Gli Stati Uniti provano ad affogare l’Iran con una nuova ondata di sanzioni in cinque settori strategici (risorse digitali, tech, oro, aviazione e trasporti marittimi) per costringere Teheran a un accordo di pace. Chi farà affari con gli ayatollah rischierà a sua volta sanzioni e l’esclusione dal sistema del dollaro, avvertimento rivolto soprattutto alla Cina.
Ma per Jorge León, responsabile dell’analisi geopolitica di Rystad Energy, «l’annuncio si è rivelato molto meno drammatico del previsto. Sembra molto più un inasprimento dell'attuale regime di sanzioni che una nuova arma economica». Così il petrolio Brent continua a muoversi intorno ai 90 dollari al barile.
L'Iraq ha proposto a Iran e Arabia Saudita un «consiglio congiunto di coordinamento sulla sicurezza» per affrontare la grave «crisi di fiducia» tra le due potenze regionali. Lo ha annunciato il consigliere per gli Affari di sicurezza del premier iracheno Ali al-Zaidi, Qasim al-Araji, in un’intervista all'emittente di Stato Iraqiya Tv. L’iniziativa arriva in un momento di forte instabilità regionale: l'Arabia Saudita ha di recente intercettato diversi droni diretti contro impianti petroliferi e la capitale Riad, attribuendo l'attacco a milizie sostenute dall'Iran e operanti dal territorio iracheno. Nelle ultime settimane, raid aerei congiunti di Arabia Saudita e Stati Uniti contro basi delle Forze di mobilitazione popolare (Pmf) in Iraq avevano suscitato dure critiche da Baghdad per violazione della sovranità nazionale. Al-Araji ha inoltre ribadito l'obiettivo del governo iracheno di sottoporre tutte le fazioni armate e gli arsenali al controllo esclusivo dello Stato, in vista del ritiro della coalizione internazionale a guida Usa.
Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti offre ricompense fino a 10 milioni di dollari per informazioni su cinque alti esponenti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani. Lo annuncia il programma Rewards for Justice del Servizio di sicurezza diplomatica americano. Washington accusa i pasdaran di pianificare, organizzare ed eseguire attività terroristiche nel mondo e invita chi dispone di informazioni sui vertici dell'organizzazione, sulle sue branche o sui componenti, a contattare le autorità tramite una linea su Tor, Signal o altri canali indicati. I cinque dirigenti ricercati sono Ahmad Vahidi, comandante dei pasdaran; Ali Abdollahi, capo del quartier generale centrale Khatam al Anbiya; Sa'id Aghajani, comandante dell'aerospazio dei pasdaran e dei droni; Hamidreza Lashgarian, responsabile del comando di guerra elettronica; e Majid Khademi, capo dell'ufficio di intelligence.
«I democratici della sinistra radicale stanno impazzendo con i sondaggi falsi. Li stanno diffondendo a livelli mai visti prima. Si chiamano Operazioni di demoralizzazione, con cui cercano di demoralizzare i repubblicani affinché non vadano a votare. Ma i sondaggi reali sono straordinari e lo spirito nel nostro Paese non è mai stato così alto». Lo ha scritto su Truth Social il presidente Usa, Donald Trump, aggiungendo che «stiamo vincendo contro tutti, incluso l'Iran, il cui Paese è in una spirale di collasso economico e militare».
L'Iran ha promesso ritorsioni contro l'ampliamento delle sanzioni statunitensi annunciato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, affermando di essere pronto a rispondere sia sul piano economico sia, se necessario, con azioni contro gli interessi vitali americani e gli snodi energetici.
«Per le sanzioni americane siamo pienamente pronti», ha dichiarato il ministro dell'Economia iraniano Ali Madanizadeh alla televisione di Stato. «I nemici intendono lanciare contro di noi un attacco terroristico economico, ma anche noi abbiamo i nostri strumenti e sappiamo come giocare. La nostra difesa non è più soltanto difensiva: i nemici devono attendersi un attacco».
Madanizadeh ha aggiunto che né Cina né Russia avrebbero «accettato» le misure americane e ha previsto che altri Paesi resisteranno alle pressioni di Washington. Anche il portavoce dei Guardiani della rivoluzione, i pasdaran, Hossein Mohebbi ha minacciato duri colpi contro gli interessi vitali statunitensi e gli stretti energetici se le infrastrutture iraniane saranno minacciate. Prima dell'annuncio, Teheran aveva già evocato una possibile risposta militare e un'ulteriore riduzione delle esportazioni petrolifere dal Golfo.
Il Pakistan ha compiuto «progressi significativi» negli ultimi colloqui con Teheran, dedicati alla prevenzione di un'ulteriore escalation del conflitto e alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato l'esercito pakistano. «Il presidente iraniano ha condiviso con franchezza la prospettiva del suo governo e abbiamo avuto uno scambio molto costruttivo sulle questioni in gioco», ha scritto su X il ministro dell'Interno pakistano Mohsin Naqvi, che ha accompagnato a Teheran il capo dell'esercito Asim Munir.
Il capo di stato maggiore delle forze armate pachistane, Asim Munir, ha concluso la sua visita di un giorno in Iran. Il feldmaresciallo, ha tenuto colloqui con Teheran incentrati su temi quali la prevenzione di un'ulteriore escalation del conflitto tra Iran e Usa e la riapertura dello Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dall'esercito pakistano in una nota citata da The Times of Israel. Munir ha discusso della pace nella regione e delle modalità per arrivare a una soluzione negoziata delle controversie, aggiunge il comunicato.
Una petroliera è stata colpita da un proiettile nello Stretto di Hormuz, al largo delle coste dell'Oman. La nave, rimasta bloccata, ha riportato danni alla sala macchine ma non ci sono state vittime tra i membri dell'equipaggio. Lo ha reso noto l'Ukmto (United Kingdom Maritime Trade Operations), l'agenzia britannica per le operazioni di commercio marittimo. «Il comandante di una petroliera riferisce che l'imbarcazione e' stata colpita da un proiettile di origine ignota, subendo danni alla sala macchine e rimanendo immobilizzata», ha dichiarato l'Ukmto in un comunicato, precisando che l'equipaggio è al sicuro». (riproduzione riservata)