La Banca di Inghilterra (BoE) ha tagliato i tassi di interesse dello 0,25%, portando quello di riferimento al 4,75%. Si tratta del secondo taglio al costo del denaro quest’anno, dopo quello di agosto e lo stop di settembre, quando l’inflazione era scesa al di sotto dell’obiettivo del 2%. Come specificato dalla stesa banca, il comitato di politica monetaria ha preso la decisione di tagliare i tassi con una maggioranza di 8-1, con un solo membro del comitato che ha votato per mantenere invariati i tassi.
Secondo la Boe, «si sono registrati continui progressi nella disinflazione, in particolare grazie all’attenuarsi dei precedenti shock esterni, anche se le rimanenti pressioni inflazionistiche interne si stanno risolvendo più lentamente». «Sulla base dell’evoluzione dei dati, resta appropriato un approccio graduale volto a rimuovere le restrizioni di politica monetaria», ha comunque precisato la Boe nella nota.
La retorica che ha accompagnato l’annuncio di giovedì 7 novembre «suggerisce un approccio misurato ai tagli dei tassi in futuro, con probabilità di tagli trimestrali, anziché sequenziali come ci si sarebbe potuto aspettare prima della manovra sul budget», secondo gli analisti di Candriam. «Tuttavia», fanno notare gli analisti, «va notato che queste stime si basano su tassi di interesse più bassi di circa 30 punti base alla fine del 2025 (e oltre) rispetto a quanto prezza il mercato oggi. Continuiamo a ritenere che il prezzo di mercato per il tasso terminale nel Regno Unito sia troppo alto».
Secondo i banchieri l’inflazione aumenterà leggermente nel corso del 2025. La Banca d’Inghilterra ha calcolato, infatti, che le politiche di bilancio di Rachel Reeves presentate la scorsa settimana alimenteranno l’inflazione, ma aumenteranno anche il tasso di crescita del Regno Unito.
Le misure come l’aumento del tetto massimo di 3 sterline per le tariffe degli autobus, l’aggiunta dell’Iva sulle tasse delle scuole private e l’aumento delle accise sui veicoli a partire da aprile, secondo i banchieri faranno aumentare il costo della vita. Si stima che il bilancio aumenterà l’inflazione Cpi, che era dell’1,7% a settembre, al massimo, di poco meno di mezzo punto percentuale, «riflettendo sia gli effetti indiretti del margine più piccolo di eccesso di offerta sia gli impatti diretti delle misure di bilancio». I banchieri suppongono che anche l’aumento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro avrà un impatto al rialzo, anche se ridotto, sull'inflazione. Si prevede, inoltre, che le misure annunciate nel bilancio autunnale incrementeranno il livello del pil di circa lo 0,75%, raggiungendo il picco tra un anno. (riproduzione riservata)