Un'altra seduta difficile per Piazza Affari, che ha proseguito il trend al ribasso allargando le perdite sul finale. Il Ftse Mib ha infatti lasciato sul terreno l'1,35% a 22.034 punti, con perdite più marcate rispetto a Francoforte (-0,7%), Parigi (-0,6%) e Londra (-0,15%), in un clima generale di nervosismo in vista della pubblicazione del dato sull'inflazione di gennaio negli Stati Uniti. Una lettura che, secondo gli economisti, se superiore alle attese potrebbe ulteriormente turbare i mercati in quanto rafforzerebbe i timori di una Federal Reserve più aggressiva sul fronte del rialzo dei tassi.
Tuttavia per Andrea Delitala, head of investment advisory e Marco Piersimoni, senior portfolio manager di Pictet Asset Management, "la correzione in atto" è "tattica" anche se "di profondità potenzialmente piú importante rispetto a quelle viste nel 2017". Gli esperti hanno spiegato che "la seconda metà di gennaio è stata caratterizzata e segnata dalla violenta risalita dei rendimenti sui mercati obbligazionari globali. In un contesto macroeconomico di crescita robusta e sincronizzata i timori che pressioni inflazioniste possano indurre le Banche centrali ad accelerare il sentiero dei rialzi dei tassi di riferimento, da parte della Fed e della BoE, o l'uscita dalle misure straordinarie di stimolo, come nel caso della Bce e della BoJ, ha indotto molti investitori ad alleggerire le posizioni sul reddito fisso". Dunque secondo gli esperti "i timori che tassi reali in eccessiva risalita possano risultare un ostacolo alle dinamiche di crescita" ha portato gli investitori ad adottare un atteggiamento cauto anche sui listini azionari dopo i guadagni di inizio anno.
In allargamento lo spread tra Btp e Bund a 132,762 punti base, rispetto ai 127,109 della chiusura di ieri, nonostante il Tesoro italiano abbia superato senza particolari problemi il test delle aste di Btp in vista delle elezioni del 4 marzo collocando 2,5 miliardi di Btp a 3 anni allo 0,05%, 2,927 miliardi di titoli settennali all'1,43% e 2,25 miliardi di Btp a 30 anni. Oggi, inoltre, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha informatoo che le ultime due manovre di bilancio porteranno gli investimenti pubblici a raggiungere quota 83 miliardi nel 2033. "Sono numeri tali da portare la crescita potenziale a livelli certamente più alti di quelli vissuti nei primi anni 2000", ha affermato il ministro durante una conferenza al Tesoro.
A Piazza Affari hanno resistito alle vendite solamente Ferrari (+0,06% a 99,32 euro) e Ynap (+0,05% a 37,71 euro). Moncler ha invece chiuso invariata a 26,55 euro, annullando i guadagni sul finale nonostante Mediobanca Securities abbia alzato sul titolo la raccomandazione da neutral a outperform, scegliendo il titolo come propria top pick per il 2018 nel settore del lusso.
In negativo l'intero comparto bancario: Unicredit -3,39%, Mediobanca -0,04%, Bper -1,32%, Banco Bpm -3,24%, Ubi -2,58%. In rosso anche Intesa (-0,98% a 3,075 euro) a cui non sono bastati i profitti record del polo Fideuram-Intesa Sanpaolo private banking, che ha registrato nel 2017 un utile netto in crescita dell'11% a 871 milioni di euro, grazie ad una raccolta ai massimi storici a 12,4 miliardi.
Sotto la parità anche Cnh (-0,14% a 11,07 euro), nonostante il buon andamento delle immatricolazioni di macchine per l'agricoltura nell'area nordamericana a gennaio 2018.
Vendite anche su Buzzi Unicem (-0,86% a 20,72 euro), che oggi non ha beneficiato del discorso di Donald Trump. Il presidente Usa ha presentato una proposta di budget da 4.400 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2019 che prevede, tra i vari settori, una maggiore spesa federale per le infrastrutture.
In rosso anche Pirelli (-1,47% a 7,24 euro) su cui Mediobanca ha confermato il rating outperform e il target price a 7,80 euro in attesa che dei risultati 2017 in pubblicazione il prossimo 26 febbraio. Gli analisti della banca d'affari vedono per la società un ebit rettificato superiore a 930 milioni di euro.
Fuori dal listino principale, Sabaf ha ceduto il 2,63% a 17,02 euro nonostante un utile netto superiore alle attese di 14,8 milioni di euro, in crescita del 64,9% rispetto ai profitti registrati nel 2016.
In luce, invece, Ima (+5,07% a 72,55 euro), entrata oggi a far parte del portafoglio small cap di Equita Sim e che ha beneficiato sia della promozione da hold a buy, sia del rialzo del prezzo obiettivo da 75 a 80 euro, con un upside potenziale del 10%.
Infine, Reno de Medici (-1,62% a 0,728 euro) ha chiuso il 2017 con un utile netto di 12,6 milioni di euro, quasi quadruplicato rispetto ai 3,2 milioni del 2016. Inoltre, i ricavi netti consolidati hanno registrato una crescita del 19,1% a 569,1 milioni di euro.