Sono una ventina, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, le società finanziarie italiane che hanno sottoscritto con il Mef l’accordo di riservatezza (Non disclosure agreement) per poter operare all’interno del Fnsi, Fondo Nazionale Strategico Indiretto da circa 700 milioni di euro iniziali, chiamato a investire nelle pmi di Piazza Affari, finora depresse da scambi rarefatti e problemi di liquidità in borsa. Metà dei capitali è fornito da Cdp, metà da soggetti privati.
Chi ha firmato l’accordo? Gruppi di primaria rilevanza, soprattutto italiani, e qualche estero, a partire da Intesa Sanpaolo, Banca Mediolanum, Azimut, Amundi (gruppo Credit Agricole), Algebris, AComeA, Allianz, Assicurazioni Generali e Mediobanca. Ora gli accordi dovranno essere presentati nei rispettivi cda per poi essere operativi. Il fondo che investirà con ottica di lungo termine nelle mid and small cap di Piazza Affari dovrebbe essere operativo in estate e andare a investire nei titoli di piccola e media grandezza caratterizzati da valutazioni molto a sconto rispetto al mercato principale (si va anche oltre il 50%) su aziende che però continuano a registrare utili in crescita.
Le linee guida generali degli investimenti sono state messe a punto dal Mef attraverso un regolamento ad hoc cui i gestori devono fare riferimento. Ognuno avrà poi a disposizione il suo comparto di umbrella fund del Fnsi da gestire. Ed è questo il tema al centro dell’incontro annuale di AssoNext, l’Associazione italiana delle pmi quotate, previsto per domani a Palazzo Montecitorio a Roma, per fare il punto sulla situazione delle pmi scambiate a Piazza Affari che soffrono dell’ormai cronica carenza di liquidità dei mercati borsistici.
L’incontro «I mercati dei capitali al centro della politica industriale nazionale a supporto della competitività del Made in Italy» vedrà la moderazione di Roberto Sommella, direttore di MF-Milano Finanza, la presenza del sottosegretario al Mef, Federico Freni, di Giulio Centemero, membro della Commissione Finanze della Camera, uno dei padri fondatori del Fnsi, del commissario Consob Federico Cornelli, dell’ad di Borsa Italiana Fabrizio Testa, del professore dell’Università Bocconi Maurizio Dallocchio e dell’onorevole Alberto Bagnai.
A fare gli onori di casa Giovanni Natali (presidente di AssoNext), Anna Lambiase (presidente di Cdp Venture Capital Sgr e fondatrice di IrTop Consulting) e Vincenzo Polidoro, insieme ai consiglieri Guglielmo Manetti, Simone Strocchi (un suo commento a pagina 18), Lukas Plattner (comitato scientifico). (riproduzione riservata)