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Piazza Affari chiude il 2024 nel segno delle banche. Ma in borsa nel 2025 non mancheranno le sorprese: i titoli da tenere d’occhio
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Piazza Affari chiude il 2024 nel segno delle banche. Ma in borsa nel 2025 non mancheranno le sorprese: i titoli da tenere d’occhio

27 dicembre 2024, 20:50 Ultimo aggiornamento: 28 dicembre 2024, 08:33

Nel 2024 il Ftse Mib (+11%) è cresciuto meno del 2023 e ha perso il passo di Wall Street. Il 2024 chiude intorno ai 34 mila punti ma per gli analisti c’è spazio per arrivare a 39 mila nel 2025. Il taglio dei tassi favorirà la ripresa dei titoli ciclici, pronti a sfidare i dazi di Trump  | Banche, ecco come il settore in Italia si è rafforzato grazie a tassi alti e governo stabile

Un governo stabile, il pil in rialzo dello zero virgola (+0,5% secondo l’Istat) ma più di quello della locomotiva tedesca e il traino di un settore, le banche, che nel 2025 promette di stupire ancora. Piazza Affari ha le carte in regola per continuare a crescere anche nell’anno che sta per iniziare.

I movimenti altalenanti che hanno caratterizzato il Ftse Mib dal 2016 sembrano alle spalle, ma il 2024 del listino si chiuderà con una performance meno brillante dell’anno precedente. Nel 2023 il principale indice italiano aveva meravigliato con un +28%, terzo al mondo dietro solo a Nasdaq e Nikkei. Il 2024, invece, finirà con un rialzo vicino all’11%, altro tassello verso cime più elevate.

Il problema del Ftse Mib è che fatica a consolidarsi sopra 35 mila punti, vetta toccata più volte nell’anno ma subito sfuggita. Il listino dovrebbe chiudere intorno a 34 mila punti e ha perso la scia di Nasdaq e S&P 500, per cui si prospetta un +30% circa. Il confronto va meglio con le altre borse europee.

Nel Vecchio Continente solo il Dax (+18,5%) ha distaccato il Ftse Mib grazie all’elevata esposizione dei suoi titoli al mercato americano (l’84% dei loro ricavi arriva soprattutto dagli Usa).

Nuove vette in vista

Ma come fare per recuperare il passo? Aiuteranno le cedole, che nel 2025 accresceranno il fascino di Piazza Affari. Finora il confronto con i titoli di Stato è vinto perché l’indice delle blue chip ha un dividend yield medio del 5,1%, mentre il Btp decennale rende il 3,5% circa. Senza contare che il listino italiano continua a trattare a sconto rispetto alla media di lungo periodo (del 30%) e all’Euro Stoxx (del 20%).

«Se le condizioni economiche globali rimanessero favorevoli, il Ftse Mib potrebbe arrivare a 39 mila punti entro fine 2025», commenta Gabriel Debach, market analyst di eToro. «Con un rapporto prezzo utili forward tra i più bassi tra i principali mercati azionari, ben al di sotto del range interquartile e della mediana storica, la ricerca di investimenti a sconto potrebbe giocare a favore».

Il traino delle banche 

Per puntare così in alto servono solide fondamenta. Nel 2024 le hanno rinforzate le banche, capitanate da Mps (+115%) e Bper (+98%), ma anche Banco Bpm (+60%), Unicredit (+53%) e Intesa Sanpaolo (+44%) non sono state da meno.

Il segreto? «I tassi rimasti più elevati delle attese hanno sostenuto gli utili e hanno permesso una remunerazione del capitale molto generosa», spiega Alberto Villa, responsabile equity research di Intermonte. «Nella seconda parte dell’anno sono accelerate anche le operazioni straordinarie, con un conseguente aumento del profilo speculativo del settore».

L’elemento che accomuna i titoli con la migliore performance è proprio il risiko, che ha permesso agli istituti italiani di compiere un’impresa fino a qualche anno fa inimmaginabile. Nel 2024 le prime sette banche in Italia per market cap sono cresciute in media del 74% (dato comprensivo del dividendo): più delle Magnifiche 7 (Meta, Tesla, Alphabet, Amazon, Apple, Microsoft e Nvidia), salite del 68%.

Migliori e peggiori del 2024

Con gli istituti di credito hanno corso anche le assicurazioni, sempre generose nella remunerazione degli azionisti. Dividendi e buyback hanno spinto Unipol (+130%) e Generali (+41%), che sorride anche per i massimi storici della controllata Banca Generali (+32%).

