Ultima seduta di settimana altalenante per Piazza Affari, con il Ftse Mib che dopo il timido tentativo di rimbalzo nelle prime ore di giornata è tornata a viaggiare verso il basso, terminando la giornata in ribasso dell'1,33% a 22.166 punti. Male anche le altre principali piazze europee, con Francoforte che ha ceduto l'1,28%, Parigi l'1,5% e Londra l'1,12%.
Il caos sui mercati azionari è iniziato venerdì scorso con i dati sul mercato del lavoro negli Usa, nettamente migliori delle attese. In particolare, la lettura relativa alla retribuzione media oraria ha cambiato le aspettative del mercato sulla Federal Reserve, che secondo gli investitori dovrebbe essere più aggressiva sul fronte del rialzo dei tassi. Questo elemento a sua volta ha impresso una netta accelerazione ai rendimenti obbligazionari, che hanno causato la correzione dell'azionario. Il sentiment del mercato è quindi diventato nervoso, anche alla luce del recente e forte aumento della volatilità che ha portato molti fondi a uscire dall'azionario.
La correzione dei mercati azionari era attesa da tempo, sostengono gli esperti di Danske Bank, anche se è avvenuta in modo "molto brusco". Gli analisti vedono comunque la recente discesa come una "correzione tecnica" e, una volta superato questo periodo di nervosismo, gli esperti pensano che il trend rialzista dell'azionario possa continuare per diverse ragioni, tra cui la forte crescita globale.
Mentre secondo Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners, la questione è più complicata. "Dopo il primo ribasso dei giorni scorsi, molti, vedendo il rapido rimbalzo, hanno pensato a un semplice flash crash", ha spiegato l’esperto. "No, le cose saranno più complicate e per qualche tempo ci toccheranno mercati nervosi".
Il calendario macroeconomico di oggi ha presentato i dati sulla produzione industriale dei paesi europei. In particolare, in Italia la lettura di dicembre ha registrato un incremento dell'1,6% rispetto a novembre e del 4,9% su base annua; in Francia, la produzione industriale è rimbalzata dello 0,5% a livello mensile a dicembre, stracciando il consenso degli economisti che si aspettavano un calo dello 0,5%; mentre in Gran Bretagna, il valore ha frenato dell'1,3% mese su mese a dicembre, rimanendo invariata a livello annuale.
A Piazza Affari, focus sul comparto bancario. Mediobanca ha chiuso in rialzo dello 0,70% a 9,718 euro dopo aver concluso il primo semestre dell'esercizio 2017/2018 con un utile netto di 476 milioni di utile e un costo del rischio dimezzato al 58%, ben al di sotto delle aspettative di Banca Imi (80%) stabilendo, inoltre, un aumento del pay out del dividendo dal 40% fino al 50%. Bene anche Banca Generali (+0,86% a 28,16 euro) che ha registrato nel 2017 utili e raccolta record. L'istituto ha chiuso lo scorso esercizio con un profitto netto di 204,1 milioni, in crescita del 31% rispetto all'anno precedente, accompagnato da una raccolta netta a 6,9 miliardi di euro, in aumento del 21% rispetto al 2016.
In ribasso Unicredit (-0,44% a 17,758 euro), su cui parecchi broker hanno rivisto al rialzo il prezzo obiettivo in seguito alla conference call di presentazione dei risultati, dove sono state fornite buone prospettive in termini di miglioramento dei ricavi, costi e cessione di Npl. Goldman Sachs, attualmente, presenta il target price più elevato sul titolo a 24,5 euro. Tra gli altri bancari, Intesa -2,03%, Bper +0,09%, Banco Bpm -3,19%. Mentre tra gli altri finanziari, bene Unipol (+1,06%) e UnipolSai (+1,52%) dopo i conti, mentre è scivolata Fineco (-3,9% a 9,21 euro).
Poco mossa Atlantia (+0,08% a 24,44 euro) che, secondo quanto riferito da alcune fonti vicine alle parti all’agenzia Reuters, si è assicurata le risorse per aumentare l'offerta su Abertis, ma la mossa non avverrà prima di un mese.
In rosso Ferrari (-1,37% a 97,8 euro) che ha annunciato l’intenzione di lanciare un programma di riacquisto , in più tranche, di azioni ordinarie per un importo massimo di 100 milioni di euro. I tempi del piano dipenderanno dalle condizioni di mercato e la società ha precisato che non è obbligata a eseguirlo. Giù anche Fca (-2,95% a 17,416 euro) e Exor (-1,93% a 57,98 euro).
Male anche Recordati (-3,41% a 30,87 euro), che non ha centrato la guidance 2017 in termini di ricavi, fornendo inoltre obiettivi per il 2018 al di sotto del consenso, e Buzzi Unicem (-1,25% a 20,51 euro) in seguito al taglio delle previsioni sull'ebitda 2017 a 580 milioni in scia ai conti preliminari rilasciati ieri, mentre i titoli del comparto oil sono stati penalizzati ancora dal ribasso del petrolio: Eni -2%, Saipem -1,61% e Tenaris -0,97%.
Fuori dal listino principale, Biesse (-6,75% a 43,4 euro) ha comunicato l'intenzione di avviare il processo di quotazione per far sbarcare sul segmento Star la controllata Hsd entro la metà di quest'anno. Infine Technogym (+1,38% a 9,17 euro) ha chiuso il 2017 con ricavi consolidati in crescita del 7,7% rispetto al 2016 a 598,2 milioni di euro contro i 555,3 milioni registrati nel 2016.