La radioterapia con Cyberknife previene il rischio di recidive in più dell'89% dei pazienti con cancro alla prostata trattati, anche a distanza di sette anni. L'efficacia del robot radiochirurgico è emersa dai risultati dello studio di follow up presentati di recente a Milano dagli esperti del Centro diagnostico italiano in occasione del congresso dell'International Stereotactic radiosurgery society. La ricerca ha coinvolto 221 pazienti con età media di 74 anni (la fascia di età era compresa fra 52 e 86 anni), affetti da carcinoma prostatico clinicamente localizzato e che nel periodo 2007-2016 sono stati trattati con radioterapia corporea stereotassica mediante Cyberknife.
Il tasso di sopravvivenza libera da recidiva dopo più di 7 anni è dell'89,1%. Cyberknife si compone di un acceleratore lineare montato su un braccio robotico mobile in grado di spostarsi in tutte le direzioni intorno al paziente, tanto da potersi collocare in 1.500 posizioni differenti, coordinandosi con i movimenti respiratori del soggetto trattato. Il dispositivo invia con precisione circa 150 fasci di radiazioni di spessore millimetrico, consentendo di somministrare dosi molto elevate di radiazione senza, tuttavia, danneggiare i tessuti sani circostanti.
«Il trattamento con Cyberknife produce tassi di controllo biochimico della malattia sovrapponibili a quelli riscontrati con la chirurgia, livelli di tossicità acuta e tardiva simili o inferiori a quelli registrati dalla radioterapia conformazionale (nella nostra casistica abbiamo riscontrato tassi di tossicità tardiva genito urinaria nel 3% dei pazienti) con impatto minimo o nullo sulla qualità di vita del paziente», ha commentato Giancarlo Beltramo, responsabile radiochirurgia Cyberknife del Centro diagnostico italiano. «Questi fattori insieme ci suggeriscono che la strada intrapresa è quella corretta se confrontati con altre modalità di radiazione».
In ambito farmacologico, invece, è da poco stata approvata dall'Agenzia italiana del farmaco la rimborsabilità di Apalutamide, un antitumorale in compresse, inibitore del recettore degli androgeni, sviluppato da Janssen. Già rimborsato nel carcinoma prostatico resistente alla castrazione non metastatico, ora Apalutamide è disponibile anche per gli uomini con carcinoma prostatico metastatico sensibile agli ormoni, in combinazione con terapia di deprivazione androgenica. Gli studi condotti sul carcinoma prostatico non metastatico resistente alla castrazione hanno rivelato come il farmaco, oltre ad essere ben tollerato, riduca il rischio di morte del 22% rispetto alla sola terapia di deprivazione androgenica e prolunghi la sopravvivenza complessiva mediana fino a 21 mesi. Inoltre, nel carcinoma prostatico metastatico sensibile agli ormoni la riduzione del rischio di morte arriva fino al 48% e la sopravvivenza libera da progressione secondaria della malattia migliora del 38%. (riproduzione riservata)