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Food&Wine

Promossi gli italiani

Il valore delle bottiglie da 0,75 litri è cresciuto del 6,33%, che diventa il 39% per le magnum, il 92% per le doppie magnum e il 100% per le imperiale. In calo Barolo Collina Rionda Riserva e Sassicaia

di Cesare Pillon
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Promossi gli italiani

Per 21 anni questa graduatoria, che Milano Finanza pubblica a fine dicembre, ha segnalato le quotazioni più elevate ottenute alle aste dai vini italiani. Nel 2019 la 22^ edizione ha introdotto un’innovazione: ha messo a confronto questi prezzi, ove possibile, con quelli spuntati dagli stessi vini l’anno precedente, un’iniziativa che si rivela doppiamente utile adesso per valutare gli effetti che hanno avuto sulla loro evoluzione la pandemia da Covid-19 e le difficoltà provocate dall’emergenza sanitaria, il lungo periodo di lockdown e la moltiplicazione delle vendite all’incanto online. La risposta che fornisce la tabella è rassicurante: l’eccessiva supremazia dei grandi rossi piemontesi su quelli toscani, nella graduatoria dell’anno scorso, è stata riequilibrata senza per questo ridimensionare il successo del Barolo Monfortino, che nei mesi del confinamento era sembrato in difficoltà. Ma la cosa più importante è che mediamente i vini italiani sono stati comprati alle aste pagando un prezzo più elevato dell’anno scorso. Più elevato in quale misura? Il confronto, possibile solo per quelli quotati sia nel 2019 che nel 2020, dice che il valore delle bottiglie da 0,75 litri è cresciuto del 6,33%, che diventa il 39% per le magnum, il 92% per le doppie magnum e il 100% per le imperial.

Difatti, per fare un esempio, la bottiglia al 50° posto in graduatoria (Masseto 1994) è stata aggiudicata per 735 euro, mentre l’anno scorso la bottiglia n.50 era stata pagata 694 euro. Colpisce però che il primo classificato (Barolo Monfortino 1978) sia quotato 3.620,75 euro, mentre per due anni, nel 2018 e nel 2019, aveva superato il muro dei 4 mila. Le cifre dicono cioè che i collezionisti guardano con favore i vini italiani, ritengono che valga la pena di investire su di essi del denaro e visto che il rapporto tra la loro qualità e il loro prezzo è conveniente sono anche disponibili a pagarlo qualcosa di più, ma fino a un certo punto: appena avvertono la possibilità di una speculazione innestano la marcia indietro. Nella tabella se ne trovano due testimonianze: al vino primo classificato dell’anno scorso, il Barolo Collina Rionda Riserva 1989 di Bruno Giacosa, il prezzo è stato decurtato del 30%, e peggio ancora è andata al Sassicaia 1985, l’alfiere della rinascita del vino italiano che ha dominato per anni la graduatoria: arrivato nel 2019 a quota 3.226,60, è precipitato quest’anno del 33% a 2.175,81. (riproduzione riservata)

Milano Finanza - Numero 001 pag. 87 del 02/01/2021

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