Una soluzione mini invasiva per migliorare i fastidiosi sintomi urinari dell’ipertrofia prostatica benigna di cui soffrono circa 6 milioni di uomini italiani. Si tratta di una procedura che utilizza iTind, un dispositivo temporaneo che non richiede interventi chirurgici né impianti permanenti. Il fisiologico ingrossamento della prostata è una condizione maschile comune correlata all’età e, anche se non causata da neoplasie, può provocare sintomi cronici del basso tratto urinario che compromettono la qualità di vita. Circa il 50% degli ultracinquantenni e l’80% degli ultraottantenni deve infatti affrontare disturbi come la necessità frequente di urinare, un flusso urinario debole o la difficoltà a svuotare completamente la vescica, situazioni che possono creare imbarazzo nella vita lavorativa o di relazione.
Il trattamento con iTind è stato testato in studi clinici che ne hanno confermato la sicurezza e l’efficacia anche a lungo termine, con risultati positivi fino a 6,6 anni dopo la procedura. L’utilizzo prevede che venga inserito ripiegato tramite una sonda e poi si apra ad ombrello ritornando della sua forma originaria all’interno dell’uretra prostatica, una possibilità consentita dalla sua composizione in una lega di nichel e titanio con memoria di forma. L’inserimento richiede una minima anestesia locale o una lieve sedazione in day surgery e dura 5-10 minuti, non compromette l’eiaculazione né prevede l’utilizzo di catetere vescicale. Il dispositivo rimane in posizione per 5-7 giorni, esercitando una compressione meccanica che rimodella i tessuti prostatici e del collo della vescica, ricreando i canali per consentire la fuoriuscita dell’urina. Viene poi rimosso in ambulatorio permettendo un rapido sollievo dai sintomi e un pronto ritorno alla normalità.
«iTind consente di trattare anche pazienti con caratteristiche particolari, ovvero con prostate di piccole dimensioni e colli vescicali alti o stenotici che li renderebbero non idonei ad altre metodologie», spiega Silvia Secco, urologa dell’azienda socio-sanitaria territoriale Grande ospedale metropolitano Niguarda di Milano. «La percentuale di successo del trattamento è elevata, anche se, come per tutte le metodiche mininvasive, deve essere considerato un trattamento ponte, in attesa di procedure più definitive, se necessarie. Sicuramente, i trattamenti mininvasivi non compromettono la possibilità di eseguire altre procedure in futuro, qualora richiesto dal paziente e questo rappresenta un vantaggio importante. Resta fondamentale la selezione del paziente, delle sue caratteristiche anatomiche e delle sue esigenze: consigliabile quindi rivolgersi a centri con esperienza».
Il trattamento con iTind è indicato per uomini che desiderano evitare la terapia farmacologica o gli interventi chirurgici più invasivi e che abbiano un volume prostatico inferiore ai 75ml, ancora una buona funzionalità vescicale e che nella prostata non presentino lobo mediano ostruttivo.(riproduzione riservata)