Perché il goffo rapporto di Jannick Sinner con lo Champagne ce lo fa amare ancora di più
Travolto Zverev in 58 minuti all’Open di Madrid, il tedesco si vendica facendogli una doccia di bollicine al campione italiano. Ma c’era già un precedente a Wimbledon…
Jannik Sinner conquista Madrid e segna un altro record diventando il primo a vincere cinque titoli ATP Masters 1000 consecutivi, il secondo su terra rossa, fino a poco tempo fa il suo terreno meno amato dal tennista italiano. Travolto in 58 minuti l’altro finalista, il tedesco Alexander Zverev, annichilito sul campo, si prende una piccola plateale rivincita solo al momento dei festeggiamenti facendogli una doccia con il rosé. Perché, come gli ha fatto notare un giornalista subito dopo la premiazione del Madrid Open 2026, «L’unica cosa che non ti è riuscita oggi è aprire la bottiglia di champagne». E lui costretto a spiegare, metà tra l’indispettito e metà imbarazzato, «Eh sì mi si è rotto».
Galeotta fu la gabbietta della Magnum di Champagne Laurent-Perrier Cuvée Rosé, da oltre un decennio sponsor fedele dell’Open di Spagna, che gli si è rotta tra le mani per aver troppo girato nella direzione sbagliata. A chi non è capitato almeno una volta? Molti invece hanno sottolineato la cosa come una débâcle o una caduta di stile per non aver mostrato destrezza da sommelier nell’apertura.

Ma a essere sinceri il piccolo intoppo non fa che aumentare la simpatia verso il campione italiano che tra i tanti miracoli realizzati finora è riuscito nell’impresa più difficile: farsi amare da vincitore, in un paese che troppo spesso prova simpatia per i numeri uno solo quando inciampano. E questa sua capacità di restare focalizzato e modesto è una delle caratteristiche che più si ama in lui. Una nuova generazione di campioni orgogliosi del proprio risultato, consci delle proprie capacità, ma con tutta l’agilità di movimento derivata dall’assenza di ego ipertrofico, Kimi Antonellim sembra della stessa scuola.
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Altra considerazione è che Jannick Sinner è l’incarnazione di questa nuova generazione sobria che ha poca dimestichezza in generale con gli alcolici. E in particolare, almeno per quanto riguarda Yannick, con lo Champagne. Almeno in campo. Chi non ricorda infatti il siparietto della finale di Wimbledon? Momento delicato del secondo set, il pubblico del campo centrale tutto sbilanciato per Carlos Alcaraz, Sinner si accinge alla battuta e… Pop, un tappo finisce sull’erba a poca distanza dai piedi del tennista. Incidenti che possono succedere solo a Wimbledon. Lo spagnolo allarga le braccia sorridendo. E lui terreo in volto si abbassa a raccoglierlo porgendolo col suo solito gesto di galanteria al raccattapalle, prima di ritrovare la concentrazione che lo porta ribaltare ogni pronostico e tifo inglese.
Va detto in effetti che, se per scaramanzia, ogni volta che un incidente con lo champagne dovesse finire così, con una coppa tra le mani, forse Sinner se ne farebbe volentieri una ragione. E di sicuro fa più simpatia degli agguati negli spogliatoi con allenatori e tecnici che inondano il campione con le bollicine a favore di social media. Classico degli Alcaraz, cui ha ceduto anche il dream team italiano ma meno spesso.

Nota finale di merito, a proposito di spreco di bollicine, agli organizzatori del torneo spagnolo che ai due tennisti hanno passato la magnum di rosé integra come a suggerirne miglior uso rispetto alla prassi ormai in uso nei premi di Formula 1, in cui ai piloti le bottiglie vengono già passata già libera da capsule e muselet, pronta per essere stappata. Pratica ormai consolidata ma che nasce, a ben vedere proprio com’è stata per Zverev, più come ripicca, che come gesto festante. Il rito di inondare con champagne gli astanti, infatti, pare iniziata da Dan Gurney, vincitore della 24Ore di Le Mans nel 1967 che, dopo la premiazione, vedendo sotto il podio i proprietari della sua squadra che avevano previsto una brutta gara per la loro squadra, si erano riuniti sotto il podio con mogli e giornalisti al seguito per raccogliere gli applausi della vittoria, aveva scosso la bottiglia, fatto volare il tappo e dato libero corso ai propri sentimenti. (Riproduzione riservata)
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