Il caro-materiali torna al centro del dibattito sulla prossima legge di Bilancio e mette a rischio la tenuta dei cantieri pubblici. Anche per evitare che l’aumento dei costi si traduca in nuovi ritardi, rallentamenti o addirittura blocchi delle opere pubbliche, servirebbero 20 miliardi di euro di risorse aggiuntive. A quantificare il fabbisogno è stato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, intervenendo al Meeting di Rimini. «Io stesso, per il ministero, avrei bisogno di almeno 6 o 7 miliardi solo per compensare l’aumento dei prezzi sugli appalti che ho assegnato». Altrimenti diversi cantieri potrebbero fermarsi già a settembre. Un nodo da sciogliere al più presto, visto che oggi sono in corso lavori per circa 260 miliardi di euro in tutto il Paese.
Il problema nasce dall’aumento dei costi delle materie prime e delle forniture necessarie per realizzare le opere pubbliche. Il primo campanello d’allarme riguarda il bitume, già interessato da nuovi rialzi (+55,4% rispetto a febbraio 2026, dati Ance) insieme alle materie plastiche e agli altri derivati del petrolio. A questo si aggiunge l’aumento del gasolio (+68,4%), che si riflette sui costi di trasporto e quindi sull’intera filiera delle costruzioni. Rincari che, in media, incidono per il 20-25% sul valore della produzione, ma che per alcune grandi opere, soprattutto ferroviarie, possono arrivare fino al 40-50%.
Per i contratti già aggiudicati significa dover fare i conti con extracosti che le imprese non avevano previsto al momento della gara e che rischiano di compromettere l’equilibrio economico degli appalti. Un problema per il settore edile che si trascina da anni, fin dallo scoppio della guerra in Ucraina nel febbraio 2022. E adesso, con l’aggravarsi delle nuove tensioni internazionali e in particolare con la crisi nello Stretto di Hormuz rischia di peggiorare.
Ecco che secondo il presidente dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), Antonio Ciucci, servono subito 3,8 miliardi di euro per evitare il blocco dei cantieri aperti lungo la penisola. Nello specifico, due miliardi «destinati al pagamento degli arretrati legati relativi a compensazioni già maturate». Si tratta quindi di risorse dovute, la cui mancata erogazione incide direttamente sulla liquidità delle aziende. Servirebbero, inoltre, «circa 1,8 miliardi per coprire gli extracosti nel 2026, anche se è solo una stima», ha precisato Ciucci. Intanto l’assestamento di bilancio ha previsto uno stanziamento aggiuntivo di soli 100 milioni per l’anno in corso e per il 2027 è prevista una dotazione di 500 milioni di euro di competenza, che consentirebbe di coprire circa un quarto del fabbisogno complessivo. L’importante è far passare il messaggio che il caro materiali non può più essere «considerato un problema contingente e temporaneo. Dunque serve una risposta forte che metta al riparo la crescita economica del Paese scongiurando effetti negativi per l’occupazione e la tenuta delle imprese», ha evidenziato il numero uno dell’Ance. Ecco che, parallelamente alla manovra, si afferma anche il tema di assicurare alle opere un quadro normativo certo pluriennale e di mettere in piedi una programmazione per garantire continuità alla produzione soprattutto dopo la fine del Pnrr. Oramai a giorni. (riproduzione riservata)