Stessa performance per Poste Italiane, che attende il collocamento del 14% in mano al Mef, rinviato per costruire un nocciolo di investitori italiani come fatto con Mps. Se il settore finanziario ha trainato, quelli ciclici invece sono stati penalizzati dal rallentamento economico e dall’aumento dei prezzi, che hanno frenato la domanda.

L’automotive ha sofferto anche per i costi della transizione verso l’elettrico, ma Stellantis (-41%) potrebbe aver superato la fase critica e punta a ripartire dopo l’addio del ceo Carlos Tavares.

L’ancoraggio al lusso ha permesso invece a Ferrari (+33%) di restare insensibile alla crisi generalizzata dell’auto: merito appunto del prestigio del brand e di conti comunque in crescita.

Tra i titoli consumer Campari (-41%) ha pagato anche l’incertezza provocata dal doppio cambio di ad, mentre Amplifon (-18%) ha fatto i conti con la debolezza del mercato Ue, visto in ripresa.

I campioni del 2025 

Nei prossimi mesi il traino per Piazza Affari dovrebbe arrivare sempre dalle banche, che continueranno a correre soprattutto nella prima parte dell’anno grazie ai tassi ancora alti. Stupirà anche la difesa e Leonardo in particolare. Dall’invasione russa in Ucraina (24 febbraio 2022) il titolo è cresciuto di oltre il 300%, spinto dalle maggiori spese militari. E nuova linfa è in arrivo dopo le aperture degli Stati europei a nuove forme di debito comune per la difesa.

Il 2025 potrebbe essere anche l’anno delle utilities. «I tagli dei tassi dovrebbe dare un sollievo ai conti del settore, riducendo i costi del debito in un’industria ad alta leva finanziaria», spiega Debach. Altro fattore, «la diffusione dei data center per l’AI potrebbe provocare un aumento sostanziale del consumo di elettricità».

Gli analisti, inoltre, sono convinti che tornerà l’interesse per lusso e titoli consumer. Il merito sarà sempre del taglio dei tassi, che dovrebbe aiutare il pil e la domanda a recuperare vigore. La ripartenza dell’Ue favorirà gli industriali, pronti a offrire opportunità crescenti dopo una prima parte dell’anno ancora a ostacoli.

Il peso dei delisting 

Anche il Ftse Mib potrebbe sfruttare l’eventuale ritorno dell’economia italiana a ritmi più vicini a quelli del post pandemia. La benzina arriverà ancora una volta dalla crescita degli utili per azione, che il consenso di FactSet stima in progresso del 4,5% nel 2025 e dell’8,5% nel 2026.

«Gli elementi di incertezza non mancano, ma per l’azionariato i presupposti sono ancora favorevoli», osserva Villa. «Mi aspetto un andamento moderatamente positivo degli utili, con una progressiva ripresa per i titoli ciclici e una distribuzione di dividendi elevati per quelli italiani, anche alla luce delle attese di riduzione dei tassi».

Gli ostacoli davanti

Per crescere ancora, però, Milano dovrà trovare i mezzi per affrontare una serie di sfide. Innanzitutto interne, perché occorrerà reagire alla sfilza di delisting (28) che si sono concentrati nella parte finale dell’anno. Addii in alcuni casi eccellenti, come quelli di Saras, Tod’s e Cnh, che hanno ridotto la capitalizzazione della Borsa Italiana di 22 miliardi, portandola a 804 miliardi. Nel 2025 questo valore rischia di scendere ancora e non di poco in caso di successo dell’opas di Unicredit su Banco Bpm e dell’opa di quest’ultima su Anima.

Sull’Egm si è confermata invece la tendenza opposta, con 20 delle 21 ipo totali del 2024 concentrare sul listino delle pmi: anche con quotazioni di peso, come Next Geo (380 milioni) e Icop (230 milioni). L’andamento però è rimasto negativo (-6%), ma meno del 2023 (-11%). Gli scambi sono addirittura diminuiti (-36,6%), mentre il controvalore è aumentato (+6%). Il dato ha spinto gli analisti a guardare con fiducia al futuro, grazie anche al calo dei tassi.

Le varianti estere 

Le maggiori sfide per Piazza Affari in realtà arrivano da fuori. I dazi di Donald Trump sono un’incognita non da poco per un Paese esportatore come l’Italia. Il neo presidente Usa ha assicurato che porrà fine alla guerra in Ucraina, ma il contesto geopolitico resta imprevedibile. E come si comporterà la Bce ora che la Fed ha prospettato una stretta ai tagli dei tassi?

Nel 2025 la banca centrale americana potrebbe dimezzare le sforbiciate a due per paura di una risalita dell’inflazione. Il cambio d’indirizzo ha frenato le borse Ue e mandato in fumo il rally di Natale. Non un finale incoraggiante in vista del nuovo anno. (riproduzione riservata)



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