Orsted proseguirà con il suo piano per raccogliere capitali, dopo che l’amministrazione Trump ha ordinato allo sviluppatore di parchi eolici offshore di fermare la costruzione del progetto Revolution Wind quasi completato al largo di Rhode Island, facendo crollare il 25 agosto l’azione alla borsa di Copenaghen del 16,3% a 179,10 corone danesi in chiusura anche se la società ha cercato di rassicurare gli investitori indicando che il management «sta valutando tutte le opzioni per risolvere la questione rapidamente, dialogando con le agenzie che rilasciano i permessi e potenzialmente anche tramite procedimenti legali».
La multinazionale che produce energia elettrica, controllata al 50,1% dallo Stato danese, ha annunciato all’inizio di questo mese l’intenzione di rafforzare le sue finanze tramite un aumento di capitale da 9,4 miliardi di dollari. Mezzi freschi per garantirle «il rafforzamento necessario per eseguire il piano industriale, anche considerando l’impatto di quest’incertezza sul portafoglio eolico offshore statunitense», ha precisato l’azienda in un comunicato.
Venerdì 22 agosto il Bureau of ocean energy management (Boem) dell’amministrazione Trump ha pubblicato il suo ordine di sospensione dei lavori del progetto al largo di Rhode Island, completato all’80% con 45 turbine su 65 già installate e dal costo di 1,5 miliardi di dollari. A gennaio, subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, il presidente, Donald Trump, ha sospeso le nuove concessioni per i parchi eolici offshore negli Stati Uniti in attesa di una revisione ambientale ed economica dei progetti dopo aver criticato ripetutamente l’energia eolica definendola «inaffidabile e costosa».
Quanto deciso segue un ordine simile per il progetto Empire Wind della norvegese Equinor, che ha richiesto circa un mese per essere revocato, costando 0,8 miliardi di dollari aggiuntivi, e arriva dopo l’approvazione del governatore di New York per nuovi gasdotti nello Stato.
La mossa dell’amministrazione Trump «è un ostacolo enorme per la raccolta di capitali di Orsted», ha dichiarato a Reuters l’analista di Sydbank, Jacob Pedersen, aggiungendo di essere «stupito». Per Pierre-Alexandre Ramondenc, esperto di AlphaValue, può compromettere il successo dell’aumento di capitale. «La notizia è stata un vero e proprio shock ed equivale nulla di meno che a un sequestro politico da parte dell’amministrazione statunitense, data la fase avanzata del progetto», ha spiegato Ramondenc.
Anche per Jenny Ping, analista di Citi, la notizia può comportare un posticipo dell’aumento di capitale previsto, oltre a mettere un punto interrogativo sulla sua dimensione, a seconda dei costi aggiuntivi legati a questo ritardo e della capacità finanziaria già prevista. «Pur assumendo che i lavori di Revolution e Sunrise proseguiranno, esiste il rischio che qualsiasi costo aggiuntivo derivante dall’ordine di sospensione possa influenzare negativamente i rendimenti di Revolution. Resta da vedere se il management sarà disposto a correre questo rischio o deciderà di abbandonare il progetto», ha avvertito Ping.
Nel primo semestre del 2025 il capex speso per il progetto Revolution ammontava a 15,2 miliardi corone danesi (circa 2,3 miliardi di dollari) e la società ha dichiarato che sono necessari ulteriori 5 miliardi di corone (0,8 miliardi di dollari) per completare il progetto. Allo stesso tempo, il capex speso per il progetto Sunrise era pari a 16,8 miliardi di corone danesi (2,6 miliardi di dollari) nel primo semestre, con necessità di ulteriori 40 miliardi di corone (6,2 miliardi di dollari) per il completamento. Detto questo, «abbandonare il progetto non significa che Orsted non necessiti più di un aumento di capitale, poiché i costi della supply chain devono comunque essere pagati. Il nostro prezzo obiettivo sull’azione è pari a 190 corone, confermiamo il rating sell». (riproduzione riservata)