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Alberto di Monaco rilancia A’ Messcia: il rum, antenato del cocktail, vero distillato dello spirito di Monte-Carlo

Oltre yacht e Gp, Casinò e condomini di lusso, A’ Messcià, letteralmente la miscela, è un distillato del Principato e della sua capacità di mescolare culture diverse

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Grattacieli e Casinò, Gran Premio di Formula 1 e superyacht, per tutto il mondo Montecarlo finisce qui. Lusso elevato all’ennesima potenza che si erge su una lingua di terra presa in prestito al mare, proprio come Mareterra Monaco, il nuovo eco-quartiere progettato da architetti e paesaggisti di fama mondiale, come Denis Valode e Michel Desvigne e Renzo Piano. Residenze da 100-120mila euro al metro quadrato, il doppio del normale, si fa per dire, prezzo medio sulla costa.

Ma il Principato di Monaco ha molto più da dire e il Principe Alberto II ci tiene a raccontarlo. Ed ecco perché Monseigneur (come ci si rivolge a sua Altezza in sua presenza), dopo aver molto investito in cultura, arte, musica e soprattutto l'Istituto e il museo oceanografico, ora si è speso in prima persona per riportare in vita una delle più antiche tradizioni di questa sottile striscia di territorio ad alta densità di storia: A’ Messcia. Nel dialetto del luogo, che molto deve al genovese e al provenzale (proprio come la sua cucina dalla socca parente stretta della farinata allo stoccafi’) a’ Messcia si può tradurre letteralmente con la miscela ed è la migliore sintesi della capacità del Principato di mescolare culture diverse nei secoli.

L'anteprima della Messcia invecchiata in botti ex Marsala.
L'anteprima della Messcia invecchiata in botti ex Marsala.

A’ Messcia nasce nel XVII secolo, quando Monaco era un importante polo di commercio sulla rotta tra Caraibi e Mediterraneo. Qui il rum delle navi provenienti dall’Atlantico si scambiava con gli agrumi della riviera, essenziali per combattere lo scorbuto, malattia dovuta alla mancanza di vitamine temuta nelle lunghe traversate oceaniche. Ma il distillato di canna da zucchero che i marinai cedevano per arance e limoni non era neanche lontanamente morbido e raffinato come quello a cui sono abituati i palati moderni, così per riuscire a berlo, ma soprattutto a smerciarlo, il liquore veniva mescolato con spezie e spiriti più mediterranei, come il Marsala siciliano, l’Ouzo greco, e lo Sherry di Jerez, da qui il nome A’ Messcia, appunto, di quest’antenato del cocktail ante litteram.

La tradizione del Principato

Una ricetta originale non esiste, si trattava di una tradizione che ciascuno interpretava e traduceva a proprio gusto. Ma nell’archivio storico del Principato di Monaco è stata ritrovata una trascrizione moderna, come si evince dalla citazione di Marsala e Vermouth, vino fortificato la cui nascita ufficiale viene fatta risalire alla fine del Settecento. Dal ritrovamento è partito il progetto iniziale promosso dal Principe Alberto e affidato a un gruppo di imprenditori per provaro a riprodurre A Messcia originale.

La presentazione ufficiale di A' Mesccia a Fort Antoine con il Principe Alberto II di Monaco.
La presentazione ufficiale di A' Mesccia a Fort Antoine con il Principe Alberto II di Monaco.

Dopo i primi tentativi non andati in porto, il progetto è approdato qualche golfo più in là fino alla Villa Nuovo Paradisetto, sede di Velier a Genova, grazie alla dritta di Nicolas Joly. Alla richiesta d’aiuto del team monegasco, l’enologo della tenuta di Coulée de Serrat aveva risposto con nome cognome e numero di telefono del patron della casa di distribuzione genovese, massimo esperto di rum cui si deve la Gargano Classification, scala universale per distinguere grandi i rum distillati artigianalmente. I due, divulgatore della viticoltura biodinamica nella Loira e il fondatore del movimento Triple A, basato sulla filosofia che lega Agricoltori, Artigiani e Artisti, parlano infatti la stessa lingua da parecchi anni. 

L’approdo nel porto sicuro di Velier a Genova

Così si apre il capitolo genovese della Messcia che conduce definitivamente in porto il progetto con un ritorno alle origini della tradizione, che affonda le sue radici nel Mediterraneo ma riportate ai tempi moderni e ai palati esigenti dei conoscitori di oggi moderno.

Il principe Alberto di Monaco durante l'anteprima stampa di A' Messcia.
Il principe Alberto di Monaco durante l'anteprima stampa di A' Messcia.

Per il primo rum del Principato di Monaco l’idea di Gargano è infatti quella di puntare sulla migliore canna da zucchero del mondo che per lui è senza dubbio ad Haiti, dove si produce il Clairin Sajous, ovvero il rum bianco prodotto a partire dalla Crystalline, la rara varietà autoctona non ibrida che si trova nell’isola, raccolta rigorosamente a mano per evitare contaminazioni erbacee nel gusto del taglio meccanico, e pressata poi alla maniera tradizionale dolcemente sul posto con un piccolo mulino.

