Tra la speranza di una pace in Ucraina e il timore di una guerra in Venezuela c’è almeno un asset che reagisce di più al secondo: il petrolio. I prezzi del greggio hanno rialzato la testa nella mattina del 29 dicembre, guadagnando oltre il 2%, nonostante la fine del conflitto tra Ucraina e Russia sembri più vicina che mai. E ad alimentare le quotazioni, secondo gli esperti, sono proprio le tensioni tra Stati Uniti e Venezuela, intensificatesi nei giorni a cavallo delle festività quando il presidente degli Usa, Donald Trump, ha rafforzato il blocco navale imposto alle imbarcazioni venezuelane.
Il 24 dicembre il governo del Venezuela, guidato dal presidente Nicolás Maduro, ha denunciato «il sequestro e il furto» di due navi cisterna, cariche di quattro milioni di barili di petrolio, sequestrate dagli Stati Uniti. Lo stesso giorno il prezzo del petrolio Brent ha superato i 62 dollari al barile (quotazione del contratto future in scadenza a marzo 2026), ricominciando a salire dopo settimane di calo.
Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, convocato su richiesta di Caracas dopo settimane di tensioni e diversi sequestri, il rappresentante venezuelano Samuel Moncada ha attaccato di nuovo la strategia di Trump, definendola «la più grande estorsione della nostra storia».
Il blocco navale e il fermo delle petroliere sono il provvedimento preso dal presidente americano con la motivazione ufficiale di voler proteggere gli Usa dal traffico di droga. Secondo Trump, infatti, il governo Maduro avrebbe legami con un’organizzazione di narcotrafficanti.
Sebbene il Venezuela non sia tra i principali esportatori di petrolio al mondo, il rischio di un’escalation basta a sostenere i prezzi del greggio. Il 29 dicembre il Brent viaggia a circa 61,5 dollari al barile e il Wti a 58 dollari. Per entrambe le tipologie di oro nero si tratta di un rialzo di oltre il 2%, anche se rispetto a un anno fa il prezzo rimane più basso di quasi il 20% sia per il Brent sia per il Wti.
Una nota di ricerca degli analisti di Nanhua Futures spiega il rialzo dell’ultima settimana legandolo all’effetto – già visibile – del blocco navale e dei sequestri ordinati da Trump: i dati S&P hanno infatti rilevato un calo del traffico delle petroliere verso il Venezuela.
Nel frattempo, anche il gas europeo tratta in netto rialzo. Al Ttf di Amsterdam, l’hub di riferimento per il Vecchio Continente, il contratto a gennaio 2026 viaggia intorno a 28,8 euro al megawattora nella mattina del 29 dicembre. (riproduzione riservata)