio delle feste clandestine e illegali e di una scena musicale dove birra fatta in casa e distillati clandestini scorrevano a fiumi.

«L’aragh sagi», ribadisce Siavash Karampour, «non è solo alcol, ma un’anima ribelle». Unendo il sapore di liquirizia del dragoncello con l’acidità e la piacevolezza del lavashak (rotoli di frutta secca), o l’amarezza e l’asprezza del limone nero con la dolcezza del melograno o dell’anguria, SAG offre ai sensi un viaggio verso casa, per alcuni verso una nuova terra. Naturale estensione delle aspirazioni artistiche dei fondatori, «SAG», confermano i fratelli Oskouei «è la narrazione che coinvolge i sensi nella sua forma migliore e ci ricorda che la cultura respira attraverso i rituali che mantengono vivi i nostri ricordi».

SAG viene impiegato in diversi soprattutto in locali di ispirazione iraniana. Al Masquerade gli elementi tradizionali persiani come le carni alla griglia, il riso infuso con lo zafferano, le erbe aromatiche e gli stufati a cottura lenta si abbinano con aragh sagi in purezza o con i cocktail che lo vedono protagonista come l’Eclipse con SAG, melograno e succo di limone (sopra). A Bushwick, Ali Saboor ha inserito nel menù beverage del suo ristorante Eyval il SAG perché «è il tipo di roba che mio padre beveva quando ero bambino. Quel sentore di uvetta mi ha colpito, perché è quello del tradizionale aragh iraniano».
Aragh sagi fra Europa e Canada
SAG è l’unico aragh sagi tradizionale prodotto negli Stati Uniti, e uno dei tre al mondo. Gli altri sono Cyrus, distillato nei Paesi Bassi, e Persian Empire, in Canada.

Cyrus è una distilleria di Den Bosch, Olanda, omaggio a uno dei più grandi condottieri della storia: Ciro il Grande. Fondata nell’ottobre 2016 dal proprietario di un ristorante persiano, Cyrus nasce dalla volontà di rispondere alle richieste degli ospiti di completare la loro esperienza gastronomica con una bevanda persiana autentica. Ispirato da questa richiesta, Zabi Bahar ha deciso di creare qualcosa di veramente speciale, fondendo il meglio di due mondi. Il risultato è stata la prima birra allo zafferano al mondo, un mix tra il prezioso zafferano persiano e la tradizionale arte birraia belga a cui sono seguiti il gin allo zafferano, la vodka allo zafferano e il tradizionale arak sagi.

Ha invece sede a Peterborough, in Ontario, la Persian Empire Brewery and Distillery, guidata da Bruce, quarta generazione della famiglia Khabbazi che da sempre opera nel settore alimentare. Approdato nel mondo degli spirits nel 2006, Bruce cerca di andare alla radice della distillazione iraniana. Nascono così l’aragh sagi Argento, che segue la ricetta tradizionale con l’uvetta sultanina, il Vedova Nera, che unisce all’uvetta i datteri, quello allo zafferano e il Gold, invecchiato in botti di rovere per 18 mesi durante i quali acquista aromi di quercia, vaniglia e spezie. (Riproduzione riservata)
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- Cosa si intende per distillato artigianale di uvetta e quali sono le sue caratteristiche principali?
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