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Referendum Giustizia 2026, affluenza record: più del 46% degli italiani alle urne. Si può votare fino alle 15
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Referendum Giustizia 2026, affluenza record: più del 46% degli italiani alle urne. Si può votare fino alle 15

23 marzo 2026, 10:56

Primato in Emilia Romagna con il 53,7% di elettori andati alle urne nella giornata di domenica 22 marzo

Tocca quota 46,07% il dato dell'affluenza nella prima giornata di seggi aperti per il Referendum sulla Giustizia 2026. Un valore in netta crescita rispetto al referendum costituzionale del 2020, quando il primo giorno si chiuse col 40% e i due giorni registrarono un tasso di partecipazione al 53,8%.

La regione che ha registrato, almeno nella prima giornata, il maggior numero di italiani alle urne è l’Emilia Romagna (53,7%) si legge nel portale Eligendo del Viminale. Maglia nera, invece, alla Sicilia con un’affluenza che non è arrivata neanche al 35%.

Non trattandosi di un referendum abrogativo, ma di uno confermativo, non è necessario raggiungere il quorum (la partecipazione del 50% + 1 degli aventi diritto). Il fatto però che, con ogni probabilità, si supererà il 50% dei votanti è un segnale di un ritorno alle urne degli italiani, aspetto irrinunciabile in una democrazia. Si può votare fino alle 15 di oggi, lunedì 23 marzo.

Quali modifiche porterebbe la riforma

A ottobre il Parlamento ha approvato la riforma della magistratura, che prevede tre grosse modifiche: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri (pm): la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura separati (uno per i giudici, uno per i pm) e sorteggio dei membri; nonché la creazione dell'Alta Corte Disciplinare per valutare l'operato di giudici e pm.

Entrando nello specifico, con la separazione delle carriere non sarà più possibile cambiare funzione: i magistrati dovranno decidere in partenza se essere giudici o pubblici ministeri. Attualmente, invece, i magistrati possono cambiare carriera una sola volta e nei primi dieci anni dall'entrata in servizio, passando da giudice a pubblico ministero o viceversa.

Se passerà la riforma verranno creati due Consigli superiori della magistratura distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Per di più, verrà modificato il sistema di selezione dei componenti dei componenti dei (a quel punto due) Csm: 20 saranno sorteggiati (e non più votati) tra i magistrati che hanno i requisiti e 10 membri saranno sempre estratti da una lista creata dal Parlamento.
 

La riforma vuole inoltre la creazione di un nuovo organo che giudica i magistrati. Attualmente se un magistrato sbaglia, viene giudicato da una sezione interna allo stesso Csm, mentre con con la riforma verrebbe creata l'Alta Corte disciplinare, che giudicherà gli errori dei magistrati nel loro lavoro. Composta da 15 giudici.

Le ragioni del sì

Per i sostenitori del sì, la separazione delle carriere renderebbe il giudice davvero equidistante tra accusa (pubblico ministero) e difesa (avvocato). Attualmente invece poiché condividono concorso, formazione e organi di autogoverno, giudici e pm sarebbero percepiti come colleghi. Separando le magistrature, si eviterebbe uno squilibrio a svantaggio della difesa.

Allo stesso tempo separare le magistrature fin dall'inizio permetterebbe di formare professionisti più specializzati nelle rispettive funzioni (giudicante o requirente).

Il meccanismo del sorteggio dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura punta a spezzare il legame tra le nomine dei magistrati e le correnti (cioè le associazioni interne alla magistratura).

La creazione di un'Alta corte disciplinare, separata dai Consigli Superiori della Magistratura servirebbe a evitare che i magistrati siano giudicati dai loro stessi organi di governo, e così le sanzioni dovrebbero essere più imparziali e rigorose.

Le ragioni del no

Secondo i sostenitori del no, la separazione delle magistrature esisterebbe già: con la riforma Cartabia del 2022 i passaggi di carriera sono consentiti una sola volta entro 9 anni e poi meno dell’1% dei magistrati cambia funzione.

Passando poi al sorteggio dei membri togati del Csm verrebbe meno la selezione basata su merito ed esperienza e si otterrebbe poi un gruppo politicamente coeso (i laici indicati dal Parlamento) che potrebbe prevalere su magistrati isolati e disorganizzati, perché estratti a sorte. Ne consegue il rischio di una magistratura non del tutto indipendente dal potere esecutivo.

Infine, per chi vota no l'Alta Corte disciplinare eliminerebbe la possibilità di fare ricorso in Cassazione da parte dei magistrati che ricevono dalla stessa corte un provvedimento disciplinare. E comunque si tratterebbe di un nuovo organo da finanziare con risorse pubbliche.

Come votano i partiti

Tutti i partiti del centro destra che sono al governo si schierano per il sì alla riforma: Fratelli d’Italia, Forza Italia, la Lega e Noi Moderati. Stessa opinione sostenuta dal nuovo partito Futuro Nazionale, fondato dall’ex-leghista, Roberto Vannacci. Nonché da + Europa e da Azione.

Per il no sono schierati, invece, il Pd, il Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Non ha preso una posizione netta Italia Viva, lasciando libertà di voto ai suoi elettori. (riproduzione riservata)



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