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Elvira Nabiullina
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In Russia solo la banchiera centrale Elvira Nabiullina può dire di no a Putin. Ecco perché

10 maggio 2024, 20:40 Ultimo aggiornamento: 21:00

Così la governatrice della Banca centrale russa è riuscita a conquistare il rispetto del capo del Cremlino | Banche, ecco i 7 istituti europei più esposti in Russia secondo Morningstar. Nella top 3 c’è anche un’italiana

L’unica donna che riesce a dire di no a Vladimir Putin. Elvira Nabiullina, governatrice della banca centrale russa, si è fatta questa fama in Occidente, al punto che sono anche usciti alcuni articoli un po’ deliranti che la indicavano come prossima numero uno del Cremlino.

Si è molto arzigogolato sul fatto che alla sua prima uscita pubblica dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, la banchiera centrale si fosse presentata tutta vestita di nero, come se partecipasse a un funerale. Fatto sta che ha sempre agito per il bene dell’economia russa in questi frangenti a dir poco difficili e il suo ottimo lavoro è stato riconosciuto nei fatti da Putin, visto che Nabiullina è governatrice di lunga durata, dall’ormai lontano giugno 2013, e il capo del Cremlino ha respinto le sue dimissioni presentate proprio poco dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina.


In questo frangente Putin si è dimostrato molto più accorto del collega turco Recep Tayyip Erdogan, che per alcuni anni ha imposto banchieri centrali a lui totalmente subordinati e che attuavano politiche monetarie controcorrente (o surreali) per rispondere alle sue esigenze di breve termine. Alla fine si è però rassegnato all’idea di non poter sovvertire le regole basilari dell’economia e la sua scelta è tornata a cadere su governatori che per combattere l’iper-inflazione alzano i tassi d’interesse (quelli turchi ora sono al 50%).


Nabiullina ha invece sempre avuto la testa sulle spalle, fin dal 2014, quando con l’annessione della Crimea alla Russia si è verificata la prima grave crisi fra Mosca e Kiev, con le conseguenti sanzioni occidentali, allora abbastanza blande, e lei ha tenuto la barra dritta riuscendo a difendere bene il rublo, lasciandolo fluttuare. Ma quelli erano tempi diversi, in cui le aziende occidentali potevano ancora fare affari in Russia. E così Nabiullina era stata accolta nell’élite del G8 (i molti con la memoria corta si saranno dimenticati che per lunghi anni il G7 ha avuto un membro in più: la Russia), al punto che nel 2018 Christine Lagarde, all’epoca alla guida del Fondo Monetario Internazionale, dopo aver parlato in modo lirico del loro comune amore per l’opera, l’aveva indicata come la donna che può far «cantare le banche centrali».

Passi da gigante

Che passo da gigante per Nabiullina, figlia di operai tatari (quindi appartenenti a una minoranza), nata nel 1963 a Ufa, una città della Repubblica russa del Bashkortostan, a più di 1.000 chilometri da Mosca.
Nabiullina si è laureata in Economia all'università di Mosca, entrando presto a fare parte dell'élite tecnocratica post-comunista impegnata a rimettere ordine dopo il far west dell'era Eltsin per sostituirlo con qualcosa di più solido.

Si è sposata con Yaroslav Kuzminov, fondatore nel 1992 della Scuola Superiore di Economia a Mosca, di cui è stato rettore fino al 2021, roccaforte russa del pensiero liberale in economia. Entrata nella cordata di Herman Gref, attuale numero uno del colosso bancario statale Sberbank, lo ha sostituito nel 2007 nella carica di ministro dello Sviluppo Economico e del Commercio. Nel 2013 Putin l’ha nominata governatrice della banca centrale, prima donna ad assumere questo ruolo in un Paese del G8 (Janet Yellen approderà alla guida della Federal Reserve solo l'anno seguente).

La situazione attuale

Nel 2022, una volta riconfermata da Putin per un terzo mandato alla guida della banca centrale, Nabiullina ha dovuto subito affrontare le sanzioni, stavolta durissime, dell’Occidente. La sua decisione di aumentare i tassi di interesse al 20% subito dopo l'inizio della guerra e l'imposizione di controlli sui capitali sono stati fattori cruciali nella difesa del rublo e nella prevenzione di gravi fughe di capitali che avrebbero potuto far deragliare l'economia russa, che solo ora comincia a dare segnali preoccupanti. Una situazione prevista dalla stessa Nabiullina: «Se si cerca di forzare il motore oltre le sue possibilità, dando gas con tutte le forze, il motore prima o poi si surriscalda, e non andremo lontano. Avanzare è possibile, anche velocemente: ma non a lungo», aveva detto qualche tempo fa.

Attualmente i tassi d’interesse sono al 16% e vengono giudicati troppo alti dagli imprenditori. Nel comunicato seguito alla sua ultima riunione del 26 aprile la banca centrale russa ha scritto che «il ritorno dell’inflazione al target e la sua ulteriore stabilizzazione intorno al 4% presuppongono che le condizioni monetarie restrittive saranno mantenute nell’economia per un periodo più lungo di quanto previsto in precedenza».

Se è vero che le previsioni di crescita del pil per il 2024 sono state riviste al rialzo al 2,5-3,5%, è altrettanto vero che la Russia soffre di un grave e forse inatteso problema: la mancanza di manodopera e di lavoratori qualificati. Tra gente spedita al fronte e cittadini russi che all’inizio della guerra si trovavano all’estero e non sono più tornati e altri che sono comunque riusciti a espatriare è davvero dura coprire i posti di lavoro vacanti. E in questo caso Nabiullina non può farci proprio niente. (riproduzione riservata)



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