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Piazza Affari in netto rosso nel giorno delle banche centrali
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Piazza Affari in netto rosso nel giorno delle banche centrali

di Marco Sasso
08 febbraio 2018, 18:00

La Bce ha ribadito la necessità di una politica accomodante per il raggiungimento del target d'inflazione, mentre la BoE ha annunciato che provvederà a rialzare i tassi a un ritmo più veloce rispetto a quanto comunicato a novembre. Bene Unicredit e Banco Bpm dopo i conti, crollano Recordati e Buzzi

Piazza Affari in netto calo nella penultima seduta di settimana in cui le parole dei banchieri centrali hanno catalizzato l'attenzione degli investitori. Il Ftse Mib ha terminato in calo del 2,26% a 22.466 punti, in linea con Francoforte (-2,62%), e Parigi (-1,98%). Leggerment meglio Londra (-1,49%).

Se da un lato per la Bce ha ribadito nel Bollettino mensile pubblicato oggi che "è necessario continuare a fornire un grado elevato di accomodamento monetario per assicurare un ritorno durevole dei tassi di inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2%", dall'altro la Bank of England si prepara a una stretta monetaria più decisa. L'Istituto centrale inglese ha infatti comunicato l'intenzione di aumentare i tassi d'interesse a una velocità maggiore rispetto a quanto dichiarato lo scorso novembre, sulla scia del rafforzamento della crescita globale.

Negli Usa, un'apertura al rialzo del costo del denaro è giunta anche dal presidente della Federal Reserve di Philadelphia, Patrick Harker, favorevole a un aumento a marzo. Il banchiere centrale ha aggiunto di non essere preoccupato dalle recenti difficoltà del mercato azionario, sottolineando che quanto accaduto non ha mutato affatto il quadro economico generale. Infine, Harker ha dichiarato di prevedere solo due aumenti del costo del denaro da parte della Fed nel 2018, evidenziando che gradirebbe che l'inflazione superasse "leggermente" il target del 2%.

Di diverso parere Neel Kashkari, presidente della Fed di Minneapolis, la Federal Reserve è ancora "molto lontana" dal dover rialzare i tassi d'interesse per via di una maggiore inflazione causata dall'aumento dei salari statunitensi. Il banchiere centrale ha sottolineato infatti che il rapporto di gennaio sul mercato del lavoro Usa, che ha scatenato una violenta reazione dei mercati, è stato in realtà solo parzialmente positivo. "Dovremmo assistere a una crescita consistente dei salari" e a una sua "effettiva traduzione in inflazione" affinchè questo incida sul percorso del costo del denaro, ha precisato il banchiere. Kashkari non sarà un membro votante del Federal Open Market Committee nel 2018, ma l'anno scorso si è comunque opposto a tutti e tre i rialzi dei tassi da parte dell'autorità monetaria statunitense, sostenendo la necessità di rimanere fermi fino a quando l'inflazione non avrà raggiunto il target del 2%.

A chiudere in positivo a Piazza Affari sono state solo Banco Bpm (+0,31% a 3,084 euro), in scia alla pubblicazione dei risultati 2017 e al gradimento degli analisti dell'accelerazione del programma di derisking, Unicredit (+2,10% a 17,836 euro) che ha riportato nello scorso esercizio un utile di 5,5 miliardi di euro superiore alle attese, e Finecobank (+0,31% a 9,59 euro). Tra gli altri bancari Mediobanca (-0,78%), Ubi (-1,37%) e Bper (-0,47%) hanno chiuso in ribasso in attesa della pubblicazione dei risultati.

Recordati è crollata dell'8,06% a 31,96 euro. La società farmaceutica ha registrato lo scorso anno ricavi pari a 1,288 miliardi di euro, in crescita dell'11,6%, ma non ha centrato gli obiettivi, posti tra 1,29 e 1,3 miliardi, fornendo inoltre previsioni per il 2018 inferiori alle attese del consenso.

Buzzi Unicem ha lasciato sul terreno il 6,2% a 20,77 euro dopo i conti preliminari del 2017 che hanno evidenziato ricavi in crescita, ma al di sotto delle attese del consenso. La società, inoltre, ha tagliato la previsione sull'ebitda per l'esercizio appena concluso a 580 milioni di euro.

Salvatore Ferragamo (-2,94% a 21,76 euro) è stata penalizzata da Kepler Cheuvreux che ha ridotto la raccomandazione sul titolo da hold a reduce, con prezzo obiettivo rivisto al ribasso da 20 a 19 euro. Gli esperti hanno abbassato le stime sull'utile per azione del 4% sul 2017, del 6% sul 2018 e dell'8% sul 2019.

In netto ribasso anche i titoli energetici e delle utility, che hanno sofferto il calo dei prezzi del petrolio: Enel -3,12%, A2A -3,74%, Italgas -3,09%, Snam -2,85%, Saipem -3,71%, mentre Eni, che in mattinata ha annunciato una scoperta a gas nell'offshore di Cipro, ha lasciato sul terreno il 2,2%.

Male anche Cnh Industrial (-4,61% a 11,06 euro) nonostante Banca Imi abbia alzato il prezzo obiettivo del titolo da 12,8 a 13,7 euro, confermando la raccomandazione buy. Gli analisti hanno fatto riferimento alla solidità mostrata dai conti relativi al 2017.



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