Piccole braccia meccaniche che replicano i movimenti delle mani del chirurgo permettono oggi di asportare alcuni tumori in modo preciso ma con un approccio mini invasivo. È il caso della chirurgia robotica applicata ai tumori orofaringei che, grazie a tecniche innovative, rimuove la massa tumorale attraverso la bocca evitando interventi mutilanti che un tempo richiedevano incisioni esterne, con il vantaggio di preservare i tessuti, ridurre i danni estetici e funzionali e accorciare i tempi di degenza di circa un terzo. Dei progressi nella cura dei tumori testa-collo si parla fino al 25 giugno a Roma nel Congresso mondiale della Federazione internazionale delle Società di oncologia della testa e del collo, per la prima volta in Italia.
Questi tumori rappresentano a livello mondiale il 17% di tutte le neoplasie. Benché le cause siano molteplici, a seconda della sede dei tumori, oltre il 70% è causato da fumo e alcol. Negli ultimi 30 anni si è assistito poi a un aumento del 300% dei tumori orofaringei a causa dell’infezione da Hpv, il Papilloma virus, in particolare per i tumori della tonsilla. «Da qui l’importanza di un’arma efficace come la vaccinazione, in grado di eliminare i carcinomi Hpv correlati», spiega il presidente del Congresso, Giuseppe Spriano, responsabile dell’otorinolaringoiatria all’Irccs Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e direttore della scuola di specializzazione in otorinolaringoiatria di Humanitas University. «L’immunizzazione è raccomandata e offerta gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale dal 2008 a ragazze e ragazzi dagli 11 anni».
Per quanto riguarda le terapie, al Congresso sono presentati i risultati degli studi scientifici più recenti inerenti l’impiego di chirurgia robotica, laser, ricostruttiva, di radioterapia e oncologia medica. Oltre alla chirurgia anche la radioterapia oggi è più precisa, potente e meno tossica. «L’adroterapia utilizza radiazioni diverse da quelle tradizionali, con particelle cariche (adroni, protoni e ioni carbonio), dotate di altissima precisione e molto efficaci in tumori come quelli delle ghiandole salivari e dei seni paranasali», aggiunge Spriano. «In fase avanzata, la sopravvivenza a cinque anni si attesta intorno al 40%”, prosegue il professore. «Nei casi che presentano l’espressione della proteina Pd-l1, il trattamento farmacologico si basa sull’associazione di chemioterapia e immunoterapia. Se l’espressione di Pd-l1 è molto elevata, può bastare la sola immunoterapia. Quest’ultima, sia da sola sia in associazione con chemioterapia, offre un significativo aumento della sopravvivenza mediana che si attesta su circa 15 mesi. Vi è inoltre una percentuale di pazienti, pari a circa il 40%, che raggiungono la sopravvivenza a lungo termine. Nei pazienti che non presentano espressione di Pd-l1, il trattamento si basa solo sulla chemioterapia, che è meglio tollerata rispetto al passato e più personalizzata». (riproduzione riservata)