Sono giorni di festeggiamenti a via Marsala 27, a Roma, nel complesso della Stazione Termini, dove ha sede la Stretto di Messina spa. Si festeggia perché mercoledì 6 agosto il Cipess - il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile - ha approvato il progetto definitivo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto.
Progetto «definitivo» che, bisogna specificare, è ben diverso da quello «esecutivo». Mentre il primo definisce le caratteristiche generali dell’opera, stabilendo quindi le scelte architettoniche ed estetiche, insieme ai costi e ai tempi di realizzazione, il progetto esecutivo è invece una fase di dettaglio, che fornisce tutte le informazioni necessarie per la realizzazione dell’opera, inclusi i calcoli, le specifiche tecniche, i materiali e le modalità di esecuzione.
Il via libera del Cipess, in buona sostanza, serve soprattutto a mettere nero su bianco il perimetro economico e tecnico dell’opera. Che nel caso del Ponte sullo Stretto significa confermare un investimento di 13,5 miliardi di euro, già interamente coperto dalle leggi di Bilancio 2024-2025 e dalle risorse acquisite dalla società con l’aumento di capitale da 370 milioni sottoscritto nel 2023 dal Mef.
Il dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti è il primo azionista della Stretto di Messina spa, detenendo il 55,1% delle quote. Seguono Anas con il 36,6%, Rfi con il 5,8%, Regione Calabria e Regione Sicilia, entrambe con l’1,1%.
È solo con il passaggio al progetto esecutivo che si entra nel dettaglio costruttivo e che diventa possibile aprire i cantieri. La tempistica fissata dalla Stretto di Messina prevede un primo avvio entro il 2025, con le cosiddette opere anticipate: piste di cantiere, predisposizione dei campi base, bonifica degli ordigni bellici, indagini archeologiche e geognostiche, oltre a interventi di risoluzione delle interferenze sui sottoservizi e opere di mitigazione ambientale.
Da lì si passerà a tre fasi costruttive vere e proprie. La prima, con avvio previsto a maggio 2026, riguarderà i collegamenti stradali e ferroviari di accesso al ponte. Nella seconda, in calendario da settembre dello stesso anno, si passerà alla realizzazione delle gallerie, degli svincoli e di tre nuove stazioni ferroviarie.
La terza fase, attesa per marzo 2027, sarà il cuore dell’opera: l’innalzamento delle torri, alte 399 metri, l’installazione del sistema di sospensione e la posa dell’impalcato centrale lungo 3,3 chilometri. Secondo il programma ufficiale, l’intero complesso sarà completato e percorribile entro il 2032: anno in cui potrà entrare in esercizio per il traffico stradale e ferroviario.
Sul fronte industriale, il contraente generale è il consorzio Eurolink, guidato da Webuild. Il project management è affidato alla statunitense Parsons Transportation Group, mentre Edison Next Environment seguirà il monitoraggio ambientale. Per la consulenza e il brokeraggio assicurativo è stata scelta Marsh, multinazionale in cui fino a pochi giorni fa ricopriva un ruolo apicale Michele Pignotti, appena nominato dal Mef alla guida di Sace.
Secondo le stime degli analisti, per la società guidata da Pietro Salini la realizzazione del ponte potrebbe generare una creazione di valore tra 350 e 500 milioni di euro, circa il 12% della sua attuale capitalizzazione. Sul fronte territoriale, invece, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini definisce l’opera «una soluzione ai problemi del Mezzogiorno d’Italia». Secondo uno studio di Open Economics, inoltre, il ponte genererà un impatto economico superiore ai 23 miliardi di euro sul pil italiano e, nel primo anno di cantiere, coinvolgerà 10 mila nuovi occupati. (riproduzione riservata)