Il titolo Oracle precipita per oltre l’11% nel pre-market di giovedì 11 dicembre dopo che il produttore di software per database ha riportato ricavi trimestrali inferiori alle attese, nonostante la forte domanda registrata per le infrastrutture di intelligenza artificiale. E di conseguenza i titoli legati all’IA sono stati colpiti a loro volta: i produttori di chip Nvidia e Advanced Micro Devices perdono attorno l’1%, mentre il provider di cloud CoreWeave oltre il 3%. In Giappone, SoftBank cede il 7,7%. I futures sul Nasdaq viaggiano a loro volta in netto rosso (-1,2%).
Rispetto alle stime di consenso Lseg, l’utile per azione di 2,26 dollari (adjusted) si colloca sopra 1,64 dollari attesi, i ricavi per 16,06 miliardi di dollari sono invece appena sotto i 16,21 miliardi attesi.
Per quanto riguarda la guidance, Oracle ha indicato un utile per azione rettificato tra 1,70 e 1,74 dollari e una crescita dei ricavi tra +19% e +21% per il terzo trimestre fiscale. Il consenso Lseg prevedeva 1,72 dollari e 16,87 miliardi di ricavi (+19%).
I ricavi del secondo trimestre fiscale sono cresciuti del 14% anno su anno nel periodo concluso il 30 novembre. L’utile netto è salito a 6,14 miliardi di dollari (2,14 per azione) da 3,15 miliardi (1,13 per azione) di un anno prima.
Il gruppo ha registrato 7,98 miliardi di ricavi dal cloud, più dei 7,92 stimati dagli analisti StreetAccount. I ricavi da infrastrutture cloud hanno raggiunto 4,1 miliardi, in crescita del 68%. Oracle ha citato nuovi accordi con Airbus, Canon, Deutsche Bank, Lseg, Panasonic e Rubrik.
I ricavi da software sono invece scesi del 3% a 5,88 miliardi, sotto la stima media di 6,06 miliardi. Le Remaining Performance Obligations (Rpo) – misura il fatturato contrattualizzato ma non ancora contabilizzato – sono balzate del 438% a 523 miliardi di dollari, superando i 501,8 miliardi attesi. Doug Kehring, cfo di Oracle, ha spiegato che le Rpo sono state spinte da «nuovi impegni da parte di Meta, Nvidia e altri». Oracle si aspetta ora 4 miliardi di dollari di ricavi aggiuntivi nel 2027 fiscale.
Negli ultimi dieci anni Oracle ha diversificato il business dai database al settore infrastrutturale del cloud dove compete con Amazon, Microsoft e Google. Tutte le big tech stanno lottando per aggiudicarsi grandi contratti sull’IA e stanno investendo molto in data center e hardware. OpenAI, che ha scatenato la corsa alla generative AI tre anni fa con ChatGpt, si è impegnata a spendere oltre 300 miliardi di dollari nei servizi infrastrutturali di Oracle in un arco di cinque anni.
Oracle ora vuole posizionarsi al centro del mercato IA con investimenti enormi che hanno fatto crescere ricavi e portafoglio ordini, ma gli investitori sono sempre più preoccupati per l’aumento del debito necessario e per i rischi nel caso la domanda rallentasse. Durante la call sui risultati, Kehring ha ribadito l’impegno a mantenere il rating investment grade del debito.
Ha aggiunto che esistono altre opzioni di finanziamento: i clienti potrebbero installare i propri chip nei data center Oracle, oppure i fornitori potrebbero scegliere di concedere i chip in leasing anziché venderli. Questi modelli permetterebbero a Oracle di «allineare pagamenti e incassi e prendere in prestito molto meno di quanto previsto». Ma con i nuovi impegni, Oracle prevede ora 50 miliardi di dollari di capex annuale, contro i 35 miliardi previsti a settembre. Per il 2025 fiscale il capex è stato di 21,2 miliardi.
La cassa (free cash flow) nel trimestre è stato negativo per 10 miliardi. Il consenso StreetAccount prevedeva -5,2 miliardi. Kehring ha spiegato che molti analisti stimano che Oracle dovrà raccogliere oltre 100 miliardi per completare i nuovi data center: «Sulla base di ciò che vediamo oggi, riteniamo di aver bisogno di molto meno, se non decisamente meno, per finanziare questo sviluppo».
Le azioni Oracle sono crollate del 23% a novembre, la peggiore performance mensile dal 2001. Alla chiusura di mercoledì il titolo è ancora 32% sotto i massimi di settembre, ma in rialzo del 34% dall’inizio dell’anno, una performance migliore del Nasdaq (+22%).
Nel trimestre Oracle ha nominato Clay Magouyrk e Mike Sicilia nuovi ceo, succedendo a Safra Catz. Gli utili (Gaap e rettificati) beneficiato di una plusvalenza ante-imposte di 2,7 miliardi di dollari derivante dalla vendita di Ampere (produttore di chip), acquistato a marzo da SoftBank per 6,5 miliardi. Larry Ellison, presidente e co-fondatore, ha spiegato che Oracle ha venduto Ampere perché non ritiene più strategico progettare e produrre chip propri per i data center in cloud. L’azienda è ora «impegnata in una politica di neutralità dei chip»: continuerà a comprare Gpu Nvidia, ma vuole essere pronta a installare «qualsiasi chip i clienti vogliano utilizzare». (riproduzione riservata)