L'aumento dell'inflazione renderà più difficile individuare le società capaci di accrescere stabilmente i dividendi. «La buona crescita dei dividendi registrata nel 2022 dovrebbe lasciare il passo a un 2023 solido ma più sottotono, con molte aree cicliche che supereranno il picco degli utili», prevede Jonathan Crown, portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments. Il grande interrogativo è: quale sarà l'impatto nel medio termine dell'aumento dell'inflazione sui dividendi? Nel 2022 si è assistito al ritorno dell'inflazione. Non si è, invece, assistito a un cambiamento delle politiche distributive delle società, il che è comprensibile trattandosi di politiche di lungo termine. Tuttavia, Crown ritiene probabile il perdurare di un periodo prolungato di rialzo dell'inflazione dovuto alla deglobalizzazione, alla transizione energetica e a dinamiche demografiche sfavorevoli legate all'aumento del tasso di dipendenza. In questo contesto, molte aziende dovranno modificare le loro aspettative sul fronte della redditività del capitale. Columbia Threadneedle sta adeguando le sue aspettative a questa nuova normalità, con l'obiettivo di individuare le società con obiettivi sostenibili in termini di dividendi. La capacità di dimostrare margini di free cash flow resilienti sarà fondamentale per individuare le aziende in grado di accrescere stabilmente i dividendi. Non solo. Devono essere dotate di pricing power e avere la capacità di gestire la struttura di costo e gli investimenti in conto capitale, operando al contempo con un onere debitorio ragionevole.
Il 2022 è stato un anno positivo per i dividendi, cresciuti in media poco più del 7% a livello globale, in un periodo in cui il Pil mondiale è stato penalizzato dalla guerra in Ucraina e dalla politica zero Covid della Cina. I settori growth difensivi come i beni di prima necessità, i servizi di pubblica utilità e la sanità hanno registrato una crescita dei dividendi del 4-6%. Allo stesso tempo, alcuni dei settori più ciclici, come i beni di consumo voluttuari e gli industriali, hanno registrato una crescita dei dividendi poco superiore al 10%, grazie all'effetto combinato della ripresa dei mercati finali, dei prezzi energetici favorevoli e dei dividendi post-pandemia. All'estremo opposto dello spettro, il settore dei materiali ha sofferto a causa dei prezzi delle materie prime, che hanno intaccato i margini di molte aziende, mentre nel settore delle comunicazioni AT&T ha tagliato il dividendo dopo lo scorporo da Warner Media. Le prospettive per i dividendi nel 2023 sono positive. «Le aspettative prevedono un aumento del 4% in media a livello globale. Per i settori dell’energia e dei materiali, ci aspettiamo che i dividendi subiscano le pressioni esercitate dalle oscillazioni dei prezzi delle materie prime, date le politiche di distribuzione dei dividendi adottate da molte società», stima Crown. «Mentre il settore finanziario e quello dei beni di consumo voluttuari offrono una crescita discreta, in gran parte ancora legata al recupero dei pagamenti dei dividendi dopo la pausa da Covid. Infine, i settori growth difensivi dovrebbero generare una crescita dei dividendi intorno al 4-6%», aggiunge Crown, prevedendo che l'inflazione scenderà al 3%-4% entro la fine dell'anno, favorendo l'economia europea. Nel lungo termine, però, non tornerà ai livelli del 2%, ma rimarrà più vicina al 4%. Tutto questo porterà a un aumento dei rendimenti obbligazionari e a una maggior volatilità di mercato, con un conseguente abbassamento dei multipli prezzo/utili rispetto al recente passato. (riproduzione riservata)