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Francesco Cascio, amministratore unico di Sicilia Digitale
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Più regionalismo che federalismo: il caso Sicilia tra piani digitali e vecchie criticità

di Sergio Rizzo
01 agosto 2025, 20:00

La Regione lancia un piano triennale per la transizione digitale, ma l'autonomia differenziata solleva dubbi sulla sua efficacia e coerenza con il resto del Paese. Le infrastrutture migliorano, ma le criticità restano

???Lo sgretolamento dello Stato unitario procede a ritmi sempre più serrati, spinto da un regionalismo sguaiato, arrogante e pasticcione che nulla a che fare con il federalismo. E il clamoroso equivoco costituzionale dell’autonomia differenziata alimenta la suggestione che ogni Regione possa ritenersi sempre più un piccolo Stato indipendente.

Se poi la Regione è di quelle che già godono per ragioni storiche di speciali autonomie, le cose possono ancora peggiorare. Con inevitabili riflessi su alcune funzioni essenziali di una nazione del G7 qual è la nostra. Prendiamo il delicato e complicato processo di transizione della società verso le tecnologie più avanzate e il digitale.

Un piano travagliato

La Regione Siciliana si è dotata appunto qualche mese fa di un proprio piano triennale per la transizione digitale, che prevede un impegno finanziario di 120 milioni. Leggendolo si ha la netta sensazione che è stato scritto come se la Sicilia fosse una entità amministrativa, politica ed economica del tutto distinta rispetto al resto del Paese.


Un piano abbastanza travagliato, a quanto si è appreso nei mesi scorsi dalla stampa. Tanto che sarebbe stato ricalibrato, se abbiamo capito bene, per non entrare in collisione con la Corte dei conti. Che alla fine ha dato il proprio benestare.

Le infrastrutture migliorano ma persistono altre criticità

Ma colpisce, e questo è forse l’elemento più interessante, l’analisi che gli estensori hanno redatto circa la situazione in cui verserebbe la Sicilia nella materia del piano. «L’economia della Regione è caratterizzata da una fragilità strutturale, con un tessuto imprenditoriale dominato da piccole imprese a bassa produttività e scarsa propensione agli investimenti in innovazione e ricerca. Oltre alle sfide economiche, la Sicilia si trova a dover affrontare una seri di criticità territoriali».

«Per ciò che concerne lo stato della digitalizzazione della Regione, come evidenziato dal report elaborato dal Politecnico di Milano, si trova al quintultimo posto tra le Regioni italiane seguita soltanto da Campania, Basilicata, Molise e Calabria». Eppure, considerando «la dimensione della connettività», le cose andrebbero meglio «grazie agli importanti passi avanti compiuti negli ultimi anni con la diffusione della banda ultra larga».

Peccato soltanto, confessa il piano, che «le performance ottenute per le dimensioni ‘capitale umano’ e ‘servizi pubblici digitali’ non siano altrettanto positive, dal momento che la Sicilia risulta posizionata rispettivamente in penultima e terzultima posizione». Insomma, le infrastrutture non sarebbero messe così male, ma tutto il resto è un vero disastro.

Il caso «Sicilia Digitale»

Il bello è che la Regione siciliana ha già speso un sacco di soldi. E ha ben due strutture che da anni dovrebbero presidiare il settore digitale. C’è una società regionale che si chiama, guarda caso, proprio Sicilia Digitale. Esiste dal 2017 (otto anni fa), ma in realtà la Regione ha una struttura dedicata da vent’anni. Sicilia Digitale è infatti la denominazione applicata dal 2017 a Sicilia e-servizi, una società costituita addirittura nel 2005. Da considerare poi che il governo Meloni ha messo in piedi un piano nazionale per l'implementazione digitale.

Alla società informatica regionale non sono state risparmiate alcune traversie. Problemi economici, innanzitutto. E perfino un amministratore condannato per peculato e condannato dalla Corte dei conti a risarcire 43 mila euro alla società. Oggi, a vent’anni dalla nascita di Sicilia e-servizi, la società pubblica cui sarà affidata la realizzazione di parte del piano regionale ha più di 130 dipendenti (dopo che nelle scorse settimane la Regione ha autorizzato l’assunzione a tempo indeterminato di altre 15 persone).

L’amministratore unico, nominato dalla giunta guidata dall’ex presidente del Senato Renato Schifani, forzista a trazione integrale, è un altro politico siciliano di lungo corso. Risponde infatti al nome di Francesco Cascio, ed è stato capogruppo di Forza Italia nell’Assemblea Regionale Siciliana nonché deputato nazionale. Di professione dentista.

L’Autorità Regionale per l’Innovazione Tecnologica

Non bastasse, opera nel medesimo campo di Sicilia Digitale anche una speciale authority regionale. L’acronimo è Arit, e sta per Autorità Regionale per l’Innovazione Tecnologica. Ha una quarantina di dipendenti e fra le altre cose dovrebbe gestire anche il sito internet della Regione. Perché mai per una funzione del genere sia stato necessario costituire un ente specifico, difficile dire.

Così come sfugge decisamente l’utilità di una società per azioni con il compito di ridurre le barriere digitali in una Regione piena di problemi, società che peraltro non sembra aver conseguito gli obiettivi. Se non si intravedesse in controluce, purtroppo, sempre il solito fine reale che sottintendono tutte o quasi le società pagate dai contribuenti: garantire posti di lavoro, che a loro volta garantiscono il consenso. (riproduzione riservata)



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