La promozione della sottocommissione Difesa dimostra quanto l’agenda europea sia cambiata dopo l’invasione russa dell’Ucraina. A metà dicembre l’Europarlamento ha approvata la nascita di quattro nuove commissioni.
Una è quella Difesa, che in realtà esisteva già come formazione interna degli Affari Esteri. I membri della nuova commissione saranno nominati durante la Plenaria del 20-23 gennaio, ma i negoziati tra i gruppi europei sono partiti da tempo.
Ogni grande famiglia vuole ottenere più posti possibili e ha iniziato a raccogliere le richieste tra gli iscritti per capire chi scegliere. A oggi la sottocommissione ha 29 membri che dovranno salire a 43, più i supplenti.
I posti vacanti quindi sono 14, ma in teoria anche gli eurodeputati già presenti potrebbero cambiare. Passare da sottocommissione a commissione è come essere promossi in serie A dalla B, quindi i gruppi potrebbero cercare di inserire figure con un peso specifico maggiore.
Le posizioni di vertice invece dovrebbero essere confermate, anche se il condizionale è d’obbligo vista la centralità della difesa in questa legislatura. Finora la sottocommissione era guidata da Marie-Agnes Strack-Zimmermann, esponente tedesca dei liberali da sempre critica con Ursula von der Leyen. Mentre le quattro vicepresidenze sono suddivise tra i popolari (due), i socialisti e i conservatori di Giorgia Meloni, rappresentati dall’italiano Alberico Gambino (FdI).
Il tempo stringe e il clima nell’Europarlamento non è dei migliori dopo lo scontro sui vicepresidenti esecutivi Teresa Ribera e Raffaele Fitto. I partiti sanno che le prossime mosse dell’Ue nella difesa saranno influenzate anche dagli equilibri interni alla nuova commissione.
Farne parte, inoltre, significa avere un filo più diretto con la Nato. Proprio questo lunedì il suo segretario generale, Mark Rutte, terrà il suo primo discorso nell’Europarlamento. E lo farà davanti alla commissione Affari Esteri, che si riunirà per l’ultima volta con la sua ex sottocommissione.
La centralità della difesa è legata anche ai miliardi in gioco. Bruxelles stima che nel prossimo decennio saranno necessari circa 500 miliardi di spese militari aggiuntive, ma finora il bilancio Ue ha stanziato solo pochi miliardi. Il budget a disposizione aumenterà.
Per capire di quanto bisognerà aspettare il white paper promesso da von der Leyen nei primi cento giorni del suo mandato: il compito è in mano al commissario lituano Andrius Kubilius, che dovrebbe presentarlo a cavallo del Consiglio Ue del 3 febbraio.
Nella scorsa legislatura la Commissione non aveva un apposito esponente per la difesa, nominato dalla presidente tedesca proprio per attestare l’importanza assunta dalla sicurezza. Il 20 gennaio Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca e ha già chiesto ai Paesi Nato di portare la spesa militare al 5% del pil. Una cifra irraggiungibile se si considera che nel 2023 solo nove dei 27 Stati Ue aveva rispettato l’attuale obiettivo del 2%.
In ogni caso le pressioni del futuro presidente americano causeranno un aumento degli investimenti nella difesa, sempre più al centro della politica europea al posto di temi come l’industria, l’agricoltura e la transizione ecologica. Finora l’agenda sembra dettata dai Paesi dell’Est Europa, che sono riusciti a ottenere anche la poltrona di Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, affidata all’estone Kaja Kallas. (riproduzione riservata)