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Pil, ecco chi va meglio in Europa. L’Italia è cresciuta più degli altri grandi Paesi dopo il Covid ma ora rallenta
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Pil, ecco chi va meglio in Europa. L’Italia è cresciuta più degli altri grandi Paesi dopo il Covid ma ora rallenta

01 novembre 2024, 20:30 Ultimo aggiornamento: 20:35

Il pil italiano è aumentato più di quello dei grandi Paesi europei da fine 2019. Ma nell’ultimo trimestre la situazione si è invertita. In Italia focus su Pnrr e debito. Germania alle prese con una crisi strutturale. Per la ripresa servono anche riforme a livello Ue e tagli dei tassi Bce

Tra il 2000 e il 2019 il pil pro capite dell’Italia è lievemente sceso, mentre negli altri Paesi Ue è cresciuto del 25%, un aumento comunque inferiore a quello negli Usa. I motivi della debolezza italiana sono stati ricordati dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta alla Giornata del Risparmio: scarsa capacità innovativa, pochi investimenti, un sistema produttivo frammentato e orientato verso comparti tradizionali, carenze della pubblica amministrazione e delle infrastrutture, bassa partecipazione al mercato del lavoro.

Tuttavia negli anni successivi l’Italia è stato il Paese in Europa che ha risposto meglio agli shock della pandemia e della guerra. Dalla fine del 2019 il pil italiano è cresciuto del 5,5%, rispetto al 4,1% della Francia e allo 0,2% della Germania. Questo periodo ha mostrato «incoraggianti segni di miglioramento», ha detto Panetta. «Dopo la crisi del decennio scorso, il sistema produttivo ha attraversato un profondo e doloroso processo di ristrutturazione. Le imprese ne sono uscite rafforzate».

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato nei giorni scorsi: «La vivacità delle imprese e la loro capacità di affrontare le sfide del mercato ci ha consentito di riprenderci dopo le crisi finanziarie e la pandemia». Inoltre, ha aggiunto Mattarella, «la posizione netta sull’estero a giugno di quest’anno era creditoria per circa 225 miliardi. Una dimensione enorme: il 10,5% del pil. Irragionevole che non venga notato dalle agenzie di rating».

Battuta d’arresto nel terzo trimestre 2024

L’ultimo dato di Eurostat ha mostrato tuttavia una battuta d’arresto per l’Italia, tornata a essere all’ultimo posto tra i maggiori Paesi europei. Il pil del terzo trimestre, rispetto a quello del secondo, è rimasto invariato. L’Eurozona ha invece mostrato nel complesso un aumento del pil dello 0,4%, superiore alle attese di mercato. Il valore è stato però condizionato da fattori specifici, innanzitutto dalle Olimpiadi in Francia (che ha mostrato un +0,4%). Il dato francese dovrebbe calare nel prossimo trimestre.

Anche la Germania è cresciuta più delle attese (+0,2%), evitando la recessione tecnica, ma il rialzo è legato alla revisione al ribasso del dato del secondo trimestre (-0,3%, invece di -0,1%). Di fatto non è cambiato nulla per l’economia tedesca che si trova ad affrontare rilevanti problemi strutturali, tra cui la crisi del settore automotive. Ci sono stati lievi progressi nei consumi ma si dovrà verificare la loro persistenza. Il Paese con il maggiore aumento del pil è stato la Spagna (+0,8%) che però ora è alle prese con la catastrofe di Valencia.

Le prospettive per l’Italia

L’Italia è così tornata a fare peggio degli altri Paesi in modo stabile dopo esser cresciuta di più dal 2019? Ancora presto per dirlo. Finora sono usciti sono i dati preliminari del terzo trimestre, senza dettagli da parte dell’Istat. Secondo Unicredit l’andamento piatto del pil italiano è dovuto a una minore crescita dei servizi rispetto al secondo trimestre, quando il settore aveva compensato la debolezza dell’industria. Questo minore impulso potrebbe essere legato a una più contenuta spinta del turismo. Nel frattempo l’industria è rimasta un freno anche nel terzo trimestre. «La principale sorpresa rispetto a qualche mese fa è probabilmente la mancata ripresa o l’ulteriore contrazione dell’attività manifatturiera, come suggerito dai dati sulla produzione industriale disponibili fino ad agosto», ha osservato Loredana Federico, economista di Unicredit.

Tuttavia secondo Federico il rallentamento potrebbe essere temporaneo. La crescita potrebbe aumentare in Italia nei prossimi trimestri grazie ad alcuni fattori. Innanzitutto, è possibile un miglioramento della domanda globale che sosterrebbe le esportazioni. In secondo luogo ci potrebbe essere un’accelerazione degli investimenti non residenziali legati al Pnrr che potrebbe in parte compensare il deterioramento degli investimenti residenziali legato alla riduzione degli incentivi fiscali. Infine secondo Unicredit potrebbero aumentare i consumi privati, come sembra indicare il miglioramento della fiducia dei consumatori. Per Federico comunque le prospettive di crescita dell’Italia restano soggette a rischi al ribasso, legati soprattutto alla forte incertezza geopolitica e alle elezioni Usa.

Le sfide dell’Europa

L’outlook dell’Italia è intrecciato con quello dell’Eurozona. Sull’intera area pesano i tassi ancora restrittivi (tali cioè da comprimere l’economia) nonostante i primi tagli Bce. Non è escluso che l’inflazione scenda sotto l’obiettivo del 2% se la crescita resterà bassa e la banca centrale ridurrà i tassi troppo lentamente. Inoltre gli Stati Ue dovranno consolidare i conti pubblici: secondo Citi questo fattore potrebbe pesare per lo 0,5% sulla crescita europea nel 2025, anche se NextGenEu potrebbe compensare in parte questo calo nei Paesi del Sud Europa. Per Citi però il nuovo Patto di Stabilità non incentiverà in modo sufficiente gli investimenti.

Il Fmi ha previsto una crescita 2024 dell’Italia dello 0,7%, superiore a quella della Germania (zero), anche se inferiore a quella di Francia (+1,1%) e Spagna (+2,9%). L’anno prossimo è atteso un aumento del pil identico in Italia e Germania (+0,8%), più basso di quello di Francia (+1,1%) e Spagna (+2,1%).

In una prospettiva di medio termine, come ha osservato Panetta, la crescita europea sarà legata alle riforme per rafforzare il mercato unico, avviare investimenti comuni, ridurre la dipendenza dall’estero su energia e difesa, creare una capacità fiscale centrale e affrontare la sfida demografica. In questo scenario l’Italia ha il compito di realizzare al meglio il Pnrr e ridurre il rapporto debito-pil. Senza questi passi avanti per l’Eurozona sarà difficile competere con gli Usa che anche nel terzo trimestre sono cresciuti in misura maggiore. (riproduzione riservata)



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