Le Distillerie de Monaco lo spirito del Principato

Ma l’idea della svolta, semplice e a portata di mano come tutte le alzate d’ingegno, è far seguire alla prima caraibica, una seconda distillazione monegasca. Non un semplice giro burocratico per poter apporre il sigillo made in Monaco, ma un vero e cruciale passaggio di lavorazione alle Distillerie de Monaco, sotto la guida esperta del master distiller Philip Culazzo.

Il master distiller di Distellerie de Monaco, Philip Culazzo con A' Messcia.
Il master distiller di Distellerie de Monaco, Philip Culazzo con A' Messcia.

Figlio di un diplomatico italiano, Philip Culazzo aveva chiesto e ottenuto dal Principe Alberto, già nel 2017, l’autorizzazione a costruire un alambicco in città. Da qui sono nate le Distillerie de Monaco piccola bomboniera nel cuore della città rivierasca diventata meta di turisti in cerca di souvenir da riportare a casa indecisi tra L’Orangerie, liquore di arance amare, realizzate con una perfetta idea di economia circolare con gli agrumi delle piante ornamentali che costellano il principato e che un tempo venivano raccolti e buttati. Da questa è seguita la seconda etichetta, forse la più amata: Carruba fatta a partire dal frutto dalla polpa dolce usato come addensante e dolcificante naturale in pasticceria e gelatiera. La pianta diffusa un tempo in tutto il Mediterraneo, era considerata ancora più preziosa dell’ulivo, tanto che i semi della carrubba erano utilizzati come unità di misura per il commercio e, ancora sono, per i diamanti, da qui deriva infatti la parola carato e la sua grammatura. Poi è venuto il gin della Distillerie di Monaco, agrumato ça va sans dire, e ora i due alambicchi cittadini hanno ospitato il rum cristallino haitiano.

Mother Messcia cristallina

Da qui infatti nasce Mother Messcia, la madre del progetto distillato bianco di qualità cristallina come il liquido imbottigliato a 46°. Intenso e fruttato, è un rum elegante con note di canna da zucchero e frutta fresca, agrumi e una sottile vena vegetale per nulla invasiva.

Ideale da gustare liscio, si presta bene alla miscelazione come ha dato prova al cocktail party allestito sul mare, dopo la presentazione del progetto all’anfiteatro di Fort Antoine.

Mother Messcia, rum bianco haitiano distillato di canna da zucchero dalla rara varietà Crystalline.
Mother Messcia, rum bianco haitiano distillato di canna da zucchero dalla rara varietà Crystalline.

Mother Messcia in miscelazione

I tre drink miscelati all’estro creativo di Angelo Canessa, Mixology Manager di Velier che dopo la degustazione in purezza l’ha fatto assaggiare miscelato in un twist sull’Adonis (Mother Messcia, Bordiga Vermouth rosso, Sherry Amontillado, drop di Arak Musar e Essentia Spray Arancia Amara). Una variazione di un grande classico come il cocktail Cardinale (Mother Messcia, Amaro Santoni, Vergano Vermouth Dry, Essentia Spray Mare). E in uno dei suoi leggendari Daiquiri, in omaggio a Monaco (Mother Messcia, Assenzio, sciroppo agli agrumi con César Florido Moscatel Pasas) e succo di limone.

Angelo Canessa, Mixology Manager di Velier al cocktail party dopo la presentazione.
Angelo Canessa, Mixology Manager di Velier al cocktail party dopo la presentazione.

Come sarà la Messcia

Al primo step del progetto, Mother Messcia, nato con il patrocinio del Principe dalla cordata di imprenditori monegaschi e dal genio di Luca Gargano, seguirà un secondo capitolo tutto ancora da scrivere del rum che sta invecchiando ora a Monaco senza nessuna addizione di altro liquido, ma solo con la maturazione in pregiate botte ex Marsala siciliano. Alla presenza del Principe Alberto e di Luca Gargano si è avuta un’anteprima esclusiva di come sarà la Messcia una volta invecchiata, con una maggiore complessità data dall’invecchiamento del rum e una rotondità morbida data dalle botti ex Marsala. Ma tutto sta ad aspettare l’ultimo ingrediente essenziale della ricetta, il tempo.

Uno dei tre cocktail proposti a base di Mother Messcia, con eleganti twist su Adonis, Cardinale e Daiquiri.
Uno dei tre cocktail proposti a base di Mother Messcia, con eleganti twist su Adonis, Cardinale e Daiquiri.

L’imprimatur del Black Bottle

L’unica cosa certa è che A’ Messcia, come si è visto nelle bottiglie prototipo destinate all’assaggio per l’occasione speciale, sarà di sicuro custodita nella classica Black Bottle ormai diventata un simbolo dei rum Velier. È stata infatti la bottiglia utilizzata da Gargano per imbottigliare il mitico lotto Caroni, nel suo roccambolesco ritrovamento tre anni dopo la sua chiusura, nel 2004, di migliaia di barili di rum prodotto nella distilleria statale di Trinidad, diventato poi leggenda grazie all’intuizione del patron di Velier di imbottigliarli a pieno grado. Da allora la Black Bottle è diventata per estensione una vera e propria certificazione di qualità del rum. E il primo rum del Principato, emancipato dalla sua prima nascita cristallina della Mother Messcia, meritava di sicuro di ricevere l’imprimatur in black. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 23/09/2025 12:39
Ultimo aggiornamento: 23/09/2025 12:51
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