Nuovi passi avanti per diagnosticare precocemente il tumore dell’ovaio e definire cure più mirate. In base agli ultimi dati Aiom-Airtum, in Italia ogni anno si stimano 5.200 nuove diagnosi e 3.200 decessi, con una sopravvivenza del 43% a 5 anni dalla diagnosi. Numeri ancora critici, dato che, nell’80% dei casi, a causa della asintomaticità il tumore all’ovaio viene diagnosticato tardivamente, in stato già avanzato. Di qui la sfida di identificarlo prima e individuarne le diverse tipologie per una cura più efficace. Tra i recenti farmaci disponibili si stanno rivelando molto interessanti i Parp-inibitori, che contrastano i meccanismi di riparazione del Dna delle cellule neoplastiche dell’ovaio.
«Questi farmaci si sono già rivelati particolarmente efficaci in pazienti affette da mutazioni nei geni Brca1 e 2, ma recenti studi, a cui abbiamo contribuito in Humanitas, dimostrano il loro potenziale anche in altre pazienti il cui carcinoma presenta difetti nel meccanismo di riparazione del Dna», spiega il professor Maurizio D’Incalci, responsabile del laboratorio di Farmacologia antitumorale di Humanitas e docente di Humanitas University. «In oltre la metà dei casi di questo tipo i Parp-inibitori hanno dato buoni risultati come terapia di mantenimento, avviata dopo la chemioterapia». Per stratificare quindi le pazienti e individuare quelle che potrebbero ottenere beneficio dai nuovi farmaci i ricercatori stanno lavorando alla messa a punto della biopsia liquida, metodica poco invasiva e a basso costo, già in uso per altri tipi di tumore. «L’obiettivo del nostro progetto è quello di rilevare nel plasma del sangue, anziché nei tessuti tumorali, elementi che aiutino a capire se una paziente sta rispondendo positivamente alla terapia o se è necessario scegliere un’altra opzione terapeutica», continua D’Incalci.
«Secondo i nostri dati preliminari questo protocollo permetterebbe non solo di monitorare in modo più accurato la risposta alle cure ma anche di identificare il rischio di ricomparsa della malattia con un anticipo di 4-6 mesi circa rispetto alle metodiche standard, rendendo possibile agire con una terapia che contrasti la recidiva». D’Incalci e il suo gruppo di ricercatori stanno lavorando anche a progetti per una diagnosi precoce del carcinoma dell’ovaio, prima che il tumore si manifesti clinicamente. «Abbiamo già identificato la firma molecolare del tumore all’ovaio, ovvero la sua peculiare instabilità genomica, e stiamo definendo metodi per misurare questa instabilità, che ha un grande potenziale a livello diagnostico», conclude D’Incalci. A sostegno dell’attività finanziata dalla Fondazione Humanitas per la Ricerca contribuisce anche Rinascente. Per tutto aprile il 10% del ricavato degli acquisti effettuati negli spazi dei Beauty Bar di piazza Duomo a Milano e nei punti vendita di Monza e Catania sarà infatti devoluto agli studi per il contrasto del tumore all’ovaio e al seno. (riproduzione riservata)