Poste Italiane, che attualmente possiede circa il 10% di Telecom Italia, potrebbe voler acquistare un’ulteriore partecipazione (fino al 15%) dall’azionista francese Vivendi per arrivare a detenere il 25% del gruppo italiano di Tlc. Lo scrive l’agenzia finanziaria Bloomberg citando fondi vicine al dossier. Vivendi manterrebbe una partecipazione di minoranza in Tim dopo l’eventuale accordo.
Il piano sarebbe in linea con l’obiettivo del governo Meloni di ricreare un «campione nazionale» nel settore delle telecomunicazioni. Inoltre, il potenziale accordo potrebbe consentire al gruppo guidato da Matteo Del Fante di rimanere al di sotto della soglia che, altrimenti, farebbe scattare un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria (in linea con la normativa italiana).
Le azioni di Telecom Italia hanno guadagnato il 25% quest’anno, dando alla società un valore di mercato di circa 6,9 miliardi di euro. La mossa darebbe a Poste, che si è espansa nei servizi finanziari e logistici, il ruolo di scudo contro un ulteriore controllo straniero del settore telefonico italiano.
Telecom Italia è emersa di recente come un possibile obiettivo, in quanto ha ridotto il debito in seguito alla vendita della sua rete fissa lo scorso anno. I rappresentanti di Poste, Telecom Italia e Vivendi non hanno voluto commentare. Alcuni media italiani, tra cui La Repubblica e Il Sole 24 Ore, hanno riferito in precedenza che Poste stava valutando la possibilità di vendere l’intera partecipazione in Tim.
Il mese scorso, la premier Giorgia Meloni ha dato il via libera a uno scambio di quote che ha permesso a Poste di rilevare, da Cdp, una partecipazione del 9,8% in Tim. In cambio, l’istituto guidato da Scannapieco ha ricevuto la partecipazione del 3,8% detenuta da Poste nella società specializzata in pagamenti Nexi SpA.
Da quando è salito al potere nel 2022, l’esecutivo italiano ha tenuto d’occhio le aziende che considera «campioni nazionali». Osservazione si è tradotta in mosse volte a scongiurare l’acquisto di asset italiani da parte di stranieri, sia radunando investitori locali sia ricorrendo alla disposizione del golden power. (riproduzione riservata)