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Javier Milei, candidato libertario alle presidenziali argentine
Javier Milei, candidato libertario alle presidenziali argentine
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Perché sull’Argentina pende sempre la spada di Damocle del debito

di Polina Kurdyavko*
06 settembre 2023, 22:00 Ultimo aggiornamento: 22:07

La storia dell'Argentina dimostra che quando arriva il momento di attuare le misure più dure, i governi che si sono succeduti non sono stati in grado (o non hanno dimostrato volontà) di portare a termine i loro compiti, soprattutto a causa dei potenziali rischi legati ai disordini sociali

La Banca Mondiale classifica l’Argentina come Paese ad alto reddito, con un pil medio pro capite di 10.000 dollari. Eppure il rating creditizio dell'Argentina è peggiorato di cinque tacche dal 2001 passando da B2 all'attuale rating Ca. Il Paese ha continuato a spendere al di sopra delle proprie possibilità negli ultimi dieci anni, con un aumento del deficit di bilancio annuale del 4% rispetto al decennio precedente. Questo, unito alla rigidità e all'indicizzazione dell'economia dopo un decennio di governi Kirchner, ha decuplicato l'inflazione dal 10% all'attuale 113%. Abbiamo anche visto che l'approccio graduale del precedente governo Macri, favorevole al mercato, non è riuscito ad affrontare né l'inflazione né l'eccesso di spesa.

I tre candidati di ottobre

Guardando i candidati in vista delle prossime elezioni presidenziali di ottobre, non è chiaro se siano disposti a prendere decisioni difficili. I tre candidati - Patricia Bullrich del partito Cambiemos di Mauricio Macri, il libertario radicale Javier Milei e Sergio Massa del partito peronista in carica - hanno tutti riconosciuto in varia misura la necessità di un aggiustamento fiscale. Anche l'elettorato sembra sostenere i candidati che chiedono un'azione radicale. Tuttavia la storia dell'Argentina ha dimostrato che quando è arrivato il momento di attuare le misure più dure, i governi che si sono succeduti non sono stati in grado (o non hanno dimostrato volontà) di portare a termine i loro compiti, soprattutto a causa dei potenziali rischi legati alla governabilità e ai disordini sociali.

Spese eccessive

L'Argentina è dipendente dalla spesa. Il Paese ha ristrutturato il suo debito due volte negli ultimi vent’anni, nonostante abbia ricevuto 50 miliardi di dollari dal Fmi pochi mesi prima del suo secondo default nel 2019. Anche con il programma del Fmi successivo alla ristrutturazione, il Paese è riuscito a spendere eccessivamente aumentando la base monetaria del 18%, ovvero stampando denaro per finanziare deficit fiscali primari negativi negli ultimi quattro anni. Questo circolo vizioso di spese eccessive si traduce in iperinflazione, perdita di fiducia nella moneta e ulteriori sfide da affrontare. È meglio che il Paese affronti come prima cosa il problema dell'iperinflazione? Il candidato Milei propone la dollarizzazione come soluzione. L'austerità fiscale è una condizione necessaria perché la dollarizzazione sia sostenibile, ma il sistema politico può realizzarla?

I costi della dollarizzazione

Sebbene il concetto radicale di dollarizzazione sia attraente per alcuni, il rischio principale risiede nei costi di attuazione. Dopo la vittoria di Milei alle elezioni primarie di metà agosto, la moneta si è svalutata del 20% in un paio di giorni. La crisi di fiducia è così profonda che un ulteriore stress potrebbe causare una corsa alle banche, che potrebbe tradursi in una crisi bancaria. La dollarizzazione ha anche un costo. Con una base monetaria di 8 miliardi di pesos argentini (ars) e depositi locali di 12 miliardi di ars, utilizzando un tasso ars/dollaro di 500, l'Argentina avrebbe bisogno di 40 miliardi di dollari per effettuare lo swap. Dato che la banca centrale argentina ha riserve nette in valuta estera negative per 7,9 miliardi di dollari, non è chiaro chi potrebbe fornire questa liquidità in dollari.

Il mercato è scettico

Per quanto riguarda gli altri due candidati, l'incapacità dei rispettivi partiti di raggiungere gli obiettivi prefissati in passato non infonde fiducia nei loro risultati futuri. L'attuale prezzo dei titoli sovrani suggerisce che il mercato è scettico sulla capacità del governo di realizzare i propri obiettivi. E si potrebbe affermare che una buona parte delle cattive notizie è contenuta nel prezzo. In futuro, il mercato dovrà vedere le prove dell'impegno e dei risultati del nuovo governo. Questo determinerà se il debito sovrano argentino continuerà a essere scambiato all'interno di una fascia di prezzo in difficoltà o se potrà balzare in un territorio di debito sostenibile. (riproduzione riservata)

*head of BlueBay Emerging Markets Rbc BlueBay am



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