Ci sono anche i data center nel futuro delle società che si occupano di batterie. Questo vale almeno per Redelfi, società quotata all’Egm e specializzata negli iter autorizzativi per le cosiddette Bess (Battery energy storage system), sistemi di grandi batterie a supporto della rete di trasmissione elettrica, utili soprattutto per gestire picchi di produzione (in alto o in basso) tipici delle energie rinnovabili.
Proprio la profonda conoscenza della rete nazionale di alta tensione gestita da Terna ha messo Redelfi in condizione di avviare questo nuovo campo di attività. «La parola chiave e il comune denominatore che unisce Bess e data center è connessione», spiega il presidente Davide Sommariva. «Il punto di forza dal quale siamo partiti è proprio questo: saper individuare, in base alle caratteristiche della rete elettrica, quali sono i punti più adatti nei quali poter collocare un sito fortemente energivoro come è un’infrastruttura digitale, appunto un data center».
Anche in questa iniziativa Redelfi sarà affiancata dal partner inglese Wrm, già presente come co-finanziatore nel core business delle batterie attraverso la jv Bright Storage. La struttura prevista con questo fondo stabilisce un piano di co-finanziamento per tappe e un Dsa, ossia un Development services agreement, con pagamenti in tranche legati all’avanzamento dell’iter autorizzativo.
Il meccanismo consente a Redelfi di incassare flussi di cassa progressivi e ricorrenti lungo tutta la fase di sviluppo dei progetti, particolarmente lunga nel caso dei Bess, la cui durata varia tra 24 e 48 mesi. Un modo per potersi finanziare e anche di condividere il rischio. In particolare, nelle aree in cui è maggiore la richiesta di installare un data center, ossia il nord Italia, Redelfi ha individuato da quattro a sei collocazioni ideali per la qualità delle connessioni realizzabili e dove poter avviare progetti di corporate data center, ovvero di medie dimensioni. «Il problema della strozzatura della rete non è banale quando si deve decidere dove realizzare progetti di questo tipo», spiega il presidente di Redelfi, «per cui chi intende avviare un data center deve affrontarlo. Noi siamo nelle condizioni per aiutarlo avendo sviluppato un elevato know how in materia lavorando sulle Bess».
Sul fronte batterie Redelfi in Italia ha consegnato finora agli enti preposti richieste di autorizzazione per 4 Gw di progetti e la chiusura dei primi iter dovrebbe arrivare entro quest’anno. Sul mercato le quotazioni, che avevano avuto una fase calante in seguito all’asta Macse di fine settembre, sono tornate in linea con i numeri precedenti, ovvero superiori ai 35 mila euro per MW presenti nel piano industriale 2023-2026 di Redelfi, il che consentirebbe di procedere a una presentazione delle stime future sulla base di numeri migliori.
Resta in sospeso invece la partita americana, dove Redelfi aveva avviato due iniziative (una in jv con il gruppo italiano Altea Green Power, quotato allo Star, e l’altra con operatori locali per lo sviluppo di parchi Bess. Progetti che però, con l’amministrazione Trump sfavorevole alle rinnovabili, sono stati congelati, almeno per il momento. In questo caso un segnale positivo potrebbe giungere da un eventuale taglio dei tassi che potrebbe rendere meno oneroso l’investimento.
In borsa il titolo si sta comportando bene, nell’ultimo anno è cresciuto di circa il 160%, poi c’è stata una fase di prese di beneficio che ha portato l’azione sopra gli 11 euro. Dopo essersi messo in evidenza come uno dei titoli più brillanti del segmento Egm, si potrebbe pensare a un passaggio al listino principale, magari allo Star (titoli ad alti requisiti). I numeri lo consentirebbero ma il presidente frena: «Non è una priorità perché siamo già impegnati su molti fronti. Abbiamo già raggiunto un buon livello di flottante e tra nostri azionisti ci sono diversi fondi e altri investitori istituzionali». Tra questi spiccano quelli di Alkemia e di Algebris, con quote di capitale che superano la soglia del 5%. (riproduzione riservata)