Il Ftse Mib si conferma in netto progresso in chiusura di seduta (+2,09% a 26.968 punti) insieme alle altre principali piazze europee (+1,98% Francoforte, +1,86% Parigi e +1,03% Londra) dopo l'apertura ampiamente positiva di Wall Street, dove il Dow Jones al momento segna +1,26%. A sostenere l'azionario l'incontro tra il cancelliere tedesco Scholz e il presidente russo Putin e la notizia che la Russia ha iniziato il ritiro di alcune truppe dal confine ucraino.
I primi segni di una possibile distensione sui temi geopolitici fanno indietreggiare di oltre il 4% i prezzi del petrolio (Brent a 92,53 dollari al barile, Wti a 91,27 dollari al barile) e dell'8% quelli del gas naturale in Europa (sotto 74 euro). In calo anche il prezzo dell'oro (-0,99%) che resta comunque ben oltre la soglia dei 1.800 dollari l'oncia, a 1.851 dollari. Anche il dollaro scende dopo che Vladimir Putin ha dichiarato di rimanere aperto a una soluzione diplomatica alla situazione di stallo con l'Ucraina, riducendo così sui mercati finanziari la domanda di asset rifugio. Il cambio euro/dollaro guadagna lo 0,51% a 1,136, la sterlina sale dello 0,05% a 1,35, mentre la moneta americana sullo yen giapponese è a quota 115.
Guardando ai dati macro, i prezzi alla produzione per la domanda finale negli Usa sono cresciuti dell'1% a livello mensile a gennaio, più di quanto previsto dal consenso degli economisti (+0,4%). Sempre nel mese scorso, i prezzi alla produzione core sono saliti dello 0,8% (+0,4% il consenso) e quelli per consumi personali sono aumentati dello 0,8%. Infine i prezzi alla produzione per la domanda finale di dicembre sono stati rivisti a +0,4% da +0,3%.
Sul mercato obbligazionario il rendimento del Btp decennale continua a salire attestandosi all'1,982%, con lo spread Btp/Bund che scende a 166 punti rispetto i 168 di metà seduta. Negli Usa il rendimento del Treasury a 10 anni resta invece oltre il 2% a causa della prospettiva di una stretta Fed più rapida delle attese. Gli investitori a febbraio hanno infatti alzato le loro aspettative sull'aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, come mostra l'ultimo sondaggio dei gestori di fondi di Bank of America. Gli investitori ora si aspettano in media cinque rialzi dei tassi nel 2022, rispetto ai tre previsti prima dell'ultimo incontro della Fed del 26 gennaio, quando il presidente Jerome Powell si è rifiutato di escludere una serie di rialzi dei tassi piu' aggressivi di quanto previsto dal mercato. (riproduzione riservata)