Un programma di riabilitazione sessuale con terapia ad onde d’urto per trattare la disfunzione erettile post-operatoria. È il trattamento proposto all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma per pazienti selezionati che hanno subìto un intervento di asportazione radicale della prostata a causa di un tumore. Un approccio promettente alla patologia che intende garantire non solo la qualità delle cure, ma anche la qualità di vita dopo la malattia.
Quando la neoplasia prostatica è confinata alla ghiandola o localmente avanzata, l’intervento chirurgico di prostatectomia radicale rappresenta oggi l’opzione terapeutica che fornisce la più alta efficacia in termini di guarigione. Nella totalità degli interventi (circa 300 all’anno) effettuati all’Istituto Regina Elena (IRE) viene utilizzata la chirurgia robotica per garantire radicalità oncologica, precisione chirurgica e per migliorare la qualità di vita dei pazienti nel post-operatorio. Grazie infatti all’intervento robotico, in casi scelti e valutati singolarmente dopo l’operazione, è possibile preservare la funzione erettile con risultati di salvaguardia che sfiorano il 75%. Si prevede in tal caso la somministrazione di onde d’urto focalizzate e a bassa energia. Il trattamento è indolore e può essere eseguito 1-2 volte alla settimana per un totale di 4-6 sessioni. Questa tecnica è in grado di potenziare e velocizzare il recupero di una buona funzione erettile mediante una rigenerazione di vasi sanguigni, e quindi con l’aumento dell’afflusso di sangue, all’interno della muscolatura del pene.
«Le onde d'urto sono fattori di stress meccanico in grado di indurre cambiamenti biochimici nei tessuti», spiega Riccardo Mastroianni, chirurgo urologo dell’Istituto Regina Elena. «L’innovazione di questa metodica consiste nell'applicazione dell’energia secondo angoli e direzioni differenti da quelli finora conosciuti, consentendo una distribuzione molto più uniforme e omogenea. I corpi cavernosi vengono irradiati con un corretto angolo di inclinazione e la sonda distribuisce in maniera ottimale l'energia mentre scorre in senso longitudinale lungo il pene e lungo il perineo. La terapia oltre a indurre neoangiogenesi (la formazione di nuovi vasi sanguigni ndr), promuove la circolazione locale e sopprime i processi infiammatori, induce la secrezione dei fattori di crescita e stimola la proliferazione delle cellule del tessuto connettivo, vale a dire i fibroblasti».
Il tumore della prostata rappresenta negli uomini oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età. In Italia ogni anno le nuove diagnosi sono oltre 39mila, anche se la malattia ha una buona prognosi. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è infatti del 92%, percentuale fra le più alte in caso di tumore. (riproduzione riservata)